martedì, 26 Marzo, 2019

Congo, l’opposizione vince le elezioni presidenziali

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La Commissione elettorale della Repubblica Democratica del Congo ha reso noto che il leader dell’opposizione, Felix Tshisekedi, ha vinto le elezioni presidenziali del 30 dicembre scorso. Tshisekedi avrebbe ricevuto oltre 7 milioni di voti contro gli oltre 4 milioni ricevuti dal candidato del partito di governo Emmanuel Ramazani Shadary. Ma la Chiesa cattolica del Congo ha affermato che i risultati ufficiali differiscono dal conteggio fatto dai suoi 40.000 osservatori che hanno monitorato il voto.

Il segretario generale dei vescovi congolesi, Donatien Nshole ha però omesso di rivelare chi sia il vincitore secondo il conteggio degli osservatori ecclesiastici. Secondo quanto trapelato nei giorni scorsi, alla Chiesa risulta vincitore l’oppositore Martin Fayulu, anch’egli oppositore.

Il segretario generale della Chiesa cattolica congolese, una delle poche istituzioni che godono di credibilità nel Paese africano, ha esortato alla calma e ha detto che coloro che vogliono contestare l’esito del voto dovrebbero farlo seguendo le procedure legali previste. Che gli osservatori della Chiesa avessero rilevato una vittoria di Fayulu era stato rivelato da un consigliere del presidente uscente, Joseph Kabila, la settimana scorsa, per criticare un monito lanciato dalla Conferenza episcopale nazionale affinché non ci fossero brogli e venisse rispettata la volontà degli elettori. Una vittoria di Fayulu, inoltre, era stata prevista da uno dei pochi sondaggi attendibili circolati in occasione del voto del 30 dicembre scorso, quello del newyorkese Congo Research Group.

Didier Reynders, ministro degli esteri dell’ex potenza coloniale belga, ha detto che il Belgio porrà la questione delle elezioni congolesi al Consiglio di sicurezza Onu, dove Bruxelles ha appena assunto un seggio biennale.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha lanciato oggi un appello ad “astenersi da ogni forma di violenza” nella Repubblica democratica del Congo, dopo la comunicazione dei risultati ufficiali delle elezioni presidenziali, che avrebbero visto trionfare Félix Tshisekedi.

Il portavoce delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha detto: “Il segretario generale invita tutti gli interessati ad astenersi dalla violenza e a canalizzare eventuali dispute elettorali in meccanismi istituzionali stabiliti, in linea con la Costituzione della Repubblica Democratica del Congo e le leggi elettorali pertinenti”.

Nell’opposizione c’è anche chi non riconosce la vittoria del neo presidente. Martin Fayulu ha denunciato in un’intervista a Radio France Internationale un “golpe elettorale”. Martin Fayulu ha detto: “Questo risultato non ha niente a che fare con la verità delle urne”.

Anche il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian, commentando l’esito del voto, ha parlato di risultati non conformi alle aspettative.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha già rinviato la riunione sulle elezioni presidenziali nella Repubblica Democratica del Congo su richiesta del Sudafrica. L’incontro pubblico, dopo quello a porte chiuse di venerdì sera, è stato riprogrammato per venerdì prossimo, secondo quanto è stato riferito da fonti diplomatiche.

Qualche giorno fa, il Sudafrica, insieme a Russia e Cina, ha agito per rinviare qualsiasi decisione fino a quando i risultati delle ultime elezioni in Congo non saranno annunciati.

Prima della riunione del Consiglio di sicurezza di venerdì, l’ambasciatore sudafricano alle Nazioni Unite Jerry Matjila aveva detto ai giornalisti che il mondo deve essere “molto, molto paziente” riguardo al conteggio dei voti in Congo. La Francia, da parte sua, aveva invece chiesto a Kinshasa di rispettare l’esito del voto, tra i timori di frodi elettorale che avrebbero attribuito la vittoria al candidato del partito al governo.

Le potenze occidentali hanno sperato che la Repubblica Democratica del Congo possa sperimentare il suo primo cambiamento pacifico del capo dello Stato dall’indipendenza avvenuta nel 1960. Il presidente Joseph Kabila, al potere dal 2001, non si è candidato per la rielezione. Alla corsa hanno partecipato un totale di 21 contendenti, tra cui l’ex ministro degli Interni, Emmanuel Ramazani Shadary, candidato sostenuto dal governo in carica.

Il risultato elettorale, invece, con il sospetto di brogli, rischia di aprire una nuova fase di violenze in un Paese fin troppo tormentato da guerre fratricide.

S. R.

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