domenica, 19 Maggio, 2019

Come salvare il pianeta.
2030 ultima chiamata

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Una nuova ricerca scientifica sostiene che i leader mondiali devono aumentare rapidamente gli impegni per la conservazione degli ecosistemi terrestri e marini per assicurare un clima stabile e un’alta qualità della vita nel prossimo futuro. I paesi dovrebbero raddoppiare la proporzione di terre emerse protette fino ad arrivare al 30% della superficie della Terra e aggiungere un 20% in più come aree di stabilizzazione del clima, per un totale del 50% delle terre emerse mantenute in uno stato naturale.

Secondo un piano ambizioso chiamato Global Deal for Nature, tutto ciò deve essere fatto entro il 2030 per avere una reale speranza di contenere il cambiamento climatico entro l’obiettivo della “zona pericolosa” di 1,5 gradi Celsius e impedire la distruzione degli ecosistemi terrestri.
Eric Dinerstein, direttore del programma “Biodiversità e soluzioni per la fauna selvatica”  di Resolve, un gruppo non-profit, e principale autore di un nuovo studio pubblicato venerdì su Science Advances dal titolo “A Global Deal For Nature: Guiding principles, milestones, and targets “, ha affermato: “I vantaggi del proteggere il 50% della Natura entro il 2030 sono enormi. Questo è il primo progetto basato su conoscenze scientifiche con chiare pietre miliari sul motivo per cui è fondamentale raggiungere questi obiettivi e come ciò potrebbe essere fatto. Tra i non specialisti non è ancora chiaro che per assorbire le emissioni di carbonio sono necessarie ampie aree di foreste, praterie e altre aree naturali. Le foreste intatte, e in particolare le foreste tropicali, per esempio, catturano il doppio di carbonio dei terreni dove si fanno crescere monocolture. Solo quando il 50% degli ecosistemi terrestri sarà protetto, ci saranno stati tagli sostanziali nell’uso di combustibili fossili e altrettanto sostanziali incrementi nell’uso di energia rinnovabile, avremo buone probabilità di rispettare l’obiettivo climatico di Parigi e contenere la temperatura terrestre entro 1,5°C di riscaldamento. E se il riscaldamento supera 1,5°C, perdiamo alcuni di questi sistemi naturali e i servizi che forniscono all’umanità, compresa la loro capacità di assorbire carbonio. Non possiamo avere un clima più sicuro senza proteggere il 50% della Terra e viceversa.”

Enric Sala, National Geographic Explorer-in-Residence e direttore del lavoro della National Geographic Society nell’ambito della Campaign for Nature, una collaborazione con la Wyss Campaign for Nature  per ispirare la protezione del 30 per cento del pianeta entro il 2030, coautore dello studio sul Global Deal for Nature, ha affermato: “Ogni boccone di cibo, ogni sorso d’acqua, l’aria che respiriamo, tutto ciò è il risultato del lavoro svolto da altre specie. La natura ci dà tutto ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere. Senza le altre specie, non ci siamo neanche noi. Stiamo perdendo le altre specie ad un ritmo sempre più veloce e ci stiamo avvicinando a un punto critico di non ritorno. Se dovessimo produrre l’ossigeno di cui abbiamo bisogno, ci costerebbe 1.600 volte l’intero PIL globale, ammettendo che fosse possibile farlo”.

Nell’ambito della Convenzione sulla diversità biologica  (CBD) i paesi si sono già impegnati a proteggere il 17% delle terre emerse e il 10% degli oceani entro il 2020.
Tuttavia, la maggior parte dei paesi non è in linea  con gli obiettivi al 2020. Gli Stati Uniti non sono neanche firmatari della convenzione.
Il responsabile della CBD, Cristiana Pasca Palmer, ha affermato: “La metà del mondo deve essere protetta, e le nazioni considereranno questa proposta in un importante incontro in Cina nel 2020”.

Gli autori del nuovo studio Global Deal for Nature hanno illustrato come la protezione del 30% delle terre emerse potrebbe essere raggiunta nel 67% delle 846 eco-regioni terrestri del nostro pianeta entro il 2030. Le altre eco-regioni avrebbero bisogno di un ripristino ambientale.
In particolare le zone protette non sono da considerarsi come ‘no go areas’ dove c’è divieto assoluto di accesso, ma piuttosto come aree protette dall’estrazione delle risorse e dal cambio d’uso dei terreni. Gli usi sostenibili sarebbero consentiti in tutte le aree tranne in quelle più sensibili.
Secondo una recente ricerca, in 34 paesi in via di sviluppo, le comunità ai margini delle aree protette vivono generalmente in condizioni migliori rispetto a comunità più lontane.
Le aree di stabilizzazione del clima sono terre attualmente ancora intatte ma in gran parte al di fuori del tradizionale sistema di aree protette. I governi devono solo prevenire le attività che potrebbero influire negativamente sulle loro funzioni naturali.
Dal momento che il 37% di tutte le terre naturali rimanenti sono terre indigene, secondo gli autori dello studio, è cruciale che le terre indigene siano sostenute nel Global Deal for Nature. Sebbene il Global Deal for Nature si concentri sulle terre emerse, gli autori dello studio sostengono l’appello lanciato dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) e dai suoi membri che chiede che il 30% degli oceani siano protetti entro il 2030.

In tutto il mondo le barriere coralline stanno già soffrendo con solo 1°C di riscaldamento, e gli scienziati temono che se le temperature superano superano i 2°C solo pochi coralli sopravviveranno. Eppure i coralli non sono solo colorati da guardare, offrono anche protezione e nutrimento a gran parte dei pesci dell’oceano e della vita marina da cui dipendono uno o più miliardi di persone.
Justin Winters, direttrice esecutiva della Fondazione Leonardo Di Caprio, che non ha fatto parte dello studio, ha affermato: “Il Global Deal for Nature è una chiamata all’azione, ambiziosa e radicale, per proteggere la natura. Tuttavia, l’obiettivo di proteggere metà del pianeta non potrà essere raggiunto senza il supporto e il coinvolgimento pubblico. Nel 2017, la fondazione ha lanciato la One Earth Initiative per contribuire a creare una visione del futuro basata su energia rinnovabile al 100%, protezione e ripristino del 50% delle terre e oceani del mondo, e una transizione verso l’agricoltura rigenerativa. La Fondazione sta lavorando per mostrare come il nostro benessere sia connesso alla natura. Speriamo di ispirare le persone ad agire. Le azioni possono assumere molte forme: dall’aiutare i bambini a trasformare un prato in un giardino di animali selvatici, a partecipare a manifestazioni di protesta, fino a prendere parte ad azioni di disobbedienza civile. Il cambiamento climatico, la perdita di specie e il declino degli ecosistemi hanno generato un nuovo movimento di protesta chiamato Extinction Rebellion, una rete internazionale liberamente organizzata che usa un’azione non violenta diretta per persuadere i governi ad agire sul clima e sull’emergenza ecologica. Dozzine di iniziative di protesta si sono svolte in 25 paesi dal suo lancio il 31 ottobre 2018 a Londra, in Inghilterra”.

Enric Sala ha spiegato: “Lo studio stima che mettere in atto le misure necessarie per proteggere metà della Terra potrebbe costare circa 100 miliardi di dollari l’anno. I soldi ci sono, ma solo se le persone ne capiscono il bisogno. Meno di due giorni dopo il devastante incendio alla cattedrale di Notre-Dame, in Francia, quasi un miliardo di dollari in donazioni è stato promesso per la sua ricostruzione. Secondo uno studio, il salvataggio del sistema bancario statunitense, nel 2009, è costato alla Federal Reserve oltre 29 trilioni di dollari. Un trilione equivale a mille miliardi, quindi 29 trilioni di dollari potrebbero finanziare 290 anni di sforzi di conservazione per proteggere metà della Terra e aiutare a stabilizzare il clima. I benefici economici di un simile investimento in natura potrebbero essere dell’ordine dei trilioni di dollari, come dimostrano alcuni studi. Forse, cosa ancora più importante, non abbiamo altra scelta. Abbiamo solo dieci anni per salvare noi stessi”.
Dunque, ha ragione Greta, bisogna fare in fretta ed il mondo politico deve attivarsi urgentemente per salvare il pianeta e per salvare l’umanità.

Salvatore Rondello

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