giovedì, 4 Marzo, 2021
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Cile, cinquant’anni fa l’elezione di Salvador Allende

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Cinquant’anni fa, il tre novembre 1970, Salvador Allende veniva eletto Presidente del Cile, il primo socialista dell’America Latina eletto democraticamente. Guidò la Repubblica sudamericano fino all’11 settembre del 1973 quando, per un colpo di stato dell’esercito, il generale Augusto Pinochet, con l’appoggio sotterraneo degli Usa, prese il potere e iniziò una lunga pagina di dittatura rovesciando gli equilibri democratici e tentando di farsi legittimare da una nuova Costituzione. Poco più di una settimana fa il popolo cileno in un referendum storico, con una maggioranza schiacciante, il 78,2% ha deciso di abolire quella Costituzione e di cancellare una pagina nera per il Paese. I cileni hanno anche votato che la nuova Assemblea costituente, che dovrà produrre il nuovo testo costituzionale, dovrà essere formata da nuovi eletti, metà uomini e metà donne, per individuare i quali saranno convocate apposite elezioni senza dover ricorrere ai parlamentari attuali, il che avrebbe favorito il blocco di centro destra. Questo risultato è stato raggiunto grazie alle lotte e all’azione di quel movimento di protesta, studentesco e della società civile che negli ultimi dieci anni si è battuto contro le disuguaglianze e le sperequazioni sociali.

 

Nonostante la crisi sanitaria provocato dalla pandemia da coronavirus che ha provocato mezzo milione di contagi e oltre 13.000 morti, i cileni hanno deciso di voltare pagina abolendo le norme che avevano legittimato la dittatura con un impostazione liberista che aveva portato alla completa privatizzazione dei beni pubblici, a enormi differenze economiche tra ricchi e poveri e all’instaurazione di uno stato di polizia che aveva fatto della tortura uno degli aspetti dominanti. Certamente il processo rinnovato è appena all’inizio ed è presumibile che di dovrà attendere fino al 2022 per dotarsi di un nuovo fondamentale strumento costituzionale ma il primo traguardo fondamentale è stato raggiunto. Con questo risultato dovrà fare i conti anche Sebastian Pinera, l’imprenditore di destra moderata dal 2018 Presidente del Cile, alle prese con una situazione non facile determinata dalle proteste popolari e studentesche per arginare le quali non ha esitato a usare in modo repressivo le forze dell’ordine e facendo tornare alla mente metodi antidemocratici che tutti credevano superati. Con un Governo che proprio nei giorni scorsi ha preso atto delle dimissioni del Ministro dell’Interno Victor Perez, dimissioni che sono arrivate in seguito al voto positivo della Camera per la sua incriminazione da parte della magistratura proprio per la sua condotta, non corretta, in vari episodi delle proteste popolari. Un quadro generale non rassicurante quello che contrassegna il Cile nel quale comunque è stata scritta, con il referendum che ha abolito la Costituzione voluta da Pinochet, una pagina che ne condizionerà il futuro. Come no ricordare in questo momento la vicinanza dei socialisti italiani al popolo cileno negli anni difficili della dittatura. Come non ricordare l omaggio che Bettino Craxi volle fare , sfidando il regime dei militari, a Salvador Allende recandosi sulla sua tomba nel 1973. Come non ricordare l’ aiuto che li leader socialista italiano diede ai fuoriusciti e agli oppositori cileni che lottavano per il ripristino della democrazia e della libertà. Il popolo cileno non lo ha certo dimenticato e il nome e la figura di Bettino Craxi vengono ancora oggi ricordati con commozione e ammirazione.

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