venerdì, 27 Novembre, 2020

Commercio: calano gli occupati, crollano i consumi

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Gli occupati nel commercio sono diminuiti del 5,8%, con una flessione di circa 191 mila unità nel secondo trimestre rispetto all’anno precedente, con un calo quasi doppio rispetto a quello osservato per il complesso dell’occupazione (pari al 3,6%). In particolare i lavoratori indipendenti del commercio sono crollati del 9,3% e gli autonomi senza dipendenti del 12,7%.
Questi dati sono stati illustrati dal direttore centrale per gli studi e la valorizzazione tematica nell’area delle statistiche economiche, Gian Paolo Oneto, in un’audizione alla Commissione Attività produttive della Camera, sul rilancio del commercio alla luce della crisi causata dal Covid-19.
I più giovani sono quelli maggiormente colpiti. Gli occupati ultracinquantenni, che rappresentano circa un terzo della manodopera del settore, sono calati dell’1,6%, a fronte di una diminuzione dell’8,7% per i 35-49enni (che rappresentano il 40,3% dell’occupazione) e di un calo del 6,4% per gli occupati più giovani (che pesano per il 26,8%).

Le dichiarazioni di Gian Paolo Oneto sono una conferma dei dati diffusi da Confcommercio in una recente nota: “Crollano i consumi ad ottobre: segnando un -8,1%, con un calo del 73,2% dei servizi ricreativi, alberghi -60%, bar e ristoranti -38%. Dopo la forte ripresa registrata nel terzo trimestre, periodo che si era peraltro chiuso con alcuni segnali di indebolimento, a partire da ottobre la situazione congiunturale ha conosciuto un rapido deterioramento. Il riacutizzarsi della pandemia e l’avvio delle prime misure di contenimento hanno determinato per molte filiere produttive l’interruzione del lento e faticoso processo di ritorno a una situazione meno emergenziale. Nel confronto annuo l’ICC di ottobre ha visto amplificarsi il divario rispetto ai livelli registrati nello stesso mese del 2019. La variazione si attesta al -8,1% (-5,1% a settembre). Il rallentamento, seppure diffuso, ha interessato in misura più immediata e significativa la filiera del turismo, dei servizi per il tempo libero ed i trasporti con riduzioni della domanda che si avvicinerebbero a quelle registrate a marzo. Il deterioramento del contesto economico, associato all’acuirsi del clima d’incertezza, ha determinato un rapido peggioramento del Pil. Per il mese di novembre si stima una riduzione del 7,7% su ottobre e del 12,1% nel confronto annuo. Le dinamiche registrate negli ultimi due mesi, a meno di un eccezionale, ma improbabile, recupero a dicembre, portano a stimare preliminarmente una decrescita congiunturale del Pil nel quarto trimestre superiore al 4%. Queste valutazioni non comporterebbero modifiche nella dinamica complessiva del Pil per il 2020 (tra il -9% e il -9,5%), grazie a un terzo trimestre decisamente più favorevole rispetto alle stime, ma implicherebbero un’entrata ben peggiore nel 2021, facendo svanire le più ottimistiche previsioni di rimbalzo statistico per l’anno prossimo. Già nel mese di settembre, in linea con l’emergere dei primi segnali di una seconda ondata della pandemia in molti paesi, il quadro congiunturale ha evidenziato i primi segnali di rallentamento. La produzione industriale ha mostrato un peggioramento congiunturale del 5,6%, al netto dei fattori stagionali, con una flessione del 5,2% su base annua. Gli occupati, pur risultando stabili in termini congiunturali, hanno mostrato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente una riduzione dell’1,7%. Il sentiment delle imprese del commercio al dettaglio ha registrato nel mese di ottobre un aumento dell’1,9% congiunturale, a fronte però di una riduzione tendenziale del 9,3%”.
La nota di Confcommercio conclude con previsioni pessimistiche: “Considerando i provvedimenti susseguitisi nel mese di ottobre e le chiusure a macchia di leopardo iniziate ai primi di novembre, si stima per il mese in corso un calo congiunturale del Pil, al netto dei fattori stagionali, del 7,7%, dato che porterebbe ad una decrescita del 12,1% rispetto allo stesso mese del 2019, conclude Confcommercio”.
Il settore del commercio si aggiunge alla crisi di altri settori che non potranno più recuperare le perdite subite dalla crisi pandemica, con tutte le ripercussioni sul dramma umano dei lavoratori colpiti.

Salvatore Rondello

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