sabato, 24 Ottobre, 2020

Consiglio Ue, due giorni sui temi cruciali per l’Europa

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Ieri e oggi il Consiglio europeo si è riunito in due giorni di lavoro intenso su temi cruciali per l’Europa. Si è iniziato ieri pomeriggio per concludersi stasera.
Sul tavolo del Consiglio europeo, al quale per l’Italia parteciperà il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ci sono argomenti estremamente impegnativi come la situazione sanitaria legata alla diffusione del Covid-19 nei paesi membri dell’Unione europea, la Brexit, i cambiamenti del clima e le relazioni con l’estero dell’Ue, a partire dall’Africa.

I capi di Stato e di Governo dei 27 paesi membri si sono riuniti in un contesto globale difficile, appesantito innanzitutto dall’incertezza legata al coronavirus. Tuttavia il vero nodo da sciogliere sarà il divorzio del Regno Unito dall’Unione. I rapporti sono tesi e le divergenze su un possibile accordo entro il 31 dicembre si sono inasprite. L’Ue spinge per un’intesa, ma non a tutti i costi.
Come si legge nella pagina ufficiale del Consiglio europeo, i temi in discussione sono: situazione epidemiologica, relazioni con il Regno Unito, cambiamenti climatici e Africa.
L’incontro, come consueto, è stato inaugurato dallo scambio di opinioni con il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli. A seguire, una volta adottato l’ordine del giorno, comincerà il confronto. Nel tardo pomeriggio di venerdì 16 ottobre probabilmente si avrà il punto finale su quanto discusso nei due giorni. Il presidente Charles Michel ha detto: “Ci incontreremo in un contesto difficile: assistiamo a un aumento delle infezioni da Covid e abbiamo una serie di questioni urgenti all’ordine del giorno, comprese le relazioni con il Regno Unito”. Michel, invitando i 27 membri dell’Ue ha sottolineato: “È nell’interesse di entrambe le parti raggiungere un accordo prima della fine del periodo di transizione. Tuttavia, ciò non può avvenire a qualsiasi prezzo. Tra le questioni principali figurano, in particolare, la parità di condizioni, il settore della pesca e la governante”. L’incontro dei leader europei arriva in un momento cruciale per l’evoluzione della pandemia nel continente: i contagi sono in aumento in tutti i paesi e i governi stanno adottando nuovamente misure restrittive, come la Francia. L’esigenza è coordinarsi a livello comunitario per favorire la massima efficienza nell’arginare l’epidemia. Durante il Consiglio, come anticipato da Michel: “Ci occuperemo di due questioni: faremo il punto sugli sforzi di coordinamento intrapresi a livello di Ue dopo l’adozione della raccomandazione del Consiglio sulla limitazione della libertà di circolazione e saremo aggiornati dalla presidente della Commissione von der Leyen sul tema dei vaccini. Discuteremo successivamente i prossimi passi da compiere”. Alcune riflessioni sono state fatte anche sulle prossime tappe del Recovery Fund, lo strumento contro la crisi da coronavirus che appare in stallo sulla questione di gestione risorse all’interno del bilancio Ue. Le ambizioni europee in tema climatico sono state oggetto di confronto durante il vertice. L’obiettivo emissioni al 50% per il 2030 è quello annunciato dalla presidente della Commissione von der Leyen. La questione porterebbe l’Europa a essere in prima fila nel mondo nella lotta ai cambiamenti climatici, ma è urgente un confronto. Altro tema: le politiche con i Paesi esterni all’Ue. Venerdì 16 ottobre, secondo le indicazioni di Michel, si è parlato dell’Africa, per avviare una discussione strategica sulle relazioni con l’Africa, in vista della prossima riunione con i leader dell’Unione africana. L’obiettivo è quello di rinnovare e approfondire le relazioni politiche, portandole a un livello più alto, sulla base del rispetto reciproco e della volontà di conciliare gli interessi di entrambe le parti.

 

Durante il suo discorso di apertura al Consiglio europeo, il Presidente del Parlamento eurpeo, David Sassoli ha spiegato che il Parlamento ha già dato prova di flessibilità e che continuerà a difendere la sua posizione sui finanziamenti per i principali programmi dell’UE che vanno a beneficio dei cittadini e promuovono una ripresa sostenibile dopo la pandemia del COVID-19.
Sul Piano di Ripresa e sul prossimo Bilancio a lungo termine dell’UE, Sassoli ha dichiarato: “Le sfide globali e geopolitiche a cui è sottoposta l’Unione, con l’ondata della pandemia che non si ferma e i contagi che mettono ancora a dura prova i nostri Stati membri, chiedono risposte rapide alle difficoltà dei nostri cittadini. Il PE non sta bloccando nulla. Anzi, con grande tempestività, il Parlamento ha aperto la strada alla ratifica del Recovery Instrument a metà settembre. Dobbiamo però accordarci su una tabella di marcia vincolante per l’introduzione di nuove risorse proprie nei prossimi anni, per coprire almeno gli interessi e i rimborsi. Ma c’è un’area in cui non sono stati compiuti progressi. I vostri sforzi a luglio si sono concentrati comprensibilmente sul Recovery Instrument e sulle dotazioni nazionali. Ma ridurre i programmi settennali con una chiara dimensione europea non è la strada giusta. Per arrivare ad un compromesso, Il Parlamento ha fatto passi enormi rispetto alle proprie richieste iniziali sul QFP. Con realismo e spirito costruttivo voglio riassumervi i punti chiave del Parlamento. Per prima cosa ricordo che i nostri negoziatori hanno chiesto di aggiungere 39 miliardi di euro. Si tratta di una modifica minima al pacchetto da 1800 miliardi, ma che farebbe un’enorme differenza per i cittadini che beneficiano delle nostre politiche comuni. Abbiamo avanzato proposte creative per finanziare questi 39 miliardi.  Per farlo occorre un aumento del tetto di spesa di 9 miliardi di euro con cui raggiungeremmo esattamente lo stesso livello di spesa del periodo 2014-2020 in termini reali. Secondo elemento chiave: proponiamo di contabilizzare i costi degli interessi di Next Generation EU oltre i massimali del QFP. Occorre ricordare che Next generation EU è un impegno straordinario, e quindi anche i costi per gli interessi di Next generation EU hanno un valore di spesa straordinaria. Questi costi non devono entrare in competizione con i programmi del QFP. Pertanto se mettiamo gli interessi NGEU oltre e al di fuori dei massimali, avremo 13 miliardi da utilizzare per i programmi. In terzo luogo, dobbiamo garantire strumenti di flessibilità sufficienti per far fronte agli imprevisti e per non perdere un solo euro del QFP o del Recovery instrument. Eventuali fondi inutilizzati devono essere ridistribuiti nei programmi del Bilancio pluriennale. Attualmente, i negoziati si sono arenati. Sbloccarli è nelle vostre mani. Per fare progressi è indispensabile aggiornare il mandato negoziale della Presidenza tedesca. Non si tratta di rimettere in discussione l’accordo di luglio, ma di fare un piccolo passo da parte vostra per andare verso l’approvazione finale del pacchetto”.

Il Presidente ha anche sottolineato la necessità di una ripresa sostenibile dopo la pandemia: “Questa è l’occasione per l’Europa di dar prova di leadership. Con l’accordo di Parigi, le nazioni europee si sono impegnate a svolgere un ruolo guida verso una transizione verde ed è ora una nostra responsabilità politica morale tener fede a tali promesse con risultati tangibili. L’UE ha la capacità economica e politica per farlo. La posizione del Parlamento europeo è che occorre ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 60% entro il 2030. Il prossimo decennio sarà fondamentale per invertire la tendenza. Difesa dell’ambiente significa nuovi posti di lavoro, più ricerca, più protezione sociale, più opportunità. Nei prossimi mesi investiremo in modo massiccio nella ricostruzione delle nostre economie e dobbiamo garantire che la ripresa non sia trainata dai paradigmi del passato. Dovremmo utilizzare gli stimoli economici forniti dalle istituzioni pubbliche per cambiare radicalmente i nostri modelli di crescita, garantendo nel contempo una transizione equa adatta a noi e alle generazioni future. Nessuno deve rimanere indietro. L’obiettivo della neutralità climatica rappresenta un’opportunità per ridurre i divari sociali e ristabilire l’equilibrio in modo più equo e inclusivo”.

Sulla Turchia, Sassoli ha dichiarato: “La retorica turca sta diventando sempre più aggressiva e l’intervento nel conflitto del Nagorno-Karabakh certamente non aiuta. È il momento che l’UE sostenga pienamente gli sforzi di mediazione tedeschi, rimanga unita e parli con una sola voce. Questo è l’unico modo per inviare un messaggio credibile e dare ulteriore slancio agli sforzi di allentamento della tensione!”.

Infine, a proposito dei negoziati in corso con il Regno Unito, il Presidente ha detto: “Sebbene i colloqui si siano recentemente intensificati e l’UE intenda continuare a negoziare fino all’ultimo momento possibile, sono piuttosto preoccupato per la mancanza di chiarezza da parte del Regno Unito, ora che ci stiamo avvicinando rapidamente alla fine dell’anno. Un accordo è nell’interesse di entrambe le parti ma, come ho già detto in precedenza, ciò non può mai avvenire a qualsiasi costo. Ci auguriamo che i nostri amici del Regno Unito sfruttino il ristretto spiraglio di opportunità rimasto per lavorare in modo costruttivo al fine di superare le nostre differenze. Per quanto concerne l’accordo di recesso, ci attendiamo inoltre che il Regno Unito rispetti pienamente lo Stato di diritto e onori gli impegni che sono stati accuratamente negoziati e ratificati da entrambe le parti. La posta in gioco riguarda la pace e la stabilità dell’isola d’Irlanda e la protezione dell’accordo del Venerdì Santo. Non potrà essere accettato nulla che metta a rischio questi due elementi, e abbiamo un interesse e un impegno condivisi nell’evitare una frontiera fisica. Esortiamo pertanto il Regno Unito a rispettare i suoi impegni e a rimuovere con urgenza le parti controverse della legge sul mercato interno. Ciò costituirebbe un passo avanti verso il ripristino della fiducia necessaria per proseguire nelle nostre relazioni future”.

Purtroppo il vertice dei leader dei Paesi dell’Ue è stato colpito dal ‘Coronavirus’. Von der Leyen ha lasciato il Consiglio Ue il primo giorno per mettersi in quarantena, poiché un membro dello staff è risultato positivo. La presidente della Commissione Ue ha comunicato: “Sono appena stata informata che stamattina un membro del mio front office è risultato positivo al COVID-19. Io stessa sono risultata negativa. Tuttavia, per precauzione, lascio immediatamente il Consiglio europeo per auto-isolarmi”.
Anche la premier finlandese, Sanna Marin, ha lasciato oggi il vertice Ue dei capi di Stato e di governo, per mettersi in auto isolamento. La premier è venuta in contatto con un deputato risultato positivo al Covid.
In una nota inviata dal governo di Helsinki si legge: “Il primo ministro ha lasciato oggi il Consiglio europeo e ha chiesto al premier svedese Stefan Lofven di rappresentare la Finlandia durante la riunione finale”.
Nel summit segnato anche da questi spiacevoli inconvenienti in cui si sono affrontati problemi di grande importanza, molti problemi sono rimasti ancora non risolti. Tuttavia, da quanto è stato discusso, emerge sempre più la necessità di superare l’attuale modello istituzionale dell’Unione europea, passando all’unificazione degli Stati membri dell’Ue in un unico Stato europeo dove il Parlamento eserciti il potere legislativo come avviene in ogni forma di democrazia compiuta. Ne trarrebbero vantaggio tutti gli abitanti dei Paesi dell’Unione europea e tutta l’umanità.

 

S. R.

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