mercoledì, 20 Novembre, 2019

Conte e Aristotele

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Forse è riuscito nell’intento di dimostrare la fallacia del principio di non contraddizione aristotelico. Se una cosa non può essere ad un tempo il suo contrario (A non può essere non A) ebbene Giuseppe Conte, cioè A, ha dimostrato che può anche essere non Giuseppe Conte, cioè non A. Egli stesso è impegnato a criticare il governo precedente, quello da lui guidato e in particolare la politica dell’immigrazione di Salvini, ministro del suo primo governo, e da lui appoggiata e sottoscritta nelle leggi emanate. D’altronde se Trump lo ha definito Giuseppi un motivo ci sarà. Lasciamo perdere gli strafalcioni sulla geografia del presidente americano che scambia il Colorado per uno stato che confina col Messico, ma un po’ di fiuto politico gli deve essere riconosciuto. Il suo non era un errore grammaticale, visto che consce assai poco l’italiano, ma una constatazione politica. Che di Giuseppe Conte ce ne siano due, dunque che ci siano i due Giuseppi, è fuori d’ogni dubbio. Il primo è di destra, il secondo di sinistra. Il primo era per i porti chiusi e il secondo per quelli aperti, il primo per i decreti sicurezza di Salvini e il secondo contro gli stessi, il primo per la flat tax e il secondo contrario. Il primo si definiva populista con orgoglio in Parlamento, il secondo anti populista e anti sovranista. Il primo in Parlamento difendeva il suo ministro dagli attacchi sul caso Russia, il secondo ieri gli ha scatenato addosso tutte le accuse. Caro Aristotele, il tuo principio è stato violato. Puoi palarne anche con Socrate per capire se col suo metodo della maieutica riesce a capirci qualcosa? Magari se la ragione di tutto non fosse il principio della spregiudicatezza nel gestire il potere? Lontano un mondo del platonico mondo delle idee…

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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