domenica, 23 Febbraio, 2020

Conferenza di Berlino, la Grecia non ci sarà per protesta

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La conferenza di Berlino che, dopo mille incertezze, si aprirà domenica 19 gennaio rappresenta forse l’ultimo tentativo di trovare un accordo sulla Libia tra i due contendenti Serraj e Haftar e i loro alleati. In realtà i veri interlocutori appaiono più Russia e Turchia e grazie all’incontro avvenuto nei giorni scorsi a Mosca, pur senza la firma di un accordo causa il rinvio chiesto da Haftar, si è arrivati al un cessate il fuoco tra le parti, sostanzialmente rispettato, che rende più ottimistici i risultati della conferenza, la cui effettuazione, nei giorni scorsi, era stata più volte messa in discussione. Ci saranno sia Serraj che Haftar a Berlino ma l’impressione è che sia difficile arrivare a siglare un accordo visto che Haftar per farlo pretende il ritiro delle milizie turche, che Erdogan si guarda bene dal fare minacciando ulteriormente un intervento armato contro il generale della Cirenaica. In questa situazione vi sono due elementi di novità. In primo è costituito da un rinnovato interesse degli Usa per la questione libica dopo un atteggiamento di distacco da quanto sta accadendo. Trump teme che dalla situazione possano trar vantaggio i Fratelli mussulmani attualmente alleati di Serraj e banditi negli Emirati Arabi e in Egitto. Per questo motivo è intervenuto su Haftar e sul Presidente egiziano Al Sisi per evitare che nel caso derivato da un mancato accordo i Fratelli mussulmani considerati estremisti islamici possano prendere il potere. Da non sottovalutare è anche la posizione di Grecia e Cipro assolutamente contrarie al patto siglato nei giorni scorsi tra Erdogan e Serraj che oltre a prevedere l’invio di truppe turche ha regalato alla Turchia il controllo di vaste aree del Mediterraneo intollerabile secondo il Primo Ministro greco che ne vuole l’immediata cancellazione pena il non riconoscimento dell’intesa tra Serraj e Haftar. Per questo motivo la Grecia non sarà presente a Berlino. Uno stato di cose, come si può intuire estremamente complesso che renderà probabilmente interlocutorio il risultato della conferenza sebbene Putin stia moltiplicando gli sforzi per rendere meno rigida la posizione di Haftar. Si capisce anche bene che sarà molto difficile vedere Serraj e Haftar seduti allo stesso tavolo quando entrambi considerano il rivale illegittimo rappresentante della Libia. Infine si fa probabile una missione dei soldati italiani in Libia sotto l’egida dell’Onu insieme a altri militari di Paesi Nato. Di questo hanno parlato Conte e Di Maio nel corso dei numerosi contatti avuti in questi giorni con i rappresentanti dei Paesi mediterranei maggiormente interessati alla situazione libica. La conferenza di Berlino, almeno su questo punto, dovrebbe prendere una decisione.

Alessandro Perelli

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