lunedì, 14 Ottobre, 2019

Consulenti del lavoro, nel Mezzogiorno è emergenza occupazionale

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Tridico
2,5 MLD DI RISPARMI DA QUOTA 100 E REDDIT DI CITTADINANZA
“Stiamo pensando ad un Fondo integrativo pubblico complementare”: lo ha espressamente affermato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ad un recente Forum dell’Ansa al quale è intervenuto, spiegando che il ministero del Lavoro ha chiesto all’Istituto di fare una valutazione in quella direzione. Un Fondo che sarebbe volontario e aperto a tutti. “Così si realizza anche una sorta di pensione di garanzia”, ha sottolineato Tridico.
Ammontano a circa 2,5 miliardi di euro i risparmi stimati per quest’anno da Quota 100 e Reddito di cittadinanza, ha riferito sempre Tridico spiegando che circa 1,5 miliardi sarebbero da Quota 100 e circa un miliardo dal Reddito. Invece “per il prossimo anno si prevede un risparmio ancora più importante” da Quota 100, ovvero la misura sperimentale che consente di andare in pensione anticipata con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi.

Inps
PRESCRIZIONE CONTRIBUTO DI INGRESSO ALLA MOBILITA’
Con il messaggio dell’11 gennaio 2017, n. 99, l’Inps ha disposto, ai sensi della legge 28 giugno 2012, n. 92, l’abrogazione del trattamento di indennità di mobilità ordinaria a partire dal 1° gennaio 2017.
La legge 92/2012 ha inoltre abrogato, a decorrere dalla stessa data, la possibilità di iscrizione nelle liste di mobilità e le disposizioni che prevedevano incentivi per l’assunzione dei lavoratori iscritti nelle liste di mobilità.
In conseguenza dell’abrogazione di questi trattamenti, dal 1° gennaio 2017 è cessato l’obbligo di versamento del contributo ordinario di mobilità e del contributo d’ingresso alla mobilità.
Tenuto conto dell’orientamento espresso dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione in tema di prescrizione del contributo dovuto dai datori di lavoro (articolo 5, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223), la circolare Inps del 20 settembre 2019, n. 124 fornisce le istruzioni per la gestione del credito dell’Istituto.

Comunicazione di cessazione ai fini Tfs
INPS: PASSAGGIO AL NUOVO SISTEMA
Con il messaggio del 20 settembre scorso n. 3400, l’Inps ha annunciato l’attivazione del sistema telematico per la comunicazione di cessazione Tfs. L’applicazione può essere utilizzata dalle amministrazioni e dagli enti datori di lavoro dopo aver ottenuto l’abilitazione. Per richiedere l’abilitazione bisogna compilare il modulo Ra012 e inviarlo, tramite Pec, alla struttura decentrata dell’istituto competente per territorio.
L’accesso a “Ultimo Miglio Tfs” è già possibile per tutti coloro che sono abilitati all’applicativo “Nuova PassWeb”.
La telematizzazione di cui si tratta riguarda sia la modalità di acquisizione dei dati economici e giuridici, utili all’elaborazione del Trattamento di Fine Servizio che avviene tramite l’ultimo miglio Tfs e la posizione assicurativa, sia attraverso l’invio della “Comunicazione di cessazione Tfs”.
Il servizio consente, agli operatori delle pubbliche amministrazioni datrici di lavoro abilitati, la compilazione e la trasmissione telematica della comunicazione di cessazione ai fini del Tfs riferita a un dipendente che cessa dal servizio, per comunicare i dati necessari alla liquidazione della prestazione previdenziale Tfs. Nel manuale utente allegato alla procedura vengono comunque opportunamente illustrate le modalità operative della procedura. Ulteriori dettagli sono contenuti nel messaggio indicato.

Nuova iniziativa dell’Istituto di previdenza
AL VIA INPS PER TUTTI
Con il messaggio n. 3449 del 24 settembre 2019 è stato annunciato l’avvio, in fase sperimentale, del progetto “Inps per tutti”.
L’obiettivo dell’Inps è di promuovere azioni mirate, raggiungendo i soggetti più poveri ed emarginati, recandosi nei luoghi in cui gli stessi si trovano, in modo da poter offrire loro supporto, individuare i loro bisogni e le eventuali prestazioni a loro spettanti. In via sperimentale e in prima battuta, saranno coinvolte le Sedi Inps di Roma, Milano, Napoli, Bologna e Torino, all’interno di un’ampia sinergia con i Comuni. L’Istituto intende promuovere, da subito, iniziative in favore dei cittadini senza fissa dimora, allo scopo di consentire la diffusione del Reddito di cittadinanza e delle altre prestazioni erogate dall’Inps.
Nell’ambito del progetto “Inps per Tutti”, i potenziali beneficiari Rdc o di altre prestazioni assistenziali saranno intercettati direttamente nei luoghi in cui tipicamente sono soliti ritrovarsi anche attraverso l’impiego di unità mobili e/o gazebo con la presenza di personale dell’Istituto, Assistenti Sociali dei Comuni e Volontari delle associazioni/Federazioni che avranno stipulato accordi con l’Inps per la realizzazione di “Inps per Tutti”.

Consulenti del lavoro
E’ EMERGENZA OCCUPAZIONE AL SUD
Nel 2018 nel Sud meno della metà della popolazione in età da lavoro (15-64 anni) risulta occupata e più di 1 giovane su 3 non studia e non lavora (Neet). In costante crescita precariato e lavori poco qualificati: in 10 anni i contratti stabili sono diminuiti del 7% e i lavori non qualificati hanno raggiunto il 15,7%, a fronte di una flessione del 2% delle professioni altamente specializzate. Inoltre, a fine 2018 è emerso che per superare il divario che separa il Mezzogiorno dal resto d’Italia sarebbe stato necessario creare circa 3 milioni di posti di lavoro nelle sole regioni meridionali.
E’ quanto affiora dal report ‘Il lavoro nel Mezzogiorno. I problemi strutturali del mercato’, realizzato dall’osservatorio statistico dei consulenti del lavoro che è stato da poco presentato a Matera in occasione del primo convegno interregionale dei consulenti del lavoro della Basilicata e della Puglia.
Secondo i consulenti “in un quadro di emergenza strutturale come questo, resta indispensabile generare nuova occupazione al Sud con investimenti mirati a impedire l’abbandono dei territori da parte di imprese e nuovi talenti. A conferma di ciò, i dati Istat rilevano che nei prossimi trent’anni in Italia la popolazione in età lavorativa diminuirà circa di 7,3 mln di persone, metà delle quali nel Meridione (3,8 mln), dove la discesa sarà pari a un quarto (-28,1%), con un aggravio dei già consistenti squilibri economici e produttivi”. Il rapporto descrive la situazione economica, demografica e occupazionale delle regioni del Sud e analizza le forti disuguaglianze con il resto del Paese. Se guardiamo alla classifica delle province italiane per tasso di occupazione nel 2018, in coda troviamo Trapani (38,4%), preceduta da Napoli (38,7%) e da Agrigento (38,8); in vetta invece tre province del Nord: Bolzano, con il 73,5% della popolazione occupata, Bologna con il 72,4% e Belluno con il 70,4%.
Altre tre province meridionali occupano i primi posti in classifica per tasso di disoccupazione. Prime Crotone e Agrigento (27,6%), seguite da Messina, dove più di un quarto della popolazione è in cerca di lavoro (25,5%). Non meno preoccupanti i dati riguardanti la disoccupazione giovanile, che rimarcano il forte gap con il Nord Italia: se a Matera oltre 2 giovani su 3 fra 15 e 24 anni non trovano lavoro (69,2%), a Monza e Brianza in questa condizione si trova meno di 1 giovane su 10 (9,2%). Il 36,6% dei giovani meridionali tra i 15 e i 35 anni sono Neet, rispetto al 16,3% del Settentrione.
Significativo anche il divario di genere: sotto la media nazionale di occupazione femminile (49,5%) si trovano solo province meridionali, fra cui fanalino di coda è Agrigento con appena il 23,6% di donne occupate. Qui, infatti, 2 donne su 3 scelgono di non lavorare (il 68,9%), molto spesso a causa di salari troppo bassi che, in caso di figli a carico, si ridurrebbero drasticamente per sostenere le spese per la cura dei bambini e il lavoro domestico. I dati rilevati dall’Osservatorio mostrano anche come le misure di decontribuzione adottate negli ultimi anni risultino insufficienti in assenza di un piano strutturale di politiche attive del lavoro. In particolare, gli esoneri contributivi del 2015 e 2016 – che hanno sostituito quelli della legge 407/90 sulle assunzioni agevolate con particolare attenzione al Mezzogiorno – non hanno prodotto particolari vantaggi a livello territoriale. Solo dal 2017 in poi, con l’incentivo “Occupazione Sviluppo Sud” sono state favorite assunzioni e trasformazioni di contratti a tempo indeterminato, ma non il superamento del divario occupazionale Nord-Sud. Senza considerare, poi, che invece di introdurre misure efficaci di riqualificazione e accompagnamento al lavoro, è stata incrementata la spesa per sussidi di disoccupazione.
Nel 2018 il costo medio mensile della Naspi è stato di 1,25 miliardi di euro, a cui si sono aggiunti nel 2019 284 milioni al mese per sostenere il reddito di cittadinanza. Quest’ultima misura vede a settembre oltre 842 mila nuclei familiari beneficiari, di cui il 65,1% dei percettori e il 61,7% delle famiglie vivono nel Mezzogiorno. Se si moltiplica l’importo medio mensile dell’assegno – 518,36 euro – per i nuclei percettori del reddito, la spesa mensile in deficit ammonta a 437 milioni di euro, 285 dei quali sono destinati alle regioni meridionali.
“Un’operazione di questo genere è sostenibile soltanto attraverso un piano di ricollocazione professionale dei disoccupati e una rete efficiente di servizi per l’impiego, che integri pubblico e privato”, ha sottolineato il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca. “Pertanto, per superare il divario Nord-Sud Italia – ha aggiunto – sarà determinante attuare la fase 2 del reddito di cittadinanza, incentrata sulle politiche attive del lavoro con l’obiettivo di sostenere il percorso di ricerca o riqualificazione professionale di chi non ha un’occupazione”. Ma non solo. Occorre, secondo De Luca, creare nuova occupazione facendo leva su un programma di abbattimento strutturale del costo del lavoro, che attiri investimenti in infrastrutture e tecnologia soprattutto nei territori del Mezzogiorno. “Abbiamo sostenuto con determinazione -ha precisato- l’estensione del ‘bonus Sud’ all’intero 2019 e l’utilizzo dei fondi ancora disponibili, perché i costi sostenuti dalle imprese che creano lavoro sono uno dei principali freni allo sviluppo dell’economia. Il taglio del cuneo fiscale e contributivo così come la semplificazione degli oneri burocratici sono interventi prioritari -ha concluso- specialmente in quelle realtà in ritardo rispetto al resto del Paese”.
Carlo Pareto (30/09/2019)

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