lunedì, 26 Ottobre, 2020

Con la Cancellieri

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Il ministro ha spiegato con minuzia di particolari la sua posizione sul caso Ligresti. Lo ha fatto con convinzione e commozione. Lo ha fatto chiarendo. Senza titubanze e scuse. Ha più volte citato il procuratore di Torino Caselli che ha voluto precisare che la pratica di scarcerazione della Ligresti ha fatto il suo corso, senza alcun condizionamento da parte del ministro. Caselli ha testualmente definito “arbitraria e destituita di fondamento l’idea che la concessione degli arresti domiciliari sia avvenuta in base a circostanze esterne”. Il ministro ha voluto ricordare i cento casi dei quali si è personalmente interessata, e soprattutto ha sottolineato la gravità del tema delle carceri, i troppo numerosi suicidi che si verificano, la percentuale superiore al 25 per cento dei detenuti in attesa di giudizio. Vale per lei il commovente e convincente articolo di don Gino Rigoldi apparso stamane su “Il Corriere della Sera”.

“O tutto o niente”: questo sembra essere diventato il principio di coloro che si sono impegnati a giudicare la frase pronunciata dal ministro Cancellieri. Ha aiutato una persona? Non basta. Ne ha aiutate cento? Non basta. Ha segnalato mille casi? Non basta, non basta. Deve interessarsi di tutti. Non ce la fa e allora è meglio non occuparsi di nessuno”. Don Rigoldi, che al reinserimento dei carcerati ha dedicato la vita, insiste: “Il ministro si è interessato a una donna ricca. E i ricchi per definizione non soffrono, e non possono avere amicizie. Ma c’è di più, di più, persino il figlio del ministro è ricco, ha guadagnato milioni di euro…. Io non riesco ad accodarmi a questa orgia dell’invidia, a questa esaltazione della maldicenza”. Neanche io. Anzi ritengo che la Cancellieri abbia fatto male a pentirsi di aver fatto prevalere il sentimento al distacco, durante la telefonata intercettata. Coloro che non sanno avere pietà e non si commuovono, coloro che non si muovono per un amico, per un conoscente, per il più ignoto dei carcerati, perché sanno di non poterlo fare per tutti, coloro che non sentono il grido di dolore di coloro che soffrono, come questi giovanotti dei Cinque stelle, che sembrano impietosi cecchini pronti a sparare in nome di una falsa ideologia, mi fanno paura.

E che il Pd se ne distacchi una volta per tutte, senza timore di urtare l’umore popolare. E dica cosa pensa dell’amnistia, dei referendum radicali, in particolare dell’uso distorto sella carcerazione preventiva. La Cancellieri si è definita libertaria, e ne prendiamo atto con favore. L’avremo allora con noi in occasione dei prossimi referendum, ne siamo convinti. Bene ha fatto ancora una volta il nostro Enrico Buemi a polemizzare con i tanti giustizialisti, e male ha fatto Zanda a prendere atto con favore della precisazione del ministro relativa a quel distacco istituzionale che deve prevalere sul sentimento. Lo manderemo a scuola da Prampolini.

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