giovedì, 4 Giugno, 2020

Come correggere
il Jobs Act di Renzi

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Bisogna ringraziare questo giornale, per aver saputo creare in questi giorni sul Jobs Act una vera agorà, una vera area di dibattito a più voci che ha consentito a tutti di farsi una propria idea su una riforma che cambierà a mio parere l’immagine stessa della sinistra.

Ciò che sta tentando Renzi, a mio parere sbagliando, è di operare una sorta di Bad Godesberg nel Pd, senza averne assolutamente quelle radici storiche, politiche filosofiche che renderebbero credibile la sua operazione. Nel merito vorrei intervenire su alcune affermazioni di Maurizio Ballistreri nel suo pezzo uscito recentemente.

Maurizio sa benissimo, potrei inviargli molti articoli della Voce.info, che la proposta di Boeri e Garibaldi è concettualmente, filosoficamente diversa dalla delega scritta da Sacconi (non ho neanche un dubbio che quella delega sia farina sua e che vada incontro alle esigenze del mondo delle cooperative estrinsecate nella nomina di Poletti a ministro), Boeri propone come nel disegno di legge depositato dal Psi, un allungamento del periodo di prova, quindi contratto a tempo indeterminato a tutele crescente, che va a sostituire il contratto attuale e molte altre forme inventate da Sacconi nel 2003, e che ipoteticamente arrivi ai tre anni di prova.

Come noto durante il periodo di prova le parti, non solo l’imprenditore, ma anche il lavoratore, possono recedere dal contratto senza incorrere nelle sanzioni previste dopo l’esaurimento del periodo di prova, ma nella ipotesi di Boeri, proprio perché è a tutele crescenti, il lavoratore viene inserito nel luogo di lavoro, mantenendo le stesse regole compreso l’art.18. Proporre un anno e non tre, è sicuramente più rivoluzionario, ma mi permetto alquanto diverso e contradditorio rispetto a quanto. previsto nella delega.

La riforma Fornero, come Maurizio giustamente ricorda, non solo ha mantenuto la possibilità del reintegro, ma pur andando a modificare l’art 3 della 604, ha lasciato all’imprenditore l’onere della prova della fondatezza del licenziamento, questione che mi pare sparisca o è completamente offuscata nella delega, tralascio l’eresia apparsa stamane, che per salvare i licenziamenti economici, fa riferimento ai carichi di famiglia, se un padrone vuole licenziare uno per vari motivi, ma ha figli, ne licenzia un altro. che non ha figli … evito commenti sulla genialità della pensata

Sugli art.4 e 13, sono talebano; da sempre il padronato, la Confindustria chiede di intervenire su quei due articoli, questa è una totale concessione, che consente ai padroni di tornare ad avere un controllo sostanziale nelle aziende.

Come tu sai nell’art.11 della 223, al comma 11, la questione del demansionamento appare e come saprai molti sono i casi, per evitare esuberi di lavoratori demansionati anche da impiegato ad operaio, ma sempre contrattando con il sindacato come è previsto nella 223; non parlo dell’art.13 sui controlli a distanza, perché con i sistemi tecnologici attuali rischiereremmo di creare grandi fratelli aziendali come da orwelliana memoria, che peraltro era un socialista.

Sul Tfr neanche spendo una parola, perché la ritengo una stupidaggine. Come sai la Uil per venti anni ha chiesto di creare i fondi pensioni privati, quelli bravi ci hanno sempre detto che ci doveva pensare l’Inps, quando finalmente dal 1996, ad esempio nel metalmeccanico abbiamo ideato unitariamente Cometa, che è il più grande fondo privato del Paese e abbiamo permesso ai lavoratori di avere un posto sicuro dove poter mettere i loro Tfr, ecco che arriva il genio di Renzi che per far avere soldi in busta paga li toglie e gli toglie la garanzia della loro pensione, ovviamente senza far sapere a nessuno che un conto è tassare il Tfr al 12,50% e aggiornarlo ogni anno di 1,75%, e un conto è metterlo in busta e tassarlo a seconda dello scaglione di reddito.

Senza contare che come gli 80 euro, non andranno a incrementare i consumi perché, e immagino che su questo siamo d’accordo, l’unico modo per far ripartire il Paese, rimettere in moto le imprese e dare fiducia ai consumatori, è quello di ridurre sostanzialmente la tassa sul lavoro, perché non è più tollerabile che a 1000 euronetti in busta paga corrisponda un costo per le imprese di quasi 2100 euro, e a questo proposito ti propongo di organizzare, come Dipartimento, insieme alla segreteria, una grande iniziativa, con tutti gli operatori del settore, che ponga al centro, la valorizzazione del salario industriale e il legame fra la politica industriale e la crescita dell’occupazione.

Marco Andreini

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