martedì, 11 Agosto, 2020

Confindustria Lombardia: più flessibilità meno garanzie

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La Confindustria ha chiesto al governo di rivedere i contratti di lavoro che secondo le associazioni datoriali dovrebbero essere improntati sulla produttività e flessibilità. Pertanto vorrebbero cancellare il decreto dignità per reinserire i contratti a termine con la seguente motivazione: “Perché in questa fase difficile è importante cercare di mantenere alta l’occupazione e per questo servono contratti di lavoro che devono essere improntati sulla produttività e flessibilità. Appello a uno sforzo comune di tutti gli attori istituzionali ed economici”.

Lo ha detto il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, intervenendo all’evento organizzato dal Sole24Ore ‘Innovation days’ dal titolo “La Lombardia che riparte”.
Bonometti ha spiegato: “Quello che chiediamo al governo è creare le condizioni perchè le imprese recuperino competitività andando a conquistare nuovi mercati sull’estero. E ancora, la semplificazione della Pa e le riforme strutturali come quella della la giustizia, abbiamo chiesto che partano le grandi opere, di detassare il detassabile, la riduzione del cuneo fiscale, la valorizzazione dei prodotti italiani per ridare stimolo al mercato interno. Industria 4.0 deve essere concentrata sulla formazione. La Lombardia che riparte è la testimonianza che la regione che traina il Paese, nonostante le durissime conseguenze della pandemia, è viva e si rimette in moto, con la volontà di tornare più forte e innovativa di prima. Per uscire da questa situazione la sola forza delle imprese però non basta: serve un supporto, attraverso azioni rapide e concrete, incentrato su le seguenti priorità: credito e liquidità, semplificazione, investimenti, sanità, mercato interno e competitività. Se a livello regionale  gli imprenditori sono certi di poter contare su sinergie con le istituzioni, le comunità e i territori, la stessa cosa auspichiamo accada anche a livello nazionale perché in caso contrario il declino inesorabile è ciò che si prospetta per l’Italia. Non servono polemiche ma uno sforzo comune di tutti gli attori istituzionali ed economici per ricreare quella fiducia necessaria ad affrontare situazioni straordinarie e complicate. Ancora una volta la fabbrica ed il lavoro sono centrali per un riscatto degno di una terra, quella lombarda, che vuole competere ed essere ancora protagonista nello scenario mondiale”.
Se da un lato è condivisibile la richiesta di uno Stato più efficiente ed efficace, diventano inaccettabili le penalizzazioni dei lavoratori.

Secondo la Confindustria, ancora una volta, a salvare il Paese dovrebbero essere i lavoratori con maggiore flessibilità e maggiore sfruttamento umano. Non si dice niente sulla leggerezza dei capitalisti nell’amministrare le proprie aziende, senza creare riserve sufficienti a fronteggiare i momenti di crisi che ciclicamente si ripropongono a prescindere dall’emergenza pandemica. Senza nessuna autocritica, la presa di posizione della Confindustria lombarda inasprisce la conflittualità sociale, riaccendendo le problematiche sociali tra sfruttati e sfruttatori. Sicuramente i sindacati si prepareranno ad un autunno più caldo del solito. Però, la Confindustria ricatta Governo e sindacati su una vecchia logica: o i lavoratori avranno meno diritti o ci saranno più disoccupati. Purtroppo, i disoccupati con industria 4.0 ci saranno ugualmente senza mettere in atto politiche per una più equa distribuzione della ricchezza. La risposta politica da parte dei partiti della sinistra e dei sindacati che rappresentano i lavoratori, dovrebbe essere quella di chiedere una legge attuativa del dimenticato articolo 46 della Costituzione che recita: “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge, alla gestione delle aziende”. Non ci sarebbe nessun motivo per cambiare la Costituzione, ma basterebbe soltanto attuarla. Compito storico che ha svolto il Partito Socialista Italiano che oggi dovrebbe proseguire per il bene dei lavoratori e del Paese, recuperando il rapporto elettorale con gli italiani.

Salvatore Rondello

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