domenica, 31 Maggio, 2020

Cile, proteste contro Pinera, il liberismo ha i giorni contati

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Tempi duri per la ricetta liberista di Sebastian Pinera, Presidente del Cile e imprenditore che dopo la sua elezione nel 2018, aveva promesso di rilanciare l’economia privatizzando e tagliando l’intervento pubblico. Dopo le manifestazioni di protesta dello scorso ottobre che avevano visto migliaia di cileni scendere in piazza in seguito all’aumento, poi revocato, dei prezzi dei trasporti pubblici e la cui dura repressione aveva causato parecchie vittime e centinaia di arresti, nei giorni scorsi la gente è di nuovo scesa in piazza a Santiago e nei dintorni della capitale. Non è stata una reazione negativa all’interruzione della fase 2, che aveva allentato le misure di sicurezza prese in seguito al contagio del coronavirus, così come hanno cercato di spiegare alcuni commenti governativi. E’ stata invece una clamorosa protesta contro la povertà che ha coinvolto sempre più cittadini e che è arrivata al saccheggio di molti negozi e supermercati. In Cile le distanze tra le persone benestanti e le masse popolari aumentano progressivamente e il malcontento contro Pinera sta crescendo di giorno in giorno. L’economia, che si basa ancora sostanzialmente sulla produzione di rame, è in crisi profonda e il prodotto interno lordo è precipitato a metà delle previsioni. Ciò anche a causa dell infezione che ha fatto del Cile il quarto Paese sudamericano più colpito dal virus e le misure restrittive inevitabilmente prese che hanno provocato il blocco dell’attività economica. Pinera si è accorto del dilagare del malcontento e ha cercato di porvi rimedio promettendo alcune misure di tipo assistenzialistico che nulla hanno a che vedere con la filosofia liberista che ha ispirato la sua azione di Governo. Ad aprile ha promesso la concessione di un bonus per le famiglie in difficoltà economiche. Di recente ha preannunciato la distribuzione di pacchi alimentare per i più indigenti. Peccato che aldilà degli annunci di concreto non di sia visto ancora nulla. Intanto il referendum previsto per il 26 aprile che doveva approvare la nuova Costituzione al posto di quella imposta dal regime di Pinochet, causa i problemi che il virus avrebbe portato per una partecipazione massiccia, è stato rinviato a ottobre. Ma nel frattempo si continua a combattere l’opposizione interna con metodi che ricordano quelli del passato regime dittatoriale che spodestò con la violenza il socialista Salvador Allende eletto democraticamente. Nelle strade di Santiago i carabineros attaccano con le armi e incerano i giovani di Primera Linea che protestano contro Pinera. L’ubriacatura liberista che ha investito negli ultimi anni il Sud America è già finita in Argentina mentre in Cile e in Brasile sembra avviata sul viale del tramonto. Pinera può ancora contare sull’appoggio delle ristrette classi benestanti e forse sull’esercito ma ha perso il consenso di quel popolo che solo due anni fa lo aveva premiato nelle elezioni.

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