martedì, 7 Aprile, 2020

Conte ferma l’Italia. Il modello Lodi batte il Coronavirus

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Lodi accende una luce di speranza contro il Coronavirus. Sono drammatici i dati che danno il quadro della pestilenza da Covid-19 in Italia: oltre 50 mila contagiati, più di 6 mila guariti, quasi 5 mila morti, concentrati in gran parte in Lombardia.
Eppure a Lodi, il primo cruento focolaio emerso in Italia, i nuovi contagi sono ormai pochi. Giovanni Sebastiani, matematico del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), mostra in una intervista a “La Stampa” una serie di tabelle sull’esplosione dei contagi: a Lodi la linea dell’infezione è in picchiata. Nota: «A Lodi il tasso è costantemente in decrescita». Come mai? Risposta: «Lì sono stati efficaci». La ex “zona rossa”, che ha blindato circa 40 mila cittadini di dieci comuni della provincia di Lodi con al centro Codogno, ha funzionato. Non si entrava né si usciva dalla ex “zona rossa” in Lombardia se non comprovate necessità ed urgenze. L’isolamento accurato assicurato dalla polizia, dai carabinieri e dall’esercito prima ha contenuto e poi tagliato il ritmo di propagazione dell’infezione. Giovanni Sebastiani commenta: Lodi «è, secondo me, un esempio da seguire».

Non è vero che si ammalano solo le persone anziane. Si è ammalato e salvato perfino Mattia, 38 anni, il “paziente 1” in Italia malato di Coronavirus. Il 20 febbraio lo sportivo ricercatore della Unilever fu ricoverato nell’ospedale di Codogno. Una bravissima dottoressa capì subito che si trattava del pericolosissimo morbo scoppiato in Cina lo scorso dicembre e per l’Italia cominciò ufficialmente il calvario della pandemia.
Per Mattia, però, è finita bene pur versando in condizioni gravissime. E’ stato subito ricoverato nel reparto di terapia intensiva del Policlinico San Matteo di Pavia, le cure hanno funzionato e il 9 marzo è uscito dalla sala di rianimazione. Adesso aspetta solo di poter tornare a casa per riabbracciare la moglie che sta per partorire.

Il modello Lodi ha funzionato. Del resto è anche il modello cinese, quello dell’isolamento, della quarantena. Xi Jinping, dopo le prime incertezze e sottostime, creò la “zona rossa” di Hubei, con al centro il capoluogo di Wuhan. Il presidente della Repubblica Popolare Cinese mise in quarantena 60 milioni di abitanti ma ora a Hubei i contagi sono ridottissimi.
Adesso Bergamo e Brescia in Italia sono le province più flagellate dal morbo, ma è in pericolo anche Milano. Il sindaco della metropoli lombarda Beppe Sala ha lanciato ai milanesi un accorato allarme «a resistere» e ha bocciato «comportamenti inaccettabili».

L’isolamento delle persone è fondamentale, non esistendo ancora un vaccino né una cura specifica per il Covid-19. Con l’isolamento si può sconfiggere il contagio.
Così Giuseppe Conte, dopo le sollecitazioni delle regioni come la Lombardia e il Piemonte, ha annunciato su Facebook nuove «misure severe». Il presidente del Consiglio ha alzato il tiro perché «siamo di fronte alla più grave crisi che il Paese sta vivendo dal secondo dopoguerra. La morte di tanti cittadini è un dolore che ogni giorno si rinnova».

Di qui la scelta di «chiudere in tutta Italia ogni attività produttiva non strettamente necessaria, non cruciale» dal 23 marzo al 3 aprile. Resteranno aperti i supermercati, gli alimentari, le farmacie, i tabaccai, le edicole. Saranno garantiti i servizi pubblici essenziali come «servizi postali, assicurativi, finanziari, trasporti». Il sistema produttivo dell’Italia è rallentato «ma non fermato». E’ fiducioso: «Uniti ce la faremo».

Rodolfo Ruocco

(Sfogliaroma)

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