mercoledì, 19 Giugno, 2019

Colpire la scuola per colpire l’Italia

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Il caso della collega di Palermo, sospesa a mezzo stipendio per ben quindici giorni, per avere omesso di sorvegliare e censurare un video dei suoi studenti che presentava accostamenti sicuramente discutibili, tra la storia del nostro passato e quella che stiamo vivendo, è l’indice del degrado molto grave che stiamo vivendo, sia per le strumentalizzazioni politiche che di tale caso si stanno facendo, sia per l’attacco frontale alla libertà di insegnamento ed in particolare alla scuola pubblica. Il video di per sé, non fa attacchi né accuse personalizzate, si limita semplicemente a mostrare due realtà, che sono evidenziate anche dalle immagini dei protagonisti di allora e da quelli di oggi.

Ognuno ne può trarre le conclusioni che vuole, chi si sente di vivere in un clima molto simile a quello del passato, ne trarrà il monito per difendere dei diritti che crede vengano profondamente violati, chi, invece, si sente di essere ingiustamente chiamato in causa perché crede che l’accostamento sia del tutto fuori luogo, può trarne spunto per discutere e contrastare questo paragone ritenendolo strumentale ed illecito. La scuola è una palestra di libero pensiero, di crescita culturale e morale, oltre che spirituale. E’ fatta per il dialogo e il confronto, non per l’indottrinamento. E una scuola che si chiama Vittorio Emanuele III, intitolata ad un personaggio che mandò a crepare 650.000 italiani in una immane strage, aprì le porte al fascismo, si fece proclamare imperatore gasando l’Etiopia, firmò le leggi razziali e portò l’Italia in una guerra suicida, dovrebbe come minimo riflettere sulla sua carta di identità.

Quindi tale questione avrebbe dovuto, magari per iniziativa del Dirigente Scolastico, o per quella del Collegio dei Docenti, portare ad un confronto democratico e magari ad una giornata di riflessione in cui varie tesi contrapposte potessero serenamente confrontarsi affinché ciascuno, alla fine, potesse farsi una idea più chiara e completa sia in merito al presente che al passato. Ma no, invece tutto è stato risolto dall’alto, in seguito alla denuncia di chi quel passato non solo non lo ha mai rinnegato ma vorrebbe che pure si prolungasse nel terzo millennio. E la risoluzione ha avuto come duplice intervento esecutivo, un provvedimento censorio ed umiliante verso la docente e addirittura l’intervento della DIGOS, che, in genere indaga su casi gravi di mafia o terrorismo. Ma la DIGOS da chi dipende? Da chi forse lancia il sasso e poi nasconde la mano? Da chi sbraita contro la cosiddetta “politica a scuola”, contro la “cannabis light” dei negozi legali da lui stesso autorizzati in precedenza con voto parlamentare?

Queste reazioni sconclusionate e seguite poi da immancabili messaggi suadenti del tipo. “..parlerò con gli alunni e l’insegnante”.. sono solo indice di una crisi di nervi piuttosto acuta. Si sa di perdere consenso e non si sa cosa fare per impedirlo. Quindi, se per farsi propaganda si manda in punizione una insegnante onesta e preparata, che tra l’altro non ha nulla a che fare con chi ha preparato quel video o si chiude un negozio che svolge legalmente la sua attività, mandando a casa degli onesti e scrupolosi commercianti che pagano le tasse regolarmente, non fa niente..tutto fa brodo, anzi diremmo meglio..brodaglia. Tutto serve per restare a galla. E per fare cosa? Ma è del tutto evidente: per imporre con un consenso maggioritario quello che sta veramente a cuore a chi sbraita “prima gli italiani” e poi cerca in tutti i modi di reclamare l’autonomia anche scolastica delle regioni settentrionali, affinché possano attrezzarsi meglio per essere indipendenti.
Lo statuto mai cambiato ufficialmente di un partito che ha solo rimosso per mero opportunismo politico la parola Nord dal suo simbolo, parla ancora chiaro: articolo 1) Indipendenza della Padania. Non ci sono riusciti condizionando le forze politiche dei governi di cui hanno fatto parte, votando anche le leggi europee che oggi essi contestano, e oggi cercano di raggiungere lo stesso obiettivo sfruttando le paure degli italiani, illudendoli di essere dalla loro parte ma alimentando al contempo un clima di scontro frontale verso chi è diverso, etnicamente e culturalmente.

Definire questo intento “fascista” significa in un qualche modo “nobilitarlo”, e non perché il fascismo avesse qualcosa di nobile in se stesso per carità, ma perché, almeno, non metteva in discussione il valore dell’Unità Nazionale e poneva lo Stato, sebbene al suo servizio, al di sopra degli interessi particolari, e non frodando 49 milioni di euro, circa 100 miliardi di lire. E, in particolare, nemmeno mettendo più di tanto la scuola sotto controllo. Perché generazioni di giovani studenti antifascisti allora si formarono proprio alla scuola di professori antifascisti che professavano il loro antifascismo anche dalle loro cattedre. Del tutto evidente, tra i tanti casi, quello di Pietro Ingrao che ricordava le bellissime lezioni di Pilo Albertelli, professore di filosofia, poi purtroppo catturato dalla banda Koch e infine trucidato alle Fosse Ardeatine. Ci finì però, si badi, non perché professore antifascista, questo si sapeva da tempo, ma solo perché era il capo della componente di Giustizia e Libertà della Resistenza romana e ci arrivò con una spiata. Potremmo citare anche altri casi simili, ma questo non cambierebbe di una virgola il fatto che oggi stiamo andando incontro ad una deriva liberticida alla quale manca solo di essere istituzionalizzata con consenso maggioritario.

Se mai, dunque, l’accostamento non è da farsi con il periodo delle leggi razziali, ma con quello che precedette le elezioni del 1924, ricordando che la dittatura si affermò sia con la divisione rovinosa della sinistra di allora, sia con la violenza e l’intimidazione, sia purtroppo con l’aperta complicità delle forze dell’ordine e di polizia. Ma la storia non si ripete mai nello stesso modo, quindi oggi, un suo eventuale ricorso non andrebbe certo nella medesima direzione di allora. Potrebbe però avere anche esiti ben peggiori, per esempio una divisione dell’Italia, con un Meridione che è abbandonato alle sue mafie, e un Settentrione che ne ricicla i loro proventi con una parvenza di ordine e legalità.
L’uno non mette il naso nell’organizzazione altrui, ma entrambe restano legati indissolubilmente dagli affari sporchi dei loro governanti e custodi. Il tutto in una federazione posticcia pronta a sgretolarsi da un giorno all’altro. Non per nulla i nostri movimenti sovranisti ed indipendentisti sono accompagnati da una critica feroce, alimentata da storici da operetta, del Risorgimento ed in particolare, di Garibaldi. La scuola, evidentemente, diventa uno dei loro bersagli propagandistici preferiti, ovviamente dopo il web.
Per reagire a questo che, per come si sta profilando, è solo l’inizio di una manovra ben studiata e ben mirata a scardinare le fondamenta stesse dell’Italia, proprio mentre si abbindolano gli italiani, illudendoli che loro vengano prima di tutti gli altri, bisogna ribadire il valore della cultura libera, della scuola indipendente da qualsiasi potere politico possa condizionarla, bisogna vincolare strettamente il nostro Paese ad una Europa civile e democratica, e soprattutto bisogna tornare a mobilitarsi senza paura. Dove sono le manifestazioni oceaniche di solo una quindicina di anni fa contro un Berlusconi con cui poi si è volentieri scesi a patti scellerati? Forse una docente ingiustamente punita potrebbe di nuovo suonare un allarme tale da gridare a orecchie ormai sorde ed assopite.. “Se ci siete, battete un colpo!”

Carlo Felici

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