martedì, 25 Febbraio, 2020

Congedo maternità dopo il parto. Istruzioni operative per il dopo parto

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Istruzioni operative
CONGEDO MATERNITÀ DOPO IL PARTO
È stata sbloccata la possibilità per le donne incinte di lavorare anche gli ultimi mesi di gravidanza, in modo da usare l’intero congedo direttamente dopo il parto. L’Inps ha appena pubblicato una circolare, (la numero 148 del 12 dicembre 2019), che fornisce istruzioni operative sulla norma della legge di bilancio per il 2019 che ha prefigurato la possibilità di prestare la propria attività lavorativa fino al nono mese di gestazione per usare il congedo di 5 mesi unicamente dopo il parto. Fino ad ora le domande pervenute sono state sospese in attesa dei chiarimenti. Di fatto da venerdì 20 dicembre è possibile presentare telematicamente la domanda e vederla accolta. La possibilità è subordinata alla condizione di presentare certificati medici che attestino che l’opzione esercitata non arreca alcun pregiudizio alla salute della madre e del nascituro.
La legge di bilancio 2019 afferma che le lavoratrici hanno facoltà “di astenersi dal lavoro unicamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a patto che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro certifichino che tale opzione non arrechi alcun pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro”. La documentazione sanitaria deve essere acquisita dalla lavoratrice nel corso del settimo mese di gravidanza. Le certificazioni mediche dovranno “attestare esplicitamente l’assenza di pregiudizio alla salute fino alla data presunta del parto ovvero fino all’evento del parto qualora dovesse avvenire in data successiva a quella presunta”. Le certificazioni consentiranno lo svolgimento dell’attività lavorativa “fino al giorno antecedente alla data presunta del parto, con conseguente inizio del congedo di maternità dalla data presunta, e per i successivi cinque mesi”.
L’interdizione dal lavoro per gravi complicanze della gravidanza “è compatibile” con la possibilità di lavorare fino al nono mese purché i motivi alla base dell’interdizione cessino “prima dell’inizio del congedo di maternità ante partum”. È invece incompatibile con l’opzione l’interdizione al lavoro legata alle condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli alla salute.
L’insorfere di un periodo di malattia prima dell’evento del parto, tra il settimo e il nono mese, “comporta l’impossibilità di avvalersi dell’opzione”. Nel giorno di inizio della malattia (anche qualora fosse un singolo giorno), la lavoratrice inizia il proprio periodo di congedo di maternità e le giornate di astensione obbligatoria non godute prima si aggiungono al periodo di congedo di maternità dopo il parto.
La lavoratrice può rinunciare all’opzione data solo prima dell’inizio del periodo di congedo di maternità ante partum. Qualora, tuttavia, la lavoratrice manifestasse la decisione di non volersi più avvalere dell’opzione dopo l’inizio del periodo di maternità ante partum, il congedo di maternità indennizzabile sarà computato secondo le ordinarie modalità (due mesi prima del parto e tre mesi dopo). Quindi i periodi prima del parto lavorati prima della rinuncia saranno comunque conteggiati come periodo di maternità, ma non saranno indennizzati poiché la futura mamma ha lavorato.
Il congedo di maternità – si ricorda – è il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alla lavoratrice nel corso del periodo di gravidanza e puerperio. Durante il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro la lavoratrice percepisce un’indennità economica in sostituzione della retribuzione. Il diritto al congedo ed alla relativa indennità spettano anche in caso di adozione o affidamento di minori.
In presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo di maternità, il diritto all’astensione dal lavoro ed alla relativa indennità competono al padre (congedo di paternità).
Le norme che disciplinano permessi e congedi a tutela della maternità e della paternità sono contenute nel decreto legislativo n. 151 del 26 marzo 2001, cosiddetto Testo Unico maternità/paternità (di seguito denominato semplicemente T.U.)

Reddito e pensione di cittadinanza
I DATI DI DICEMBRE 2019
I dati dell’Osservatorio sul Reddito di Cittadinanza sono stati aggiornati al 6 dicembre 2019. Le domande di Reddito e pensione di Cittadinanza pervenute all’Inps sono 1.623.000, di cui 1.066.110 sono state accolte, 112.396 sono in lavorazione e 444.494 sono state respinte o cancellate.
Per quanto attiene le aree geografiche, sono state accolte 643.999 richieste a fronte delle 902.341 pervenute dalle regioni del Sud e dalle Isole (60,4%), 260.024 istanze a fronte delle 455.641 pervenute dalle regioni del Nord (24,4%) e 162.087 a fronte delle 265.018 pervenute dalle regioni del Centro (15,2%).
Dei 1.066.110 nuclei le cui domande sono state accolte, 51.681 sono decaduti dal diritto, 890.756 riguardano nuclei percettori del Reddito di Cittadinanza, con 2.311.285 persone coinvolte. I restanti 123.673 sono nuclei percettori di Pensione di Cittadinanza, con 140.668 persone coinvolte.
Da adesso è possibile consultare i dati relativi ai nuclei beneficiari del Reddito e della Pensione di Cittadinanza, alle persone coinvolte e all’importo medio del beneficio, attraverso l’osservatorio statistico navigabile. I dati, ottenuti attraverso la selezione personalizzata, sono anche esportabili in formato excel.

Il Governo ci aiuti
DISABILITÀ E MOBILITÀ: QUEI DIRITTI NEGATI
Andare a visitare una mostra, raggiungere il posto di lavoro o viaggiare da turista, accedere alle zone a traffico limitato delle città, posteggiare la propria auto senza incorrere in sanzioni. Operazioni normali che si fanno in modo automatico, quasi senza pensarci e che in qualche possono perfino risultare rilassanti. Ma non per tutti. Per le persone con disabilità, infatti, molte semplici azioni si trasformano in un calvario. Un calvario reso meno pesante grazie a norme e regolamenti che negli anni sono stati introdotti ma che “non bastano a garantire pieni diritti alle persone con disabilità”. Lo ha recentemente spiegato all’Agenzia di stampa Ansa Roberto Romeo, presidente nazionale dell’Anglat (l’Associazione nazionale guida legislazioni handicappati trasporti) ricordando che “la certezza della mobilità per le persone disabili deve far parte integrante delle politiche di governo per garantire un diritto costituzionale, ma anche perché se il disabile non è autonomo pesa economicamente su tutto il sistema della spesa pubblica”.
Insomma, costa. “Un costo – ha sottolineato Romeo – che si determina se una persona con disabilità è costretto ad affidarsi ad altri per vivere la propria vita”. In Italia parliamo di un ‘esercito’ di 7 milioni e mezzo di cittadini, la cui disabilità è certificata dai dati Inps e Inail. Cittadini che per l’80% vivono in famiglia, facendo crescere quindi il totale delle persone coinvolte in qualche modo con i problemi di mobilità al 30% della popolazione, oltre 20 milioni di persone. Anche perché se una persona portatrice di disabilità non può muoversi da sola per lavorare, per curarsi, o anche andare a trovare degli amici, inevitabilmente deve coinvolgere tutto il suo nucleo familiare.
Il presidente dell’Anglat si è però dichiarato ottimista. Martedì 3 dicembre scorso è stata celebrata la Giornata internazionale delle persone con disabilità. Un’occasione che è servita a riannodare i fili dei tanti problemi ancora aperti che “potrebbero essere risolti con una maggiore consapevolezza di tutti i livelli burocratici e legislativi del Paese”. E il primo interlocutore è il premier Giuseppe Conte che proprio il 3 dicembre “ha scelto di ascoltare le istanze dei rappresentanti delle associazioni delle persone con disabilità”, ha sottolineato Romeo. Ma “un proficuo dialogo invero è già aperto in sede parlamentare dove si stanno discutendo modifiche legislative importanti per noi” tra queste “le agevolazioni per l’uso delle auto elettriche”, ha rimarcato. La Fand (Federazione delle associazioni nazionali di persone con disabilità di cui fa parte Anglat) e la Fish, Federazione italiana per il superamento dell’handicap, sono andate all’incontro a Palazzo Chigi “armate” di un dossier piuttosto corposo fatto di proposte “sia sul fronte normativo che regolamentare”. La parola chiave è “sostegno alla mobilità per tutti”. Un diritto che non può essere soltanto declamato ma ha bisogno, ha puntualizzato Romeo, di precise scelte politiche e investimenti”.
Un esempio per tutti: “Io posso guidare – ha raccontato il presidente di Anglat – con un’automobile attrezzata, grazie a un’azienda italiana leader, per tecnologie e design nell’allestimento e l’ausilio alla guida, la Guidosimplex. Le nostre battaglie hanno fatto sì che oggi un disabile possa acquistare una vettura allestita in modo adeguato pagando solo il 4% dell’Iva”. La richiesta ora riguarda le auto elettriche e ibride. Ma le battaglie di questi anni hanno permesso di ottenere anche altri risultati, per esempio la sosta garantita dai contrassegni blu dell’Ue “sui quali però c’è ancora molto da fare per combattere gli abusi”. Perché oltre alle barriere fisiche, che in molte città continuano ad esistere, ci sono gli ‘impicci’ burocratici degli oltre 9000 campanili che dettano regole differenti per l’accesso a zone limitate al traffico e la sosta. “La circolazione per noi portatori di handicap deve essere libera nelle Ztl e non come accade attualmente in molti comuni con delle limitazioni orarie o segnalazione preventiva del passaggio”.
La soluzione c’è ma è ferma al palo. Il precedente governo infatti ha dato il via libera per la realizzazione di una “banca dati” dei contrassegni ‘blu’, “con un finanziamento di 5 miliardi per realizzarla, ma il ministero dei Trasporti non ha fatto il decreto attuativo e le risorse potrebbero essere perse e la banca dati non nascere”. Sarà questo uno dei punti importanti del dossier per il premier. “La banca dati, la prima in Europa che ha già registrato la disponibilità di alcuni Paesi europei per testarla, consentirebbe – ha chiarito Romeo – di mettere in rete tutti i contrassegni ‘blu’ dando ai comuni la possibilità di verificare in tempo reale i tagliandi e autorizzare in passaggi in Ztl ai disabili anche non residenti con contrassegno blu evitando sanzioni e ricorsi”. Ma soprattutto farebbe “abbattere circoli viziosi che danno alibi al cittadino e alla pubblica amministrazione”.

Carlo Pareto

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