sabato, 11 Luglio, 2020

Clima e mancanza di ordinaria manutenzione

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In Italia, dove tutto è straordinario grazie all’ingegno delle persone, abbiamo perso però l’abitudine del quotidiano. Infatti, la modernità sembra che ci abbia fatto dimenticare la semplicità di affrontare la vita di tutti i giorni; mi riferisco a quelle cose che davvero sono fondamentali per godere appieno delle bellezze di cui siamo circondati.
Il problema è che l’abitudine ci fa perdere di vista quello che diamo per scontato, come se fare le cose spettasse sempre a qualcun altro e non a noi, responsabilità incluse: “io non c’ero e se c’ero dormivo”.

Eppure, grazie alla digitalizzazione sono decenni che apprendiamo le notizie in tempo reale, come le tragedie provocate dai terremoti, dai ponti che crollano, dall’acqua alta a Venezia e i continui smottamenti dei terreni abbandonati. Ecco, questi disastri, quando accadono, li releghiamo alla straordinaria manutenzione che, proprio perché straordinaria, tenta di porvi rimedio, pescando qua e là tra i Commissari amici di amici, sempre dopo che i disastri sono avvenuti, dopo che le persone hanno perso la vita.

Spesso sentiamo dire che le cose sono sempre successe, ma soprattutto ascoltiamo quelle cassandre invasate lamentarsi che la responsabilità dei drammatici eventi naturali, è da attribuire ai cambiamenti climatici provocati dalla scelleratezza dell’uomo. In parte è vero, ma non in maniere determinante.

In Italia, a causa della morfologia del terreno, le persone che abitano i borghi e i piccoli paesi da millenni una volta monitoravano d’abitudine la situazione del loro territorio attraverso una costante e conveniente (sotto il profilo dei costi) ordinaria manutenzione, proprio perché si rendevano conto della fragilità della bellezza. L’Italia è come una cristalleria che ha bisogno di essere spolverata giorno per giorno; altro è farla pulire quando è ridotta un lerciume da uno squadrone miliare armato di pulitrici come carri armati.

Oggi pensiamo che tutto ci sia dovuto, di essere diventati supereroi col telefonino in mano dal quale ordiniamo al forno di casa di accendersi, mentre stiamo rientrando da una gita fuori porta. Quando andiamo al mare ci sentiamo più potenti perfino del Dio Nettuno, quando siamo in mezzo al mare tempestoso, perché con un click riusciamo a comunicare la nostra esatta posizione, affinché qualcuno ci venga subito a prelevare. Un Paese però è un’altra cosa, non lo puoi salvare mentre si stacca una valanga dalla montagna o esonda l’Arno a Firenze. I paesaggi e le opere d’arte che possediamo sono più fragili di una farfalla, vanno curati e preservati dalle intemperie con una costante e metodica prevenzione, esattamente come quella che facciamo su di noi per vivere meglio e allungarci la vita.

L’ordinaria manutenzione arriva con i cavalli bianchi, rispetta la bellezza e la natura, cose volutamente dimenticate perché non producono ricchezza che si alimenta distruggendo le cose per poi ricostruirle all’infinito.

Angelo Santoro

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