giovedì, 28 Maggio, 2020

CLIMA INFAME

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Il Segretario del Psi, Enzo Maraio, su Twitter, ha scritto: “La Germania e l’Olanda stanno creando ‘un clima infame’. Lo conferma il titolo di oggi di DIEWELT. È giusta la posizione del Premier Giuseppe Conte di non cedere innanzi alle richieste assurde di Bruxelles. Tutto il debito degli Stati per l’emergenza Covid deve diventare europeo. Se in Europa viene meno il principio di solidarietà fra gli Stati – ha concluso Maraio – viene meno il principio fondamentale della sua costituzione”.

L’impasse che i ministri delle Finanze europei non sono riusciti a superare e che ha dato vita allo scontro frontale tra Italia e Olanda è legato alle condizionalità sulle linee di credito del Mes. Secondo quanto è finora emerso la situazione rimane ferma, ma Berlino avrebbe espresso la sua ‘frustrazione’ rispetto al veto dell’Aia sulle condizionalità più stringenti del Mes e questo potrebbe portare l’Olanda ad ammorbidire la sua posizione.

Sul tavolo resta la proposta francese appoggiata dall’Italia sul ‘Fondo per la ripresa’, che presuppone l’emissione di bond garantiti dal debito comune per finanziare le spese che i paesi dovranno affrontare per uscire dall’emergenza sanitaria e economica. Una menzione della proposta franco-italiana potrebbe essere inserita nel quadro dell’accordo finale con un riferimento a strumenti di finanziamento ‘innovativi’. La formulazione sarebbe sufficientemente vaga per vincere le resistenze dei ‘rigoristi’, ma la condizione è che si sblocchi il negoziato sul Mes.
Nel corso della notte il gruppo dei rigoristi si è assottigliato. L’Olanda è rimasta praticamente da sola a difendere la condizionalità in due fasi del Mes. Inutili i tentativi di mediazione e gli innumerevoli testi di compromesso proposti da Mario Centeno, Bruno Le Maire e Olaf Scholz: Olanda e Italia sono rimaste irremovibili nelle loro posizioni opposte. Il ministro delle finanze olandese, Wopke Hoekstra ha chiesto che siano i capi di Stato e di governo a decidere.

Oggi sia Olaf Scholz che Bruno Le Maire sono tornati a chiedere uno sforzo per raggiungere un compromesso. Secondo il ministro delle Finanze francese nell’ambito del pacchetto per un’intesa è indispensabile usare il Mes, senza aggiungere condizioni che potrebbero essere percepite come provocazioni da alcuni Stati membri e che non sono necessarie per attivarlo.
Francia e Germania, inoltre, sarebbero d’accordo per far figurare nel pacchetto globale un Fondo per la ripresa. Il ministro tedesco ha aggiunto che la solidarietà “deve essere organizzabile in modo veloce”, ed il Mes “non deve essere collegato ad uno scenario in cui, come dieci anni fa, arrivavano i commissari oppure una troika”. Tuttavia, il ministro alle Finanze di Berlino non menziona il Fondo per la ripresa ed aggiunge che “gli strumenti classici del bilancio Ue” bastano per la ricostruzione. Dunque, l’alleanza franco-tedesca potrebbe essere una farsa.

Il Parlamento olandese ha approvato due mozioni contro gli eurobond ed ha avvertito che alla riunione di oggi dell’Eurogruppo terrà il punto.

Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, ricordando come l’Olanda parli tanto di ‘rigore’ e ‘austerità’ ma intanto sottrae entrate fiscali all’Unione Europea, ha attaccato: “L’Olanda chiede rigore ma sottrae entrate tributarie agli altri Paesi europei. In Olanda non sono tassati dividendi e royalties generati da imprese straniere operanti in loco. Solo il 4% del reale volume d’affari risulta imponibile ai fini fiscali. L’Ue rischia l’implosione se non adotterà un metodo di cancellazione o limitazione sui propri paradisi fiscali interni. Tutto interesse dell’Olanda è interrompere questa grottesca difesa oltranzista dell’austerità”.
Il Parlamento olandese ha, infatti, approvato due risoluzioni che esortano il governo a non accettare gli Eurobond e a tenere il punto sulla condizionalità per l’utilizzo del Mes. Le mozioni, presentate rispettivamente dal partito anti-Ue Forum per la democrazia (FvD) e da una formazione trasversale di deputati, non sono vincolanti, ma danno un chiaro indirizzo politico al governo impegnato nei negoziati all’Eurogruppo in vista della ripresa dei lavori fissata per oggi alle 17, poi slittata alle 18 nel tentativo di favorire la discussione.

La prima mozione, a firma del leader della destra populista del FvD, Thierry Baudet, è stata approvata con 86 voti a favore su 150, registrando anche l’approvazione di tutti i 32 deputati del partito per la Libertà e la Democrazia (Vvd) del premier Mark Rutte. Nella prima mozione si è chiesto al governo di “non accettare mai una proposta che abbia la conseguenza diretta che i Paesi Bassi garantiranno in una certa misura il debito pubblico di un altro Stato”.  Nella seconda risoluzione, proposta da un gruppo trasversale di deputati e approvata con 88 sì (a favore anche il partito di Rutte), si è sostenuto: “In caso di necessità dovremmo mostrare solidarietà reciproca in Ue, ma sostegno aggiuntivo non significa la creazione di un’unione del debito attraverso, ad esempio, gli eurobond”. Nel testo, gli eurodeputati invitano il governo anche a tenere il punto sul rispetto delle condizionalità quando si utilizza il Mes. A L’Aia il governo di Rutte si appoggia a una coalizione formata dall’alleanza dei suoi liberal-conservatori con i partiti cristiani di Cda e Cu e i repubblicani del D66. Il Forum per la democrazia di Baudet siede in Parlamento con 2 seggi.

Il premier Giuseppe Conte ha ribadito: “Se l’Europa non si darà strumenti finanziari all’altezza della sfida, come gli Eurobond, l’Italia sarà costretta a far fronte all’emergenza e alla ripartenza con le proprie risorse. Ma le risposte nazionali rischiano di essere meno efficaci rispetto ad un’azione coordinata europea e possono mettere a repentaglio il sogno europeo. In Germania potete avere tutto lo spazio fiscale che volete ma non potrete mai pensare di affrontare un’emergenza sanitaria, economica, sociale di così devastante impatto con il vostro spazio fiscale. È nell’interesse reciproco che l’Europa batta un colpo, che sia all’altezza della sfida, altrimenti dobbiamo assolutamente abbandonare il sogno europeo e dire ognuno fa per sè ma impiegheremo il triplo, il quadruplo, il quintuplo delle risorse per uscire da questa crisi e non avremo garanzia che ce la faremo nel modo migliore, più efficace e tempestivo”.
Le posizioni di Francia e Germania spingono per trovare l’intesa, perché un fallimento è impensabile. La Francia si scaglia contro l’Olanda che blocca tutto perché contraria agli Eurobond.
La riunione tra il premier Giuseppe Conte, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, il titolare del Mef Roberto Gualtieri e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro è stata aggiornata a prima dell’inizio dell’Eurogruppo.

Nuova riunione, intanto, del governo in mattinata a Palazzo Chigi sul Dpcm sulle misure di contenimento dopo il 13 aprile. Il premier tornerà ad incontrare i capi delegazione di Pd, M5S, Leu e Iv. Alla riunione parteciperà anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro.
La presidente della Bce, Christine Lagarde ha dichiarato alla radio France Inter: “Una cancellazione dei debiti contratti per contrastare lo shock economico senza precedenti causato dal coronavirus? Mi sembra completamente impensabile, Non è il momento di farsi domande sulla cancellazione, in questo momento siamo concentrati su come sostenere l’economia. Più in là vedremo come rimborsare i debiti e gestire le finanze pubbliche nel modo più efficiente”.

Oggi una sorpresa di segno opposto è arrivata da Amburgo, sede dello Spiegel, un giornale letto e rispettato in tutto il mondo. La sua posizione lascia senza fiato già nel titolo: “Il rifiuto tedesco degli eurobond è non solidale, gretto e vigliacco”. È stato Steffen Klusmann, il direttore, a firmare un editoriale che passerà alla storia, pubblicato sul sito in tutte le principali lingue europee, italiano compreso. La sua durezza nei confronti del suo Paese, e della grande cancelliera che lo guida, è inaudita. Nell’editoriale si legge: “Invece di dire onestamente ai tedeschi che non esistono alternative agli Eurobond in una crisi come questa, il governo Merkel insinua che ci sia qualcosa di marcio in questi bond. Ovvero, che in fin dei conti sarebbero i laboriosi contribuenti tedeschi a dover pagare, in quanto gli italiani non sarebbero mai stati capaci di gestire il denaro. Questa narrazione è stata usata talmente spesso dalla cancelliera, che adesso ogni concessione a spagnoli e italiani potrebbe soltanto sembrare una sconfitta. Non avrebbe mai dovuto permettere che si arrivasse a questo, non fosse che per un sentimento di vicinanza e solidarietà. L’enorme violenza della pandemia ha comportato una vera e propria tragedia umana e medica in Italia e in Spagna, anche perché ultimamente ambedue gli Stati avevano attuato una forte politica di austerity, come voluto da Bruxelles, e sicuramente non perché vivessero al di là delle loro possibilità”.

Il direttore dello Spiegel ha incalzato: “L’Europa sta affrontando una crisi esistenziale. Apparire come il guardiano della virtù finanziaria in una situazione del genere è gretto e meschino. Forse conviene ricordare per un momento chi è stato a cofinanziare la ricostruzione della Germania nel Dopoguerra”.
L’articolo ha spiegato anche, in modo impeccabile, gli aspetti tecnici di un debito comune che non è elemosina: “Gli eurobond sono obbligazioni comuni emesse da tutti i paesi dell’euro e non un’elargizione. Hanno il vantaggio di essere considerati un investimento sicuro, in quanto gli Stati con una buona reputazione come la Germania risultano responsabili anche per i debitori meno solidi, come l’Italia. Questo rende i prestiti un po’ più costosi per la Germania, ma notevolmente più economici per l’Italia. Berlino se lo può permettere, mentre Roma, se fosse lasciata sola, presto non sarebbe più in grado di prendere in prestito denaro sul mercato finanziario, dato che i tassi di interesse sarebbero troppo alti”.
Klusmann ha sostenuto: “Tutti sanno che il ricorso al Mes (Meccanismo europeo di stabilità, il fondo salva Stati) sarebbe insufficiente, ma ammorbidire le condizioni per accedere ai suoi (insufficienti) fondi servirebbe a dare il via libera alla Banca centrale europea, che potrebbe acquistare quello che nessun altro vuole. Già otto anni fa, la banca centrale era già stata usata dai politici come ultimo baluardo, perché i governi erano troppo vigliacchi per risolvere i problemi da soli. De facto però, tutte queste proposte avrebbero lo stesso effetto: una gigantesca collettivizzazione dei rischi, solo che non si chiamano eurobond”.

Questa potrebbe essere comunque un’ottima soluzione, o perlomeno un buon punto di equilibrio, perché darebbe modo alla Bce di azionare un’arma potentissima, le Outright Monetary Transactions di cui parlò Mario Draghi nel suo famoso discorso del 2012, senza poi dovervi fare mai ricorso, ma senza le condizioni capestro (riforme durissime) cui sono legate oggi.

Secondo Klusmann, invece, sarebbero meglio i ‘coronabond’ proposti dai francesi, “titoli di Stato europei limitati nel tempo e legati a uno scopo ben preciso: far fronte alla pandemia. Darebbero un chiaro segnale ai mercati finanziari, ma anche ai cittadini europei. Sarebbe la prova che non ci abbandoniamo l’un l’altro in tempi di maggiore bisogno”. Non è la prima volta che dalla Germania si alzano voci autocritiche.
La riunione dell’Eurogruppo di oggi, carica di tensioni, non sappiamo dove approderà. Ma di certo, i populismi stanno speculando politicamente sulla disgrazia della pandemia alimentando i propositi di un nazionalismo antieuropeista. Ma tutto questo va contro gli interessi dell’Unione europea e dei suoi cittadini. Già il prezzo pagato per l’emergenza pandemica è altissimo, sarebbe da irresponsabili moltiplicarlo.

Salvatore Rondello

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