martedì, 19 Novembre, 2019

Fernando Ugarte: “Restituire al popolo cileno la sua dignità”

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Ancora centinaia di migliaia di persone, in questi ultimi giorni, si sono mobilitate in Cile per chiedere le dimissioni del presidente Pinera ed eleggere un’assemblea costituente. Lo Stato continua a reagire con brutali repressioni; mentre anche I collettivi femministi hanno denunciato la sparizione di un gruppo di donne, attiviste, che sarebbero scomparse nella giornata del 18 ottobre. Come se non bastasse, la sera di lunedì 4 novembre, è stata registrata una scossa sismica di magnitudo pari a 6,0: il sisma ha avuto come epicentro la costa centrale del Paese, vicino Santiago (dove alcuni palazzi sono oscillati),a 28 km. da Illapel, con ipocentro pari a 49 km., e secondo le prime informazioni,. non sembra var prodotto danni a persone o cose ( diversamente da quello del 2010, che causò centinaia di morti).

Da circa 20 giorni, anche il Paese che negli ultimi anni sembrava davvero il Libano del Sudamerica (il Libano dei tempi d’oro, chiaramente, ante 1975), cioè un’isola felice,caratterizzata da democrazia nuovamente salda dopo il quindicennio di Pinochet, sviluppo economico (al 5,5%, in media, negli anni della prima presidenza Pinera, 2010-2013), inflazione bassa (dopo le cifre iperboliche dei primi anni di dittatura), disoccupazione in media al 6%, si è aggiunto ai tanti di un subcontinente in eterna ebollizione. Ecuador, Venezuela (con l’ interminabile duello Maduro-Guaidò), Bolivia (col contrasto tra il rieletto Morales e il suo sfidante), Uruguay, e i giganti Argentina (pur con l’uscita di scena dell’ultraliberale Macrì. ora sostituito dal nuovo presidente, il peronista “kircheriano” Fernandez) e Brasile sempre in fermento; dal 18 ottobre anche il Cile sta vivendo delle convulsioni che non sembrano ancora preludere a una “Primavera”.

Per capire meglio la situazione cilena, ascoltiamo Fernando Ugarte, cantautore già esponente di spicco della “Nueva cancion chilena”, autore di poesie e racconti, già sacerdote cattolico: che, dopo aver vissuto in pieno il clima del governo di “Unidad Popular” (partecipando, tra l’ altro, al Secondo festival della Nueva cancion nel 1970, anno dell’elezione di Salvador Allende), dallì’autunno del ’73, all’indomani del golpe di Santiago, vive a Roma.

Fernando Ugarte, anzitutto è pensabile un parallelismo stretto tra quel che accadde in Cile dall’ 11 settembre 1973 e quello che sta accadendo ora?
.La situazione creatasi in questi ultimi 20 giorni non è quella del golpe di Pinochet contro il presidente Allende: io vissi in prima persona quei fatti, insieme al mio caro amico e collega Victor Jara (il cantautore e regista teatrale militante comunista, Ambasciatore culturale del governo Allende, poi assassinato dai militari dopo le torture subite nella detenzione alla famigerata “Università tecnica”: per la cui morte, al processo celebrato nel 2016 – ’18, sono state condannate 9 persone, N.d.R.). Partecipai,. in quei giorni, a varie azioni di resistenza: poi, col precipitare della situazione (i golpisti erano stati anche a casa mia), in autunno, dopo aver a lungo trovato rifugio nell’ ambasciata italiana di Santiago ( che diede asilo a parecchi oppositori della dittatura), decisi di lasciare il Cile coi miei familiari, e arrivai a Roma. Ma, oltre agli eccessi repressivi cui stiamo assistendo( anche se ora, lo stato d’assedio a Santiago è stato temporaneamente revocato), una parziale analogia coi golpisti del ’73 c’è per quanto riguarda l’ incapacità dell’attuale classe politica di capire i veri bisogni dei popolo cileno.

Cioè?
Quando l’attuale ministro dell’ Economia del mio Paese, dinanzi alle proteste popolari per l’ inflazione di nuovo galoppante, anche per quanto riguarda i generi di prima necessità, consiglia ai cileni di comprare i fiori, che costano poco, questo rappresenta veramente il termometro della situazione. Aggiungiamo il presidente Pinera che, in questi stessi giorni, viene ripreso dai fotografi mentre va tranquillamente in pizzeria a festeggiare il compleanno d’un familiare, e abbiamo il quadro completo.

Cosa manca, agli uomini che oggi governano il Cile?
Manca la capacità di mettersi nei panni della gente comune, di ascoltare le loro richieste,e di provare almeno a ridurre l’enorme distanza che oggi la separa dalla classe politica, dai gruppi di potere che trafficano con le multinazionali, dalle banche che non aiutano i cittadini. I cileni oggi si sentono traditi, e feriti nella loro dignità nazionale e nella loro autostima. Per questo, è bastato il semplice aumento dei prezzi dei trasporti pubblici a Santiago, venti giorni fa, a far esplodere un fuoco che da anni covava sotto la cenere.,

Ma come si è arrivati a tutto questo?
Facciamo un passo indietro. Prima del golpe del ’73, il Cile aveva un’economia basata su industrie importanti (tessile,. ad esempio), un’ agricoltura sviluppata, un fiorente artigianato (cuoio, legno, ecc…). Dopo, è iniziata la svendita vera e propria: con la cessione, tra l’altro, dell’esclusiva di determinate produzioni (come alcuni frutti di mare)o, addirittura, di risorse naturali ( come l’humus e il legno pregiato di certi boschi) a grandi gruppi giapponesi e cinesi. Dopo la fine della dittatura. sono arrivati nel Paese anche forti capitali spagnoli, che si sono impadroniti persino di servizi essenziali come l’acqua e i telefoni pubblici: sostituendosi alle vecchie compagnie USA. Insomma, oggi in Cile ci troviamo in una situazione coloniale non siamo più padroni della nostra economia.

C’è un’analogia, direi, anche con l’ Argentina degli anni ’90, quando il presidente Carlos Menem avviò una privatizzazione selvaggia delle aziende pubbliche che gradualmente ha portato il Paese sul lastrico: scatenando così la grande rivolta popolare dei primi anni Duemila (e rabbrividisco pensando all’ Italia, con le privatizzazioni d’assalto in corso, almeno da metà anni ’90…!)…
Esatto: mentre c’è anche, purtroppo, una parziale analogia col Messico di oggi, perchè in Cile, negli ultimi anni, si è creata una rete internazionale di collusioni tra multinazionali egemoni, classe politica, grande capitale e narcotraffico.

Quali forze, in Cile, possono opporsi realmente a questa situazione? Le gerarchie cattoliche? Le correnti di Teologia della Liberazione, che anche nel vostro Paese hanno una tradizione illustre?E’ importante, ovviamente, che il Papa parli di ecologia, ad esempio, e soprattutto ricordi che Dio – come alcuni vorrebbero – non può essere misericordioso coi criminali; io, poi, conobbi personalmente Bergoglio anni fa, a una Conferenza episcopale latino-americana a Medellin, in Colombia, e vorrei incontrarlo, per parlare di temi scottanti (pedofilia nella Chiesa, anzitutto). Penso che lui voglia sinceramente combattere tutti questi mali, ma che sia bloccato da gruppi di potere e correnti contrarie. Il fatto è che la Chiesa, nel suo complesso,date le corresponsabilità forti accumulate nel tempo in vari di questi fenomeni, non è troppo credibile come forza di opposizione: questo anche se molti preti cattolici ,in Cile, in Amazzonia e tante altre zone dell’ America Latina, sono ogni giorno in prima fila nel combattere tante ingiustizie, spesso rischiando la vita.

E l ‘Italia? A Suo giudizio, il nostro Paese -che negli anni della dittatura aiutò tanti oppositori – cosa può fare oggi, per il Cile?
Direi che voi italiani, ora, anzitutto dovete chiarirvi le idee sul futuro della vostra politica… ironia a parte, l’Italia può svolgere anche ora un ruolo importante per il nostro Paese, soprattutto premendo su ONU e sue agenzie specializzate, per discutere concretamente di problemi. – come il saccheggio dell’ambiente e, ad esempio, il danneggiamento delle nostre coste per l’installazione di enormi allevamenti intensivi di salmoni .- che non riguardano più solo il Cile, ma si ripercuotono su tutto il mondo.

Fabrizio Federici

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