domenica, 19 Maggio, 2019

Congedi per le elezioni e novità sul Reddito di Cittadinanza

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I congedi previsti per i lavoratori impegnati nella prossima consultazione elettorale europea
LE ASSENZE PER ELEZIONI

È un vero e proprio esercito, abbastanza numeroso, di presidenti, di scrutatori e di rappresentanti di lista dei partiti quello che sarà formalmente impegnato nei seggi elettorali per le elezioni europee che si svolgeranno il 26 maggio 2019. Tra questi ci saranno anche tanti lavoratori dipendenti, che, volentieri o meno, dovranno lasciare aziende e uffici per provvedere all’espletamento di tutte le operazioni legate a questo delicatissimo e irrinunciabile compito. L’occasione è quanto mai opportuna per ricapitolare che cosa deve fare chi, ritornato alla consueta attività, al termine dello scrutinio, si appresta alla solita querelle con il reparto personale della propria ditta per stabilire i propri diritti nel caso di mancata presenza al lavoro motivata dall’importante incarico svolto presso l’urna di assegnazione. Circa il titolo ad assentarsi dal lavoro e il trattamento spettante in tema di riposi compensativi, è fuor di dubbio che i giorni dedicati ai previsti adempimenti di cui si tratta, siano considerati a tutti gli effetti periodi di attività lavorativa secondo quanto dispone l’articolo 119 del Testo Unico n. 361/57, modificato dalla legge n. 53/90. Ciò comporta il conseguente obbligo per il datore di lavoro, non solo di permettere l’assenza, ma di retribuirla secondo le regole dell’Inps. Per di più, la stessa legge n. 53 del 1990 ha precisato che il diritto ai riposi compensativi e alle assenze retribuite compete anche ai rappresentanti di lista. Poiché le funzioni di presidente e scrutatore dei seggi sono del tutto equiparate all’espletamento dell’attività lavorativa, non è consentito alle aziende di richiedere prestazioni professionali nei giorni coincidenti con le operazioni elettorali, pure se l’eventuale turno di lavoro fosse collocato in orario diverso da quello di presenza disposto per la nomina ricevuta. Per quanto attiene i riposi compensativi la Corte Costituzionale ha riaffermato il principio secondo cui il lavoratore ha titolo al recupero delle giornate festive (la domenica) o non lavorative (il sabato, nel caso di settimana corta) destinate alle operazioni elettorali, nel periodo immediatamente successivo ad esse. In altre parole, i soggetti interessati hanno diritto a restare a casa, ovviamente pagati, nei due giorni successivi all’effettuazione del mandato ricevuto (se il sabato è lavorativo), o nel giorno successivo (se non viene osservata la settimana corta) in forza della parificazione legislativa tra attività al seggio elettorale e prestazione professionale, rispetto alla quale la garanzia del congedo è precetto costituzionale.
Ove gli adempimenti connessi all’ufficio ricoperto per designazione abbiano termine di lunedì, come è stato durante le precedenti ultime consultazioni politiche, le giornate di diritto al riposo dovrebbero essere il martedì (ed eventualmente il mercoledì, se il sabato non è lavorativo). Per avere titolo ai riposi o, in sostituzione, alla retribuzione e ai benefici di cui si è accennato, il lavoratore dovrà produrre all’azienda l’attestazione del presidente del seggio elettorale, regolarmente timbrata con il bollo della sezione e dalla quale risulti la data e l’ora di inizio e di conclusione delle funzioni.
Sulla materia in questione, anche la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro ha recentemente approntato un utile vademecum per gestire al meglio le assenze dei lavoratori impegnati nella ‘macchina’ elettorale: presidenti di seggio, segretari e scrutatori, nonché rappresentanti di lista o gruppo e rappresentanti dei partiti o gruppi politici (o promotori dei referendum).
Per la cronaca ricordiamo infine che domenica 26 maggio 2019 dalle ore 7.00 alle 23.00 nei seggi allestiti in tutto il Paese si voterà per le Elezioni europee 2019 e segnatamente„ per il rinnovo dei deputati che rappresentano i paesi membri dell’Ue all’interno dell’Europarlamento di Bruxelles.
Da sottolineare che il Parlamento europeo è l’unica istituzione europea i cui membri sono eletti direttamente dai cittadini.“
Possono votare tutti i cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali del proprio Comune che avranno compiuto il 18° anno di età entro il 26 maggio 2019. Ma sono parimenti elettori anche i cittadini degli altri Paesi membri dell’Unione europea che, a seguito di formale richiesta, abbiano ottenuto l’iscrizione nell’apposita lista elettorale del comune italiano di residenza.“
Il sistema elettorale delle elezioni europee prevede un voto proporzionale, quindi alle liste. Non vi saranno così contrapposizioni tra coalizioni, ma un voto ai partiti che vorranno formare una lista comune.

Inps: dipendenti spostati dalle Sedi al Centro
LOY: UN ERRORE SGUARNIRE IL TERRITORIO

Mentre gli uffici sono alle prese con quota 100, il reddito di cittadinanza e carichi di lavoro sempre più impegnativi l’Inps ha avviato una procedura di interpello per portare dagli uffici territoriali alla direzione Generale di Roma 50 dipendenti. Una scelta che ha fatto imbufalire non poco i sindacati dell’Istituto. In una nota congiunta Cgil Fp, Cisl Fp e Uilpa parlano di procedura “scellerata e inopportuna”, “fintamente nazionale” e “inopinatamente restrittiva” in quanto riservata solo ad uno specifico profilo professionale. Ipotesi bocciata anche dal presidente del Civ dell’Istituto Guglielmo Loy.
L’interpello partito con messaggio del 3 maggio scorso prevede che le domande andavano inviate entro il 13 maggio. E’ rivolto in particolare alla figura dei funzionari appartenenti al profilo ‘Analista di processo -consulente professionale’, una figura istituita dall’ex presidente Tito Boeri a fine 2017. In pratica secondo i sindacati sembrerebbe che l’interpello sia mirato a portare nella sede della direzione generale 49 giovani nuovi assunti e inviati nelle sedi territoriali della capitale.
Per i sindacati si tratta, dunque, di “un’entrata a gamba tesa, sul precario equilibrio che le sedi di Roma, con fatica, stavano cercando di trovare dopo l’innesto di 49 ragazzi nuovi assunti”. “Non accettiamo quindi -scrivono in una nota- che i lavoratori delle sedi di Roma, vengano presi in giro per l’ennesima volta da una Amministrazione Pinocchio. Prima promette l’attenzione alle esigenze del territorio, impegna i lavoratori esperti nella formazione e nell’affiancamento dei nuovi colleghi, e poi subito gli scippa queste nuove risorse da sotto il naso, facendo ripiombare gli uffici nelle difficoltà, alle quali si aggiungono anche i tanti pensionamenti in arrivo”.
“Questa operazione scellerata -continua la nota- rischia di spegnere quella scintilla di speranza, che si stava pian piano riaccendendo nelle sedi dopo anni di sofferenze. E’ infatti verosimile che nei prossimi mesi questa differenza di opportunità, causerà conflitti striscianti fra “vecchi” costretti a rimanere in porto, e “nuovi” in attesa di salpare per nuovi lidi.
Cgil, Cisl e Uil ribadiscono di non aver “né firmato né dato alcun avallo” all’interpello, che ritengono “dannoso e inopportuno” in questa fase cruciale per l’Inps. E chiedono “con forza il ritiro” della procedura.
Per il presidente dell’Inps Guglielmo Loy, interpellato dall’Adnkronos, si tratta di un errore da correggere. “Un errore -spiega- a cui rapidamente bisogna riparare per dare un segnale di vicinanza a chi opera nel territorio e nelle 400 sedi dell’istituto. In pochi mesi si sono affacciate e si sono rapportate con Inps centinaia di migliaia di persone in più per richiedere sia le prestazioni tradizionali che quelle nuove o rinnovate come quota 100 e reddito di cittadinanza”.
“Il Civ dell’Inps -osserva Loy- indica proprio nel rafforzare la presenza nel territorio una delle priorità e svuotare le sedi più esposte, a partire da quelle della periferia romana di nuove risorse umane è profondamente ingiusto e sbagliato”.

Reddito di cittadinanza
TRIDICO: NOVITÀ IN VISTA

La platea del reddito di cittadinanza potrebbe allargarsi? Lo ha annunciato l’Inps, dicendosi pronto a estendere la misura-bandiera del Movimento 5 stelle a chi ha da poco perso il lavoro e non può ottenere il sussidio solo perché l’anno precedente aveva un reddito. Il presidente dell’Istituto, Pasquale Tridico, ha parlato della questione in una recente intervista rilasciata al quotidiano La Stampa di Torino. «La bozza di provvedimento è sul mio tavolo, spero possa essere discussa in parlamento al più presto, forse già alla fine di maggio». Cosa potrebbe cambiare? Si potrà dichiarare il reddito corrente, e ciò «permetterà ai disoccupati in particolari situazioni, percettori di trattamento economico di disoccupazione o disoccupati da oltre 18 mesi, di accedere al beneficio».
In merito al reddito di cittadinanza, «nei primi due mesi sono arrivate più di un milione di domande. L’ ultimo dato a mia disposizione ne conta precisamente 1.125.396, circa 120 mila in più del 30 aprile. Ciò significa che le richieste procedono a un ritmo di mille al giorno. La percentuale di quelle accolte dovrebbe aggirarsi attorno al 75%», ha spiegato Tridico, aggiungendo che l’assegno medio ammonta a 520 euro.
Domande per quota 100
Quanto a quota 100, il numero uno dell’Inps ha smentito che le istanze di accesso non siano decollate. «In un trimestre sono arrivate 130 mila domande a fronte di una previsione di 290 mila in un anno. Siamo assolutamente in linea con le previsioni». Tridico ha risposto a chi accusa l’Inps di iniziative elettorali per via della campagna porta a porta sul reddito di cittadinanza con l’uso di camper e gazebo: «In Italia l’arroganza di classe non ha limiti. Un noto detto calabrese dice che chi è sazio non crede al digiuno. I camper andranno nelle periferie di Milano, Roma, Napoli, Torino, Bologna e serviranno a spiegare alle persone tutte le prestazioni a cui hanno titolo, non solo il reddito di cittadinanza. Dobbiamo chiederci se decine di migliaia di persone che vivono in situazione di estrema difficoltà abbiano diritto a una chance o debbano esser abbandonate a se stesse».

Disoccupati di lunga durata
PIÙ AL SUD CHE IN TUTTA LA GERMANIA

I disoccupati di lunga durata, quelli in cerca di lavoro da oltre 12 mesi, diminuiscono in Italia nel 2018 fissandosi a 1,6 milioni di unità (-81.600) ma sono il numero più elevato in Ue. Tra Sud (594.000) e Isole (312.000) i disoccupati da oltre un anno sono oltre 900.000, un dato di molto superiore a quello dell’intera Germania (600.000) nella quale però vivono 82 milioni di persone a fronte dei 20,6 residenti al Sud. Emerge dai dati Eurostat secondo i quali in Campania (286.000) e Calabria (105.000) ci sono più disoccupati di lunga durata dell’intero Regno Unito (352.000).
Si allarga ancora il divario tra il tasso medio di occupazione femminile in Europa (63,3%) e quello italiano che sale ma resta sotto il 50% (al 49,5%). Lo si legge sulle tabelle Eurostat riferite al 2018 secondo le quali dopo la Mayotte, regione d’oltremare francese, ci sono quattro regioni italiane agli ultimi posti con la Sicilia che scende dal 29,2% del 2017 al 29,1%. Lavora poco più di una donna su quattro tra i 15 e i 64 anni a fronte del 62,7% in Emilia Romagna e il 72,1% in Germania. Ha un’occupazione inferiore al 30% anche la Campania seguita da Calabria e Puglia.
Sale l’occupazione nella moda al sud – Il settore moda conta in totale oltre 460 mila occupati, distribuiti in 38.555 aziende, delle quali il 18% al sud. Tre aziende su quattro sono microimprese, ma che tendono ad ingrandirsi con un aumento del 7,1% negli ultimi anni delle imprese fino a 50 dipendenti. È l’identikit del settore che emerge dalla ricerca “Il dumping contrattuale nel settore moda”, edita da Edizioni Lavoro e realizzata da Giovanni Rizzuto, segretario nazionale della Femca-Cisl e da Paolo Tomassetti, di Adapt.
In crescita l’occupazione del settore nel Mezzogiorno, +4,5% nel triennio 2014-2016 (il 17% degli addetti totali del settore) ma con una differenza salariale che di circa il 25% in meno rispetto al Centro Nord. Il 65% degli occupati è donna. Il 10% degli addetti ha un contratto a tempo determinato, il 52% dei contratti a termine ha una durata inferiore ai 6 mesi. Un occupato su tre ha meno di 35 anni, l’83% degli addetti è operaio (13% impiegato e 0,7% quadro o dirigente).

Carlo Pareto

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