sabato, 28 Novembre, 2020

Il Conte senza l’oste (il Mes)

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Il nuovo Dpcm di Conte mi pare piuttosto sbiadito. Non ci sono provvedimenti eclatanti. Nessuna ordinanza per chiusure anticipate di attività commerciali. Nessun giro di vite per palestre, piscine e palazzetti. Restano aperti cinema e teatri. Tutto quasi come prima per le scuole e i trasporti (resta elevato all’80% il massimo di riempimento dei mezzi pubblici). Uniche novità il divieto di attività per lo sport dilettantistico, e francamente non si capisce perché, e il cambio degli orari per gli studenti delle scuole superiori che entreranno alle nove, con possibili turni al pomeriggio. Ma la vera natura del provvedimento del presidente del Consiglio riguarda il rimbalzo sugli enti locali di una molteplicità di provvedimenti attinenti la possibilità di chiudere vie e piazze delle città, di anticipare la chiusura di esercizi come bar e ristoranti, che restano da oggi chiusi  alle 18 solo dove si consuma al banco (vi é dunque un esplicito invito alla distesa anche esterna) e anche la possibilità di preservare le decisioni già prese dalle regioni sulla capienza dei palazzi dello sport (ma non si capisce perché il 15% già da loro accordato, come limite di capienza per i palazzi dello sport, che sono al chiuso, non sia esportabile anche per gli stadi, che sono all’aperto). Tutte decisioni, sia ben chiaro, che regioni e comuni possono assumere anche senza decreti del presidente del Consiglio. Ma le parole di Conte sono particolarmente deludenti, anzi inaccettabili, a proposito del mancato ricorso al Mes. Il presidente del Consiglio, mentre il Psi si accinge a presentare la proposta del referendum consultivo per sondare gli italiani sull’argomento, annuncia, a sorpresa, che le risorse del Mes non si possono prendere perché “poi”, egli ha testualmente dichiarato, “mi tocca intervenire con tasse e tagli”. Che discorso é mai questo? Prendiamo tuttavia atto che la motivazione oggi pare cambiata. Non sono più le condizionalità, inesistenti, a impedire all’Italia l’accesso alle risorse europee, 36 miliardi per la sanità, ma le sue conseguenze. E cioè il tasso d’interesse che l’Italia dovrebbe pagare, che imporrebbe al governo di varare nuove tasse e tagli. Ma questo é palesemente falso. Conte finge di non sapere che il tasso d’interesse del prestito del Mes, se quinquennale, é addirittura negativo, dello 0,07, e che nessun prestito neppure la parte del Recovery found non a fondo perduto, parliamo di quella tuttora prevalente del fondo, contiene tassi più vantaggiosi. Dovrà rifiutare anche quelli perché altrimenti sarà costretto a varare tasse e tagli? E che dire sulle ingenti risorse tratte dai mercati, dove non risulta esistere un tasso altrettanto vantaggioso. L’Italia non farà più debito? Queste dichiarazioni sono solo l’assurdo e stentato pretesto per coprire la perdurante ostilità, immotivata, di una parte della maggioranza, peraltro condivisa dai due più forti schieramenti dell’opposizione. E’ evidente che la battaglia sul Mes con questo Parlamento é persa. O la si sposta altrove o dovremo accettare come buone perfino le frasi arrugginite del presidente del Consiglio. Se fossimo in lui, costretto dalla contingenza a governare, eviteremmo però di sparare ragioni a caso. Dica, che so, che il Mes, é dannoso per la salute. Sarebbe più credibile.

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Mauro Del Bue

1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    Mi viene da pensare che ai tempi della Prima Repubblica sarebbe forse caduto un Governo le cui componenti, nonostante il passar dei mesi, non fossero riuscite a decidere riguardo ad una materia affatto secondaria, come par essere quella del MES – o se in proposito si fossero formate le cosiddette maggioranze “variabili” – e si sarebbe semmai aperta una crisi “pilotata” se una situazione emergenziale non avesse consentito, o avesse fortemente sconsigliato, condizioni di “vuoto politico”.

    Ma al di là di ipotesi e supposizioni destinate a restare tali – visto che non sono confermabili o meno perché il passato non è riproducibile – occorre prendere realisticamente atto che ci troviamo di fronte ad un “momento eccezionale”, dove le scelte possono essere talora difficili, e diviene nel contempo abbastanza alto il rischio di sbagliare, ma a me pare di aver ravvisato una sostanziale e non piccola differenza tra i due schieramenti politici (nel loro rispettivo procedere).

    C’è una parte che, da quanto mi è parso di vedere in questi mesi, valuta l’azione degli avversari, e loro eventuali errori, o ritenuti tali, sul solo piano politico, come penso dovrebbe essere, mentre l’altra ha dato l’idea di non dispiacersi se i presunti errori della controparte diventano “questione giudiziaria” – quasi a riproporre i fatti di 25 anni fa – e se non ho preso “abbagli” credo che i socialisti, memori di allora, e al di là della loro odierna collocazione, non dovrebbero stare con questi ultimi.

    Paolo B. 23.10.2020

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