lunedì, 14 Ottobre, 2019

Santa Teresa Gallura: come vivere 12 mesi lavorando solo 2

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Pubblichiamo qui di seguito alcune lettere inviate dai lettori che si riferiscono all’ultimo articolo del prof Salvatore Sechi con a seguire la risposta

Il fallimento dell’autonomia in Sardegna e la vittoria di un turismo di rapina

Caro Avanti”!, è  proprio partendo dall’importante centro turistico della Gallura da cui il prof. Salvatore Sechi scrive, che si capisce perché l’autonomia sia stata una carta giocata male e infine fallita.

L’isola  è relativamente lontana dal resto dell’Italia e dalla Francia. Per questa ragione, il sistema dei trasporti è fondamentale. Per il trasferimento delle persone come delle merci.
Ormai a Santa Teresa siamo al ridicolo e alla beffa. I taxi  non dispongono dei tassametri. E,quindi, la ricevuta fiscale del costo, neanche per l’eventuale rimborso, non te la fornisce nessuno.
Si tratta di un  illecito che ha  all’origine un abuso d’ufficio. Il  sindaco dovrebbe,infatti, imporre la possibilità di verificare il costo delle corse. Ma il Comune non fa nulla, La polizia locale ancor meno e i carabinieri  amerebbero che a occuparsi del reato fosse la polizia. Se fossimo in Sicilia, caro Professore, come la chiamerebbe questa unità d’intenti nel non perseguire un illecito peraltro plateale?

Rino

Caro Avanti!,  io che sono un vecchio saldatore, e mia figlia un’insegnante di scuola media. Ebbene, entrambi, e le nostre famigliole, a Santa Teresa di Gallura non possiamo andarci. Il prezzo degli aerei e delle navi è di molte centinaia di Euro.Non parliamo di quanto ci vuole per affittare  un appartamentino.
Non si può stare zitti sui costi dei ristoranti. A Santa Teresa Gallura si arriva al punto che ti fanno pagare anche il bicchierino  di acqua che in quasi tutte e città accompagna il servizio di caffè e brioche.

E i ristoratori non si lasciano scappare l’occasione di caricare addosso al cliente un altro onere odioso. Mi riferisco al coperto (circa 2-2,50 Euro ad avventore). Non importa se sia una bambina di 4 anni!
Capisco che per vivere 12 mesi con quanto si guadagna in appena  due, sia  necessario ramazzare dei centesimi anche dall’acqua e dal coperto.

Aurelio

Caro Avanti!,
gli amministratori di Santa Teresa Gallura si sono accorti che il turismo locale è prevalentemente famigliare? Penso di no. Infatti  i tecnici del Comune non sono stati in grado di imporre ai muratori  e ai bitumatori di munire i passaggi  dalla strada ai marciapiedi di lastre di legno o di cemento, per rendere più agevole il percorso dei passeggini con dentro i marmocchi.

Quali servizi sono offerti  ai bimbi? Praticamente una piazzetta dirimpetto alle Poste, in cui ci sono degli attrezzi per fare dei giochi. Ma nonni, padri e madri non hanno delle panchine, se non quelle irresponsabilmente costruite sotto la canicola, in cui sostare.
Più interessanti sono le manifestazioni per  intrattenere i piccoli che si volgono in piazza.Ma essendo qui concentrate tutte le attività estive, si crea un sovraffollamento incredibile. Bisognerebbe decentrarle e valorizzare altri centri del paese. Possibile che un centro turistico come Santa Teresa abbia solo una piscina (a pagamento), a metà strada nel porto.  in cui si possano portare  bambini e ragazzi?
Luisa 

Caro Prof. Sechi, per vivere 12 mesi lavorando solo 2, a Santa Teresa Gallura si debbono probabilmente fare dei miracoli, Ma anche qui funziona  l’assistenza della Caritas. Mi  pare copra circa 200-300 persone.
Qualche reddito si può ricavare lecitamente per esempio col prolungare anche durante i mesi estivi l’apertura delle scuole per l’infanzia. Per mezza giornata,  i figli dei turisti potrebbero essere ospitati in queste aule, ovviamente accollandosi, pro quota, il relativo costo di tale servizio.
Inoltre il paese non offre servizi igienici adeguati né biblioteche né aree verdi, con panchine e giochi, in cui i bimbi possano trascorrere dei periodi di tempo insieme ai loro genitori.In tutto il paese  esiste una sola piscina (privata) in cui si raccolgono i ragazzi in età adolescenziale.
Per i vecchi, il Comune non ha pensato di offrire neanche uno spazio per giocare a carte o per le  bocce o solo per ripararsi dal sole.  Si tratta di un segmento importante della popolazione: non si viene a capo di niente se il Comune considera gli anziani solo come potenziali acquirenti di appartamenti o clienti di ristoranti e delle agenzie di viaggio per il turismo all’interno della Gallura, dell’isola o verso la Corsica.
Barore

Caro Direttore,
non concordo interamente con l’analisi di Sechi. Anche in centri turistici di grande imponenza  come Santa Teresa Gallura  si potrebbero fare degli investimenti culturali utili. Si potevano evitare molte migliaia di Euro non compiendo la scempiaggine  di instaurare  due (diconsi due) ascensori per andare al primo piano della modestissima biblioteca Grazia Deledda di Via del Porto. Si tenga conto che vi si  può arrivare con una comoda scala interna.
Mi chiedo anche se non si sarebbero potuti risparmiare  molti Euro e comunque ampliare l’offerta culturale del Comune. Per esempio attrezzando un museo dove è attualmente l’ex faro a Capo Falcone. Invece il Comune ha deciso di alterare la destinazione naturale del sito  (da cui si possono godere ricchezze archeologiche stupende  e contemplare la vista della Corsica)  con l’instaurazione di un resort.
Possibile che gli amministratori non abbiano in testa altro che la cementificazione (per fare soldi) e una sorta di catena di montaggio per ristoranti, pizzerie,caffè, luoghi di ristoro (mediocre)  collocato addirittura sulla strada che porta a Capo Falcone e alla Valle della Luna?
Potendo utilizzare un’area fantastica come  quella dell’ex hotel dell’Esit l’unica prodigiosa soluzione scaturita dalla testa del sindaco e della sua maggioranza è stata  quella di destinarla  in gran parte ad un parcheggio?
In questo modo il turista si troverà di fronte la mostruosa costruzione di una scala di cemento per accedere alla Torre Spagnola (creata in un secolo, il XVImo,  in cui le torri non avevano  scalinate esterne!) e un promontorio dove scorrazzano auto, si distilla gas, e diffondono rumori da assordante civiltà industriale,mentre tutto il panorama è di un mare smeraldino e di rocce ataviche?
Giovanni

Caro Direttore
a raccolta dei rifiuti è un cruccio dei cittadini ovunque, perché occorre differenziare gli scarti. C’è, però, una bella differenza tra dover ospitare nei piccoli appartamenti  tre grossi contenitori di plastica, che occupano un notevole spazio  e sono di permanente ingombro, oppure dei sottili sacchi di plastica da sistemare sui marciapiedi.
In secondo luogo, sono un problema che ha a che fare con la raccolta.
Da Santa Teresa di  Gallura vengono diverse lamentele. Ci si chiede: perché alla raccolta  dell’umido vengano dedicati appena tre giorni della settimana. E’ evidente che d’estate  se ne produce  molto più che  d’inverno e d’autunno.
In secondo luogo  non ha senso prelevare il barattolame  2 volte al mese, e il vetro  una  volta al mese.
Si tratta, infatti di rifiuti che sono connessi all’aumento (inevitabile) dei consumi estivi.
Si tenga conto che nei giorni di sabato e domenica gente riceve parenti  ed amici, si ricostituisce il nucleo familiare, si cucina di più in quanto si ha più tempo.
Dunque, mi sembra più razionale o solo sensato proporre che  venga effettuata una raccolta di liquidi organici anche  in altre giornate.
Felicetto 

A Santa Teresa dall’ angolo di Via  del  Mare alla spiaggia della Rena Bianca si snoda una lunga gradinata, interrotta da alcune piazzole. Il tragitto si svolge con cumuli di fazzoletti di carta, bottiglie di plastica di acqua minerale, birra, succhi di frutta ecc.. Altri rifiuti, sono di origine edilizia, e infestano le aiuole  verdi fino alla prestigiosa spiaggia.
Come mai in questa gradinata non sono stati installati dei contenitori  in cui i bagnanti possano convogliare i loro scarti. In loro assenza li buttano sulle scale o ai lati  di esse.
Da alcuni mesi si possono notare parti di ponteggi edilizi, lastre di cemento e di legno, cancellate ecc. che ingombrano le  macchie fiorite e verdeggianti tra l’inizio della scalinata e Via Bonifacio.
Possibile che i numerosi vigili urbani, oltre a frequentare i bar e le vie principali, cioè del  centro  del paese, non se ne siano mai accorti e abbiano provveduto a farli rimuovere?Purtroppo è gente abituata a percorrere le vie del paese solo in automobile…
Lucio

C’è un’altra  questione vorrei sollevare. Superata la cosiddetta Torre Spagnola, per accedere alla Rena Bianca, dalla curva si aprono strade diverse. Ebbene nessuna e’ stata prevista per i portatori di handicap e per chi si sposta su biciclette oppure per una  quota consistente della popolazione che frequenta la spiaggia,  cioè neonati  e bambini. Questi  si muovono sui passeggini.
Rinaldo

Sulla spiaggia della Rena Bianca di Santa Teresa non si parla di altro: il sovraffollamento e la  carenza di pulizia  e igiene.
Davvero alle orecchie del Sindaco e dell’assessore alla sanità del Comune non ne è giunta un’eco? E se i vigili urbani non raccolgono queste proteste e non  le trasmettono alle autorità politiche, che cosa  ci stanno a fare?
Non si capisce come mai a poche settimane dal ferragosto si debba assistere a battaglie quasi cruente per conquistare   lo spazio per distendere un asciugamano, mentre un terzo della spiaggia risulta da anni occupato da centinaia  di ombrelloni e sdraio di una società privata.Per i prezzi troppo elevati   sono desolatamente,non di rado, semi-vuoti.Di grazia,  chi assegna queste concessioni privilegiando l’interesse privato  rispetto al bene pubblico?
Ma c’è  anche un altro elemento da segnalare.La parte della spiaggia occupata da ombrelloni e sdraio non viene mai pulita. Il “carro amato” che  solo  2-3 volte a  settimana rivolta la sabbia alla Rena Bianca non penetra, anzi regolarmente devia, in questo spazio lasciato   in gestione  a un privato
La conseguenza è che alla fine della giornata in questo spazio si accatastano sdraio e ombrelloni.E la già scarsissima pulizia della spiaggia non ha luogo.
I bagnanti si  chiedono sempre piu’ furenti: che senso pagare profumatamente in questi  tempi di crisi nera un esteso corpo di polizia urbana  se non mettono mai piede alla  Rena Bianca , non circola per le vie  del paese  a piedi, non denuncia il pericolo gravissimo che corre la salute di centinaia di neonati e in generale di migliaia di famiglie  per la mancata pulizia quotidiana in  un luogo di grande inquinamento.
Gianni 

Salvatore Sechi risponde

Caro Direttore,
Frequento da alcuni decenni Santa Teresa di Gallura come un buen retiro per scrivere e isolarmi. Gli interventi che hanno fatto seguito al mio articolo del 24 luglio mi  inducono a dire che il paese è forse un po’ meglio e un po’ peggio di come i lettori lo descrivono.
A Santa Teresa da sempre manca una classe dirigente degna di questo nome. Non è un’eccezione, ovviamente.

I difetti si vedono a luce meridiana da quando negli ultimi 10-15 anni il paese è diventato, esclusivamente per la bellezza di mare, anfratti, rocce, radure ecc., uno dei maggiori centri di turismo di massa.
Con l’impoverimento, fino al limite della proletarizzazione, del ceto medio ha prevalso quello che si può chiamare turismo d’elite. Non si tratta di una nuova figura sociale, nel senso che il ceto medio sia stato sostituito o abbia ceduto il passo  ai turisti ricchi.

Quel che è avvenuto è quanto descrivevo nel mio articolo. Il ceto di governo alternatosi (in realtà sono stati sempre gli stessi fino alla presidenza di Soru) non si è reso conto che in un’isola del mare mediterraneo quel che conta per entrare a far parte del mercato (dei beni e delle persone), direi la prima risorsa, è l’eguaglianza  di alcuni punti di partenza: uno certamente è il reddito, ma a parità di condizioni l’altro è l’accesso ragionevole ai mezzi di trasporto.

Parità di accesso vuol dire che per essere cittadini italiani (o europei) i sardi debbono potere disporre di un sistema di collegamenti e comunicazioni senza oneri particolari. Non importa che sia una generalizzata continuità territoriale o una politica dei trasporti. Deve, comunque,essere in grado di contenere i costi per cui tra chi viene da Cagliari e chi viene da Milano per andare a Roma non ci siano differenze e disagi allucinanti come quelle attuali.

I governi regionali e in generale le forze politiche e sindacali non hanno messo al centro delle loro  proposte questo obiettivo. Bisogna partire di qui per capire che cosa è successo nella storia più recente dell’isola. Quando è fallita la politica di industrializzazione (l’illusione che ad un’isola del mediterraneo si potessero applicare le politiche per creare poli industriali come se la Sardegna fosse il Messico o il Cile), l’unica risorsa rimasta è stato il turismo.

Ma il costo del trasferimento da qualunque città italiana a Cagliari, Olbia e Alghero è progressivamente  aumentato al punto tale da renderlo un privilegio, cioè non più a portata di tutti. Contemporaneamente, la preservazione in vita di un cadavere come l’ARST (l’organo regionale dei trasporti inetto, lento, costoso e improduttivo) ha alimentato la formazione sul mercato di una rete di trasporti privati come i taxi. Al pari dei cittadini di Santa Teresa o di Aggius e di Quartu vivono  di stagionalità.

Il danno ha avuto l’aspetto anche di una beffa. Infatti chi viene a Olbia da Milano, Torino o Bologna, se non dispone di un mezzi propri deve ricorrere ai sevizi dei taxi.
Il loro costo per raggiungere Santa Teresa, Siniscola o Aggius è uguale alla trasvolata in aereo. Con in più un onere che si percepisce in paese come scrivono i lettori all’Avanti!: cioè le auto private non dispongono di tassametro e non emettono l’importo del costo della corsa effettuata.
I sardi si sono così ritrovati ad essere quel che sono sempre stati, cioè dei sudditi. Gli esempi di malgoverno, dabbenaggine, incultura crassa citate dai lettori  sono tutte vere. Ma Santa Teresa è anche il luogo dove è nato un  museo archeologico che può gareggiare con quelli delle principali città del mondo, quello sito a Lu Brandali, nella strada che porta a Capo Testa.

Una città che riesce a progettare un manufatto culturale di questa bellezza segnala che ospita al proprio interno delle forze  capaci di cambiarne il destino. E, tanto per cominciare, può dimenticare le miserie da paesaccio di cui Santa Teresa qua e là ancora vive. Il primo, e più banale, è il prezzo del caffè e del cappuccino. Costa di meno se sei un indigeno e non un continentale!

Il secondo è quello, segnalato dai lettori, dell’onere sul bicchierino di acqua che si accompagna al consumo al b. Pere, mele, .
L’aglio va sugli 8 Euro, le ciliegie (spagnole) sugli 8,90, le albicocche sui 3, le olive in salamoia sui 6,50. Pere, mele, uva, pesche, kiwi, basilico, verdure ecc hanno prezzi non comparabili con quelli del “continente”.
Ben più indigesto risulta l’efferato aumento dei piatti ai ristoranti. Come in quelli nazionali di buon livello, un primo di pasta viaggia sui 14-15 Euro, e il secondo oscilla tra i 18 e i 20. È chiaro che si stanno accumulando risorse per gli altri 10 mesi in cui sbarcare il lunario.

Il panorama descritto dai lettori è per alcuni aspetti eccessivamente critico e negativo. Ma non si può negare l’incapacità di gestire un servizio di raccolta di rifiuti differenziato, di arginare lo spettacolo di spiagge  sporche, maltenute e pericolose per la salute. Nè aiuta molto il senso di orgoglio aggressivo che molti dei teresini amano esibire (e che è fondato sul nulla, cioè su una maschera).
Il paese ha potuto contare anche a lungo sull’attività di dibattito, di critica e anche di denuncia promossa dal prof. Gianni Russo, col periodico La Bozi. È il segno che la vocazione esasperata al conformismo, all’allineamento con chi vince che si dice sua propria dei teresini, non riesce ad estirpare il gusto per  la diversità se non proprio per l’apostasia. Una grande virtù, a mio avviso.

Posso, però assicurare i lettori che  hanno scritto all’Avanti! che vivere in un paese dove si lavora meno di tre mesi all’anno non è per niente facile. Cominci a capire come possa essere quasi assoluta l’evasione fiscale. Il voto dai partiti tradizionale a Cinque Stelle e alla Lega che promettono 780 euro al mese, è automatico. Un’illusione insensata.

Ti rendi conto anche di cose apparentemente di un’imprenditorialità minore: come mai, per esempio, una bella collezione di vini, oli, tonni, pani, formaggi e altri goloserie sarde come La Bottega di Via XX settembre non possa fronteggiare, con prezzi abbordabili al consumatore, il costo dei trasporti marittimi e arerei. Ma anche della ragione per cui l’intero habitat urbano (fatto di scompensi, fratture ecc.) sia oggetto di continui rappezzi di bitumi (per dare più frequentemente lavoro). Oppure perché ogni anno il lavoro delle pulizie delle case abbia un’impennata elevata.

La responsabilità del Comune (insieme a quella della Regione) è nel non avere provveduto a formare, dando dei veri e propri titoli professionali, schiere di elettricisti, muratori, idraulici, falegnami, esperti di televisioni o computer ecc.
In un paese dove il sale marino ossida e corrode tutto, il turista qui accasato, appena scende dal taxi (che lo ha spolpato) deve riuscire in un’impresa eroica: cioè entrare in contatto con qualcuno di questi artigiani.
Quando ci riesce scopre che ti costano il doppio che a Modena o a Milano. Infatti questi micro-professionisti, a cominciare da quelli “volanti”, non emettono ricevuta fiscale. Praticano come una religione e una regola di vita  l’illegalità.
La legge dello stato qui è un valore in ostaggio, alla macchia.Se non lo fosse  i 9-10 mesi in cui si può vivere con il reddito accumulato in due mesi sarebbero un portento,  il frutto di un miracolo.

Mi hanno impressionato alcune vicende (non dirò se tutte personali) che sono in qualche misura il segno dell’identità morale, diciamo dell’antropologia di una parte del paese.
La prima. Per  un anno dirigenti dei vigili urbani, sindaco, comando dei  carabinieri, tribunale di Tempio per fax sono stati informati che la parte della spiaggia a gestione comunale della Rena Bianca veniva pulita solo 3 volte la settimana. Mai, invece, quella data in concessione a un privato.

Ebbene nessuno ha mai mosso un dito. C’è stata un’allucinante solidarietà nei confronti di chi attentava alla salute di villeggianti e no, soprattutto adulti e infanti.
La seconda: ho offerto, in assoluta gratuità, la mia biblioteca di docente universitario di storia contemporanea (circa 5 mila volumi) al Comune perchè ne rifornisse la (poverissima) biblioteca locale.  Nessun risposta mi è mai pervenuta.

Terza: al proprietario di un immobile privo del titolo di abitabilità è stato negato di poterlo utilizzare  per ospitare un parente (quasi cieco, di oltre 90 anni, cioè in stato addirittura di emergenza). Eppure, secondo due sentenze della Corte di Cassazione, gli immobili in questo stato possono  essere regolarmente negoziati (cioè dati in affitto o in proprietà).

L’ultimo è un episodio eclatante che alimenta ogni sopraffazione truffa. Il Comune di Santa Teresa pretende, disattendendo sentenze di corti di secondo grado, che alla domanda di modifica dello stato di un immobile (come per esempio un ampliamento) sia acquisito preventiva mente anche  il parere positivo degli altri proprietari o condomini.

Ebbene questa prassi consente a chi deve dare tale consenso di assoggettarlo  ad oneri diversi. Nel caso concreto, i condomini hanno imposto che venisse esteso anche a loro non solo il diritto, ma anche un vero e proprio contratto forzoso: cioè l’obbligo del pagamento delle spese di ampliamento anche dei vani di loro proprietà! Un’estorsione in piena regola, dunque, resa possibile dalla prassi interpretativa (per la verità non isolata) degli uffici comunali.

In altre parole, in questo paese bisogna vivere con attenzione, con una mano davanti e una dietro, come dicono i romani. Meglio non avere rapporti con la burocrazia, e soprattutto sapere documentarsi. Resta sempre la speranza che con le nuove generazioni venga acquisita la consapevolezza che fare turismo non significa sapere mettere le mani in tasca alle gente, ma esercitare una professione complessa, che ha tecniche e valori propri.

Salvatore Sechi

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