sabato, 28 Novembre, 2020

Conte-Di Maio, mai dire mai

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Il danno è fatto! Irreparabile a mio avviso per il Paese che deve risalire da un pozzo ancora più profondo, nonché per i due protagonisti, Conte-Di Maio, che hanno avuto un’occasione storica per aggiudicarsi un merito inestimabile dinnanzi al Paese. Il mio assunto verte sull’assurdo no ad un immediato e tempestivo ricorso al MES, il fondo europeo senza più le vecchie condizionalità, un debito certo ma privilegiato rispetto a qualunque altro pubblico o privato. Un Conte che dissipa l’accreditamento anche internazionale per l’accorta gestione della prima ondata della pandemia e non afferra a volo tutte le risorse possibili per fronteggiare la prevista e più pericolosa seconda ondata.

 

L’effetto è immediato: il calo registrato nei sondaggi! Emergono due priorità su tutte: che il corona virus esige una rete territoriale diffusa senza più l’accentramento paralizzante sui grandi ospedali, un arco a tutto sesto per distribuire gli oneri complessivi e farvi fronte con tempestività andando incontro ai cittadini, e la conferma drammatica dello squilibrio tra nord e sud, tale che se fosse successo anche al sud lo stesso carico pandemico registrato al nord, il sistema di sicurezza complessiva sarebbe saltato con esiti disastrosi soprattutto al sud. Quale occasione migliore per un Conte arrivato alla guida del Paese, per caso o grazia ricevuta, di imporre alla sua maggioranza ed in primo luogo ai grillini la scelta per prepararsi in tempo utile da subito, da giugno per fronteggiare la seconda ondata autunnale, prevista quasi da tutti più violenta e diffusa in tutta Europa

 

Quelle risorse del MES, unicamente destinate a fronteggiare la pandemia e da noi per ridurre prioritariamente il gap tra nord e sud, vengono snobbate ancora oggi ( è di ieri l’ennesimo no di Conte) con un premier che ha il dogma di tenere unita la maggioranza a tutti i costi-ricatti e non gioca la carta decisiva che non si può più ritardare un atto di giustizia verso il sud e di riflesso verso tutto il Paese altrimenti la decisione l’avrebbe rimessa in tempi ristretti al Parlamento con l’unica alternativa del tutti a casa. Avrebbe vinto Conte per suo merito indiscutibile ed un solo commento, vera medaglia al valore, di essere riconosciuto come l’Uomo giusto al posto giusto. Come avrebbe fatto a non essere solidale con lui uno come Di Maio che intente accreditarsi come alfiere del sud? Resta il fatto che tutti e due non hanno colto l’appuntamento con la Storia quella con la maiuscola per mancanza di visione. Aggiungerei un fondo amaro: la sintonia del M5stelle con i sovranisti ha tutto il sentore di tenersi aperto il secondo vecchio forno specie se dopo un drastico ridimensionamento dei consensi.

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