venerdì, 20 Settembre, 2019

Continua l’ordalia populista

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È davvero surreale che il taglio del numero dei parlamentari diventi la base prioritaria di un negoziato per l’eventuale formazione di una maggioranza di governo alternativa a quella fallimentare appena autoliquidatasi (forse).

In un Paese che presenta problemi strutturali di crescita, occupazione e sostenibilità, dove il tasso di emigrazione per motivi di lavoro diventa endemico soprattutto nel Mezzogiorno, dove l’ascensore sociale è bloccato, dove la qualità del lavoro è minore rispetto a quaranta anni fa, il dibattito ruota attorno alla riduzione di spazi di democrazia e rappresentanza per un risparmio risibile delle casse pubbliche (0,007%).

La realtà è che non si vuole affrontare il merito, ma unicamente offrire al “popolo” lo scalpo di circa 300 persone, senza se e senza ma, e senza intervenire sul complesso meccanismo decisionale che si invece necessiterebbe di una revisione costituzionale.

È la consacrazione del Vaffa, in una continua ordalia populista e giacobina tipica del disastro culturale e politico che stiamo vivendo.

Vincenzo Iacovissi

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Se quale “ordalia populista” s’intende qui la “lotta alla casta”, come sembrerebbe visto che si punta al taglio del numero dei parlamentari, credo che le radici di questo populismo vadano ricercate anche nel vento dell’antipolitica sul quale più d’uno soffiò un quarto di secolo fa, allorché si volle archiviare la Prima Repubblica (il termine archiviare è naturalmente eufemistico).

    Non andrebbe mai dimenticato, a mio avviso almeno, che quando si immettono determinate “suggestioni” all’interno della società, i loro effetti sono spesso destinati a durare a lungo, anche se possono avere un andamento “carsico” e riapparire semmai con sembianze non sempre eguali (tanto che può valere il vecchio detto: “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”).

    Ciò detto, anch’io penso che il problema del nostro Paese non sia, in questo momento, la riduzione dei parlamentari, ma se si ritiene necessaria una revisione costituzionale i liberalsocialisti dovrebbero indicare fin da ora come la intenderebbero, perché solo in tal modo, mi pare, ossia con proposte chiare e concrete, in questo ed altri campi, ci si può proporre quale credibile alternativa.

    Paolo B. 25.08.2019

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