giovedì, 27 Febbraio, 2020

Con Renzi segretario governo Letta in crisi

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Lo ha detto chiaro e tondo Matteo Renzi proprio ieri. E lo ha detto in due frasi. La prima sarebbe già sufficiente per capire le conseguenze. È cioè che se lui fosse stato segretario il Pd avrebbe votato la sfiducia alla Cancellieri. Dunque per il sillogismo che abbiamo proposto ieri (Letta è presidente del Consiglio, la Cancellieri è un suo ministro, la sfiducia alla Cancellieri è una sfiducia al governo Letta), Renzi avrebbe fatto cadere il governo. Resta naturalmente da capire quale considerazione il futuro segretario del Pd abbia dei suoi deputati e senatori, che oggi hanno votato contro la sfiducia e che, con Renzi al vertice del partito, avrebbero invece cambiato idea. Ma lasciamo perdere questo insignificante particolare sul ruolo del parlamentare che la Costituzione prevede senza vincolo di mandato. E concentriamoci sulla seconda frase di Renzi. Il sindaco di Firenze sostiene che dal giorno dopo la sua investitura, e cioè dal 9 dicembre, il governo dovrà cambiare marcia. Come se fino al suo approdo avesse vivacchiato, sonnecchiato, riposato. Facile prevedere una vittoria di Renzi alle primarie aperte. Difficile prevedere una facile convivenza tra Renzi e Letta, destinati a diventare assai presto avversari, come avevamo da tempo previsto. Il problema sarà costituito non tanto dalla scontata vittoria alle attuali primarie, ma da quella alle successive per la designazione del candidato premier dalla coalizione, se sarà approvata una nuova legge elettorale che continuasse a prevederle, con Renzi e Letta entrambi candidati e magari dopo una guerra di posizione tra i due che rischierà, dividendo il partito, di sfibrare il Paese.

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