martedì, 29 Settembre, 2020

50 anni di Diritti. Lo Statuto dei Lavoratori ha mezzo secolo

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Il 20 maggio del 1970 la Camera dei deputati approvava in via definitiva la legge 300, passata alla storia come lo Statuto dei lavoratori, progetto avviato dal ministro socialista del Lavoro Brodolini e concluso dal ministro democristiano Donat Cattin con la preziosa consulenza del giuslavorista Gino Giugni. Lo Statuto, aveva iniziato l’iter legislativo al Senato.  In via definitiva il provvedimento venne approvato dalla Camera con 217 voti a favore (la maggioranza di centro sinistra – DC, PSI e PSDI unificati nel PSU, PRI – con l’aggiunta del PLI, al tempo all’opposizione); si orientarono per l’astensione PCI, PSIUP e MSI. Qui di seguito gli interventi di Enzo Maraio, segretario nazionale Psi, Giorgio Benvenuto, Pierpaolo Bombardieri e Ivana Veronese.

 

Lo Statuto di Brodolini. La visione e l’attualità – Enzo Maraio

Come tutti i momenti decisivi della storia, che ne cambiano il corso e segnano un punto di svolta, lo statuto dei lavoratori ha visto la luce dopo un periodo di gestazione lungo e travagliato. Oggi rimane il più ampio quadro normativo nel nostro Paese in materia di diritti sul lavoro. Un tempo segnato dalle rivolte del ’68 e l’inizio degli anni del terrorismo.
Un passo indietro per capirne gli sviluppi: a partire dalle proteste popolari contro il Governo Tambroni, nel giugno del 1960, il quadro generale dell’Italia cambia velocemente e gli equilibri politici conoscono un’evoluzione con la nascita dei governi di centro-sinistra a partire dal 1962. Nasce il primo Governo Moro che mette tra le priorità, nel primo discorso alle Camere, proprio il lavoro.
Nel ’66 si avvia il processo legislativo di tutele dei lavoratori con l’approvazione della legge 604 sui licenziamenti, che prevede la giusta causa e l’obbligo di un indennizzo monetario, non quello della riassunzione, in caso di licenziamento ingiustificato. Con lo scoppiare delle rivolte del ’68 si riaccende il dibattito sullo Statuto dei lavoratori e l’allora Ministro del Lavoro, il socialista e padre dello Statuto dei Lavoratori, Giacomo Brodolini, annuncia un disegno di legge per varare lo Statuto che verrà approvato in via definitiva il 20 maggio del 1970. Uno statuto giovane e che a 50 anni dalla sua approvazione dimostra ancora tutta la sua dirompente attualità. Le sue norme cardine e i principi non sono stati mai sorpassati. Ciò dimostra come lo Statuto abbia affrontato temi che al tempo potevano sembrare ostici ma oggi ci consegnano tratti di straordinaria attualità: si pensi, ad esempio, all’art. 4 e al divieto di controlli a distanza con strumenti tecnologici. Garantire dignità, libertà e tutele erano e sono i punti cardine di quel prezioso documento.

Sono passati 50 anni da quel 20 maggio 1970: una data storica per tutti i lavoratori italiani rappresentati, per la prima volta, da uno Statuto. La legge 300 introdusse allora le norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e della sua attività nei luoghi di lavoro, sulla sicurezza e sul collocamento. Dopo la Costituzione, lo Statuto dei lavoratori rappresenta la fonte normativa più importante nell’ordinamento italiano. E oggi, dopo mezzo secolo, durante il quale il mondo del lavoro ha attraversato radicali trasformazioni, molti dei problemi e delle lotte di allora da parte di lavoratori e sindacati sono ancora di stringente attualità. Soprattutto con la pandemia che ha portato sul tavolo con prepotenza il tema dello smart working, della sicurezza sul lavoro, dell’ambiente, del gender gap, e più in generale dei diritti di ogni lavoratore. Oggi ricordiamo quei giorni proiettandoli nel futuro con dei contributi speciali sul nostro Avanti!online. Il Partito Socialista sarà sempre al fianco del sindacato, a sostegno e a difesa dei lavoratori. Nel nome della nostra storia. Per il nostro futuro.

 

 

Lo Statuto dei lavoratori – Giorgio Benvenuto

L’idea di uno “Statuto dei lavoratori” nasce nel primo dopoguerra nel 1919.
Ne parla per la prima volta Filippo Turati nel discorso che fa in Parlamento “Rifare l’Italia” nel quale propone una alleanza con il Partito popolare per dare uno sbocco riformista alla crisi che travolge il Paese che si trova a fronteggiare le spinte rivoluzionarie (“Fare i Soviet in Italia, come in Russia) e le violenze crescenti dei fascisti.
Ne parla anche Bruno Buozzi, segretario generale della Fiom, che riesce a dare uno sbocco riformista all’occupazione delle fabbriche, con il riconoscimento delle 48 ore di lavoro, con l’affermazione dei diritti dei lavoratori e dei sindacati, con la formulazione di un disegno di legge che stabilisce la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle aziende.
I due progetti, quello politico e quello sindacale, non hanno successo. Le divisioni sindacali, la frantumazione del Psi, la prevalenza dei movimenti massimalisti e rivoluzionari sono alla base della affermazione brutale, violenta, dispotica del fascismo. (Continua a leggere)

 

Un esempio di riformismo – di Pierpaolo Bombardieri

Recanati non è soltanto terra di poesia, ma anche di conquiste di diritti. Infatti, se è nota per aver dato i natali a Giacomo Leopardi, lì vi riposa il principale ispiratore dello Statuto dei Lavoratori, Giacomo Brodolini. L’ex Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale si spense prima dell’approvazione della Legge 300 e, dunque, ricordarlo in cima ai protagonisti è, almeno, doveroso. La legge 300, come si sa, porta la firma del giuslavorista Gino Giugni, la cui strada fu tracciata già nel suo percorso di studi che si intrecciò con la figura di un altro gigante del diritto, anch’egli un illustre socialista, Giuliano Vassalli, con cui discusse la tesi “Dal delitto di coalizione al diritto di sciopero”. Evidenziare i nomi ed i volti che hanno segnato una rivoluzione copernicana come la nascita dello Statuto dei lavoratori significa trasmettere ai “Millennials” e alla “generazione Z”, quella dei nativi digitali, icone virtuose, eroi da fissare nella memoria. (Continua a leggere)

 

Per un nuovo modello di sviluppo – di Ivana Veronese
L’immagine che tutti abbiamo negli occhi quando pensiamo allo Statuto dei lavoratori è la prima pagina dell’Avanti di quel giorno: il 20 maggio 1970. Il glorioso giornale socialista non soltanto dava la notizia della sua approvazione ma rivendicava il grande impegno nelle aule parlamentari di Giacomo Brodolini, il “compagno Giacomo Brodolini”.

Arrivò a coronamento delle agitazioni e del fermento degli Anni ’60 – gli anni delle fabbriche occupate, della ripresa della contrattazione, del ’68 italiano e francese, degli studenti in piazza e del loro rapporto con la classe operaia. Anni di grande mobilitazione, attraversati da un profondo impulso riformista.

Gli anniversari e le commemorazioni servono a mantenere viva la memoria di qualcosa, o qualcuno, di importante. Ma servono, soprattutto, a mettere a sistema bilanci e valutazioni di quanto fatto nel tempo intercorso dall’evento o dalla persona che si intende celebrare e a tratteggiare l’azione futura. Che dovrà essere più consapevole, più efficace, più utile agli individui e alla collettività. In una parola, migliore. (Continua a leggere)

 

Lo statuto dei lavoratori, un convegno al CNEL

A cinquant’anni dall’emanazione dello Statuto dei lavoratori, si parla della sua validità strutturale.
Se ne è parlato anche ieri in un convegno del CNEL trasmesso in videoconferenza. Al convegno dal titolo “Statuto dei Lavoratori e Futuro delle Relazioni di Lavoro”, sono intervenuti il presidente del Cnel, Tiziano Treu, con relatori i giuslavoristi Franco Liso (Università La Sapienza – Roma), Mariella Magnani (Università di Pavia) e Riccardo Del Punta (Università di Firenze).
Poi ci sono stati gli interventi programmati di Silvia Ciucciovino, Claudio Lucifora, Michele Faioli, Elio Catania e Gianna Fracassi, i primi tre in qualità di consiglieri ed infine i due vice presidenti del Cnel. (Continua a leggere)

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