venerdì, 21 Febbraio, 2020

Congresso del Pd all’Epifani (a)?

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Il povero e bravo Guglielmino Epifani me lo ricordo quando, insieme, nella segreteria del Psi del dopo Craxi, si cercava una via di uscita dal dramma che stavamo vivendo. Era riservato, timido, anche un po’ distaccato. Aveva da poco sostituito Del Turco alla guida della componente socialista della Cgil. Me lo ritrovo immerso nel dramma del Pd diviso, lacerato, distrutto dalle correnti, incapace perfino di fissare le regole del Congresso. Il suo volto, scavato, sofferto, emaciato, evoca dolore e financo tragedie. Ma anche fraterna solidarietà, sincera compassione.

Quando capita un incidente stradale in molti pensano a lui. E così quando non si sa a che santo votarsi. Poi passa tutto, ritorna il sereno ed Epifani viene rimesso dolcemente in soffitta. È l’immagine della transizione perigliosa, l’uomo adatto a personificare l’attraversata nel deserto. Non perde la calma nemmeno di fronte a un Pippo Civati, non dispera nemmeno quando a contestare s’improvvisa Rosy Bindi. Deve sopportare il bipolarismo Renzi-Letta, che sostituisce il vecchio D’Alema-Veltroni. Accenna un lieve sorriso con la bocca leggermente storpiata anche quando parla Orfini, un volto che più tetro non si può. E che emerge quasi sempre quando la situazione è vicina alla catastrofe.

Epifani deve avere una pazienza infinita. Perché se convoca una riunione viene contestato perché l’ha convocata, e anche sul luogo sia apre una dura requisitoria, e così pure sulla presidenza, nonché sulla ditta di acque minerali deposta sul tavolo. Non parliamo poi della data del congresso. L’Immacolata concezione? Ma dai. Tanto vale convocarlo per l’Epifani(a).,.

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