martedì, 12 Novembre, 2019

Comuni del Cratere. Unione per la ricostruzione dei posti colpiti

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A pochi giorni dalla manifestazione del 18 maggio, organizzata a Roma dal Coordinamento Terremoto del Centro Italia, contro un Governo assente e Fondi usati male, a Rieti è stato firmato, il 9 maggio, presso il Palazzo Potenziani, un Accordo Quadro tra la Fondazione Varrone (ideatrice dell’Accordo stesso), l’Ufficio del Soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle province del Lazio, La Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio, i comuni di Rieti, Amatrice, Accumoli, Cittareale, la Diocesi di Rieti. Finalità quella di costruire autonomamente un futuro precorrendo i tempi di una ricostruzione chiaramente “troppo lenta” e ripartendo da una valorizzazione di quello che è rimasto, anche se “danneggiato”.
I Ritardi nella ricostruzione, attribuiti alla lentezza pachidermica di un Governo che continua a “penalizzare le aree colpite”, anche attraverso una burocrazia che impedisce l’utilizzo di somme ingenti donate da realtà sia private che pubbliche, il rischio “dimenticanza” e l’indifferenza, hanno prodotto qualcosa di diverso, un messaggio che proviene da un’Italia che vuole ripartire dai piccoli centri e che reagisce agli eventi, che non si piange addosso (come ha sottolineato il sindaco di Rieti, Antonio Cicchetti).
“L’idea di lavorare insieme per il territorio è una cosa eccezionale, non ordinaria – ha spiegato Antonio D’Onofrio, Presidente della Fondazione Varrone – l’insoddisfazione nel non poter contribuire al problema della ricostruzione nei comuni del cratere, anche considerando la consistente cifra donata e che non siamo riusciti a spendere, l’apprensione per le tempistiche, la nostra particolare realtà fatta di piccoli comuni caratterizzati da una economia legata alle risorse locali, dunque con una criticità maggiore rispetto all’Aquila, che pure ancora “non vive”, ci hanno portato a trovare soluzioni su come partecipare e contribuire”.
E l’Accordo ha davvero un taglio innovativo: da qui a 5 anni l’impegno dei firmatari è di recuperare e valorizzare il patrimonio attraverso attività di restauro e valorizzazione dei beni artistici, trasformando questa attività in un momento di rinascita per l’intera comunità. “Il restauro diventerà un’occasione per vivere il restauro da parte del cittadino, i cantieri dovranno essere fruibili, sia in forma diretta che in remoto”, ha sottolineato Paolo Iannelli, soprintendente speciale per le aree colpite dal sisma.
I laboratori di restauro si trasformeranno così in Laboratori di Rinascita/Cultural Point, non solo luoghi di lavoro ma di aggregazione e risveglio sociale, con l’intento di recuperare una identità e provocare (soprattutto nei giovani ed anziani) una fidelizzazione ai propri luoghi di origine. Ad un laboratorio collocato in un punto centrale, ossia a Rieti, ne saranno affiancati altri distribuiti nelle diverse sedi e collegati tra di loro anche con webcam in live streaming. I laboratori di rinascita serviranno a promuovere la valorizzazione del patrimonio e insieme dei contesti di provenienza.
I tempi sono a stretto raggio: tra il 2019 e il 2020 è prevista l’attivazione di quello di Rieti, con presa in carico di un pacchetto di opere da restaurare (scelte anche in base al valore religioso-comunitario) attraverso il lavoro di professionisti del luogo, a fine anno è in programma la pubblicazione di un libro-catalogo sui beni culturali scampati al sisma e, nei primi mesi del 2020, l’allestimento, a Palazzo Potenziani, di una mostra con le opere d’arte recuperate.
Un progetto ambizioso ed innovativo che vuole contrastare l’immobilismo delle istituzioni, e questo in attesa di una ricostruzione che preveda il ritorno dei beni ai luoghi di appartenenza, così come ha tenuto a precisare il Vescovo di Rieti, Domenico Pompili.
“Considero l’Accordo come la possibilità di un percorso virtuoso che aiuti le Istituzioni ad intraprendere un cammino concreto – ha affermato Pompili – dal forte impatto simbolico in un momento in cui, a livello di Governo, siamo fermi da più di 1 anno e mezzo, con 150 chiese chiuse ed inagibili. Sono passati ben 3 Commissari, ma non si è visto nulla di concreto. Naturalmente sarà necessaria una contestualizzazione, nel senso che le opere, una volta restaurate, dovranno tornare ai paesi di origine”.
Il ruolo delle Soprintendenze sarà quello di vigilare, promuovere le attività di restauro e di valorizzazione, oltre che di garantire la fruizione dei beni artistici, librari ed archivistici, così come hanno precisato, per la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica, Monica Grossi e per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, Paola Refice.

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