mercoledì, 21 Ottobre, 2020

Conte socialista liberale?

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Recentemente il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari ha definito il presidente del Consiglio Giuseppe Conte “un socialista liberale”. Non saprei da quali caratteristiche di Conte il grande giornalista italiano abbia ricavato il suo convinto giudizio, né é chiaro se la stessa identità l’avesse egli riconosciuta quando Conte era alleato di Salvini. Ma la cosa che sorprende é questo copyright del socialismo liberale del quale Scalfari si sente depositario e che concede di quando in quando agli altri. Eugenio Scalfari, alle spalle un trascorso giovanile fascista, nel primo dopoguerra si iscrive al Pli seguendo poi Marco Pannella nella scissione che diede vita al Partito radicale. Giornalista di razza, è tra i collaboratori della rivista Il Mondo di Pannunzio e dell’Espresso che dirigerà a partire dagli anni sessanta. Nel 1967 condusse un’inchiesta in coppia con Lino Jannuzzi sull’affare Sifar in cui chiamava in causa l’allora presidente cella Repubblica Antonio Segni. Il generale De Lorenzo, allora capo del Sifar, querelò entrambi che vennero poi condannati a circa un anno e mezzo di detenzione. Scalfari, assieme a Jannuzzi, evitò il carcere grazie alla mano tesa del Psi, allora unificato, che alle elezioni del 1968 elesse entrambi in Parlamento: Scalfari alla Camera nel collegio di Milano dove la campagna elettorale gliela organizzò proprio Bettino Craxi (la quaterna autonomista delle preferenze era Nenni, Craxi, Fortuna e Scalfari) e Jannuzzi al Senato in un collegio campano e in due lombardi. Poi, dopo la nascita di Repubblica, come é noto, e la data coincide con l’elezione di Craxi a segretario del Psi, Scalfari si avvicinò sempre di più al Pci berlingueriano e cominciò a tessere la sua tela per imbrigliare i nuovi rapporti di collaborazione tra Psi e Dc. Vi oppose il cosiddetto partito di Repubblica, composto dal Pci non migliorista e filosocialista, dal Pri lamalfiano, da De Mita e dalla sinistra democristiana. In quell’area, anche per la presenza tutt’altro che marginale di De Benedetti, Scalfari arruolò economisti, imprenditori, manager di stato, poteri forti dell’Italia che odiavano i parvenu alla Berlusconi. Dunque Scalfari non può dare la patente di socialista liberale a nessuno. Socialista é stato per opportunismo, il tanto che gli bastò per evitare la galera e farsi eleggere in Parlamento, liberale lo é stato per poco, il tempo per depurarsi delle sue giovanili infatuazioni mussoliniane e per produrre una scissione. Grande giornalista, uno dei nomi che hanno fatto la storia della carta stampata del novecento, in politica é stato un ballerino che ha ondeggiato lasciandosi trascinare dal vento. Abile e dotato di intelligente spregiudicatezza, sia come navigatore sia come tessitore di rapporti privilegiati, tuttora non demorde. All’età di 96 anni può godersi la sua meritata pensione, ma si sente in dovere di rilasciare patenti politiche e di benedire e timbrare personaggi. Giuseppe Conte, che il socialismo liberale non credo sappia neppure cosa sia, per Scalfari é cosi divenuto il più autorevole erede contemporaneo di Carlo Rosselli, ma se qualcuno dovesse chiedergli il perché il fondatore di Repubblica sono certo che saprebbe solo rispondere con la calma dei forti: perché lo dico io.

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Riguardo l'Autore

Mauro Del Bue

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