mercoledì, 30 Settembre, 2020

Cig: riscossione pagamenti allo sportello postale. Fase 2: tornano al lavoro più over 50 che giovani

0

Lavoro
PRECISAZIONI INAIL SU INFORTUNI E CORONAVIRUS

Quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus era stato detto che, per tutelare i lavoratori e il loro diritto alla retribuzione, il contagio doveva essere considerato al pari della malattia: chi si assentava, quindi, aveva titolo agli stessi trattamenti spettanti nel caso di assenza per malattia. In merito alla questione, però, l’Inail ha voluto rendere noti alcuni chiarimenti, spiegando che, a livello assicurativo, a chi contrae il Coronavirus sul posto di lavoro non va conosciuta la malattia. Il contagio da Covid-19, infatti, va considerato alla stessa stregua di un infortunio.
L’Inail in particolare precisa: al lavoratore che ha contratto il Coronavirus non va riconosciuta la malattia ma l’infortunio.
Attenzione, al fine di evitare qualsiasi tipo di fraintendimento, va specificato subito che quando l’inail parla di riconoscimento di infortunio per Coronavirus si riferisce ad un tipo di contagio preciso, ovvero quello avvenuto sul luogo di lavoro.
Come ha dichiarato Franco Bettoni, presidente dell’Istituto, “le malattie virali come il Covid-19 sono una causa violenta di malattia e pertanto sono riconosciute come infortunio”. Il lavoratore che ha contratto il virus ed è interessato a sapere se gli verrà riconosciuto uno specifico trattamento dovrà, pertanto, valutare la sua situazione cercando di capire se la stessa può essere considerata simile a un infortunio sul lavoro.
Bettoni, inoltre, ha puntualizzato che: “Se una persona ha contratto il virus sul lavoro e poi è deceduta sarà considerata a tutti gli effetti una vittima sul lavoro“. E ai familiari verranno riconosciute tutte le tutele del caso.
Infortunio sul lavoro e prestazione spettante
A tale proposito, ricordiamo che, come riporta l’Inail sul suo sito web, in caso di infortunio sul lavoro “l’assicurazione obbligatoria copre ogni incidente avvenuto per ‘causa violenta in occasione di lavoro dal quale derivi la morte, l’inabilità permanente o l’inabilità assoluta temporanea per più di tre giorni. Si differenzia dalla malattia professionale poiché l’evento scatenante è improvviso e violento, mentre nel primo caso le cause sono lente e diluite nel tempo”.
Giova al riguardo chiarire che per “occasione di lavoro” non deve intendersi “in occasione dello svolgimento dell’attività lavorativa” o “durante l’orario di lavoro”. È un concetto infatti che racchiude tutte le situazioni ricollocabili al lavoro: “non è sufficiente, quindi, che l’evento avvenga durante il lavoro ma che si verifichi per il lavoro”.
Va da sé, dunque, che sono esclusi dalla tutela assicurativa Inail gli infortuni conseguenti ad un comportamento estraneo al lavoro: chi ha contratto il Coronavirus per motivi che non hanno a che fare con l’espletamento della propria professione, quindi, non potrà denunciare l’infortunio.

Inps
CIG: RISCOSSIONE PAGAMENTI ALLO SPORTELLO POSTALE

Nella fase di liquidazione delle prestazioni di integrazione salariale a pagamento diretto (Cigo/Aso/Cigd/Cisoa), la corresponsione con accredito su conto corrente non può andare a buon fine
nei casi in cui il codice fiscale del beneficiario della prestazione non corrisponda al codice fiscale del titolare dello strumento di riscossione (conto corrente, carta ricaricabile), cui si riferisce l’ Iban indicato dal datore di lavoro nella domanda di liquidazione delle prestazioni (flussi Sr41/Sr100/SR63) o anche
nei casi di coordinate bancarie che risultano errate per la presenza di codici Abi/Cab allo stato non censiti o non più in uso.
Per rendere disponibili ai lavoratori le somme dell’integrazione salariale nel più breve tempo possibile, con il messaggio n. 1904 l’Istituto ha disposto in questi casi il pagamento con bonifico domiciliato, che il lavoratore può riscuotere presso qualunque Ufficio postale presentando la comunicazione con gli estremi del bonifico inviata da Poste italiane, il codice fiscale e un documento di riconoscimento in corso di validità. Se il lavoratore non riceve a breve la comunicazione inviatagli con servizio Poste Italiane, può comunque recarsi a riscuotere l’importo, presentando allo sportello postale la stampa del riepilogo di pagamenti eseguiti e, nel caso abbia beneficiato di più prestazioni nell’anno in corso, il report di stampa del dettaglio prestazioni in pagamento 2020. E’ possibile effettuare le stampe, accedendo alla sezione Riepilogo pagamenti del fascicolo previdenziale del Cittadino, autenticandosi con codice fiscale e (Pin dispositivo o Spid o Cie o Cns) e seguendo le istruzioni del Tutorial.

Cig Inps
PAGAMENTI PIU’ VELOCI ANCHE CON IBAN ERRATI

Le prestazioni di integrazione salariale a pagamento diretto, Cassa integrazione ordinaria, Assegno ordinario, Cassa integrazione in deroga e Cassa integrazione speciale operai agricoli (Cigo,Aso,Cigd,Cisoa),saranno pagate con bonifico domiciliato presso Poste Italiane nel caso in cui l’Iban comunicato con la domanda non sia esatto. È quanto deciso dall’Istituto per velocizzare i pagamenti di Cigo, Aso, Cigde, Cisoa quando l’Iban indicato dal datore di lavoro nella domanda non è corretto perché il codice fiscale del beneficiario della prestazione non corrisponde a quello del titolare del conto corrente o carta ricaricabile, oppure quando le coordinate bancarie sono formulate in modo errato. Si tratta di errori che determinano ritardi nel pagamento della prestazione, perché comportano la necessità di variare la domanda già presentata. In questi casi, infatti, occorre richiedere all’azienda o all’intermediario della stessa la correzione, e spesso è necessario contattare nuovamente il lavoratore per rettificare i dati originariamente forniti. Nella situazione emergenziale in atto, in considerazione della necessità di rendere disponibili al lavoratore le somme dell’integrazione salariale nel più breve tempo possibile, in presenza di inesattezze nell’indicazione dell’Iban, il pagamento verrà effettuato senza la sua correzione, mediante bonifico domiciliato. Una volta disposto il bonifico, il lavoratore riceverà un sms di notifica del pagamento e poi la comunicazione di liquidazione inviata da Postel al suo indirizzo di residenza o domicilio. Con la comunicazione il beneficiario potrà recarsi a riscuotere l’integrazione salariale presso qualsiasi ufficio postale del territorio nazionale con un proprio valido documento di identità e un documento attestante il codice fiscale

Fase 2
AL LAVORO PIU’ OVER 50 CHE GIOVANI

Over 50, uomini, lavoratori dipendenti nel Nord Italia. E’ l’identikit di una grossa fetta dei 4,4 milioni di italiani che dal 4 maggio, secondo quanto stabilito dal Dpcm del 26 aprile, hanno ripreso la propria attività lavorativa mentre 2,7 milioni continueranno a restare a casa in attesa di successive misure governative. A tracciarlo la nuova indagine della Fondazione studi consulenti del lavoro ‘Ritorno al lavoro per 4,4 milioni di italiani. Al Nord prima che al Sud, anziani più dei giovani’, che approfondisce appunto le caratteristiche di chi da lunedì scorso ha ripreso a lavorare.
Secondo la ricerca dei consulenti del lavoro, realizzata a partire dai microdati delle Forze Lavoro Istat, su 100 rimasti a casa per effetto dei provvedimenti di sospensione delle attività, ben il 62,2% è potuto tornare al lavoro. La ripresa però avrà effetti inattesi. Ha infatti coinvolto soprattutto lavoratori over 50, rispetto ai giovani, ed ha interessato maggiormente il Nord Italia, più esposto al contagio in questi due mesi di emergenza da Covid-19, e ha favorito i lavoratori dipendenti a discapito degli autonomi. La ripresa, sottolineano i consulenti del lavoro, ha coinvolto principalmente i lavoratori dell’industria, dove l’attività può ritornare a pieno regime (100% dei settori riaperti): su 100 lavoratori che sono rientrai al lavoro il 60,7% lavora nel settore manifatturiero; il 15,1% nelle costruzioni; il 12,7% nel commercio e l’11,4% in altre attività di servizio.
E a tornare al lavoro è stata soprattutto la componente maschile, più presente in questo comparto. Sono, difatti, 3,3 milioni gli uomini che sono rientrati al lavoro (il 74,8% del totale), mentre sono “solo” 1,1 milioni le donne (25,2%). In generale, sono prevalentemente lavoratori dipendenti (3,5 mln, pari al 79,4% di chi ha ripreso a lavorare) mentre gli autonomi (il restante 20,6%) dovranno ancora aspettare: soltanto il 49% di quanti sono stati interessati dai provvedimenti di sospensione ha potuto riaprire già dal 4 maggio.
E tra i paradossi legati alla riapertura delle attività produttive prevista dalla Fase 2, nonostante il dibattito nazionale sull’opportunità di prevedere rientri differenziati per tutelare maggiormente la popolazione più adulta, c’è l’aspetto legato all’età dei lavoratori coinvolti. Gli over 50 hanno ripreso a lavorare prima dei giovani. Su 100 occupati in settori ‘sospesi’, a rientrare sono stati il 68,7% dei 50-59enni; il 67,1% dei 40-49enni; il 59% dei 30-39 anni e il 48,8% degli under 30. Alta anche la percentuale degli over 60 (pari al 60,1% di quanti sono rimasti a casa per effetto del blocco delle attività).
Secondo la ricerca dei consulenti del lavoro, anche la ‘settorialità’ delle aperture delinea un quadro non coerente rispetto alla diffusione della pandemia. La ripresa, infatti, si è concentrata proprio nelle aree più interessate dal virus: a fronte di 2,8 milioni di lavoratori al Nord Italia, sono 812 mila al Centro e 822 mila al Sud gli occupati che sono ritornati al lavoro.
Tra le regioni interessate: Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Marche e Lombardia, dove il tasso di rientro oscilla intorno al 69%; di contro in Val d’Aosta (49,3%), Lazio (46,7%), Sicilia (43,4%), Calabria (42,5%) e Sardegna (39,2%), la ripresa ha coinvolto meno di un lavoratore su due tra quelli “sospesi”.
Ovviamente la riapertura dei settori non comporta necessariamente la presenza in sede dei lavoratori, ma seguendo le indicazioni ribadite negli stessi ultimi provvedimenti governativi, bisogna promuovere il più possibile il lavoro agile.
Da questo punto di vista, tuttavia, l’indagine evidenzia come solo nel 36,6% dei casi i lavoratori chiamati a riprendere le proprie attività possono farlo in smart working; mentre la maggior parte (63,4%), per le caratteristiche del proprio lavoro, non può che farlo in sede.

Carlo Pareto

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply