lunedì, 14 Ottobre, 2019

Contratti, i sindacati si misurano

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Contratti
I SINDACATI SI MISURANO
Al via la misurazione e la certificazione della rappresentanza sindacale. All’Inps il compito di raccogliere i dati su iscritti (dato associativo) e, insieme all’Ispettorato nazionale del lavoro, su voti (dato elettorale), un mix su cui si misurerà la rappresentatività delle sigle, anche nel privato. A metterlo nero su bianco è la convenzione, in dieci articoli che giovedì scorso, 19 settembre, è stata firmata da Inps, Inl, Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.
Arriva, quindi, dopo un lungo percorso con l’obiettivo di dare certezza agli accordi, arginare i contratti pirata ed il dumping contrattuale, l’attesa definizione di nuove regole sulla democrazia e sulla valenza numerica della rappresentanza delle Associazioni sindacali dei lavoratori.
Per ora riguarda la platea dei contratti nazionali di categoria che rientrano nel sistema Confindustria, ma si punta ad estendere le nuove regole alle altre associazioni datoriali e a misurare anche la rappresentanza delle imprese (come indicato nel più recente ‘Patto della fabbrica’). Le informazioni così acquisite serviranno anche per il monitoraggio dei contratti al Cnel.
I dati – giova sottolinearlo – non sono nominativi ma verranno raccolti in forma anonima. La convenzione ha durata triennale. Si tratta di un passaggio considerato cruciale, che consente di mettere in pratica quanto già concordato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria nei precedenti accordi, a partire dal 2011 e 2013 (allora definito “storico”). Due punti su tutti: possono sedere al tavolo della contrattazione nazionale i sindacati che raggiungono il 5% nel mix tra iscritti e voti. Sono validi i contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali che rappresentano almeno il 50% più uno, cioè la maggioranza semplice. La stessa maggioranza semplice richiesta per la consultazione certificata dei lavoratori, cioè il voto a cui sottoporre gli stessi accordi.
Con la Convenzione all’Inps viene espressamente affidata la rilevazione dei dati degli iscritti alle organizzazioni sindacali, il cosiddetto “dato associativo” (il rapporto fra lavoratori aderenti a ogni organizzazione e il totale degli iscritti al sindacato). In collaborazione con l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, all’Istituto viene inoltre affidata la raccolta di dati relativi alle rappresentanze nelle aziende, il cosiddetto “dato elettorale” (il rapporto fra lavoratori che, nelle elezioni delle rappresentanze sindacali aziendali, hanno votato la specifica organizzazione sindacale e il totale dei lavoratori che hanno preso parte al processo elettorale).
Sulla base del Testo Unico sulla rappresentanza, saranno considerati validi ai fini della contrattazione collettiva nazionale soltanto quei contratti sottoscritti da organizzazioni sindacali che rappresentino almeno il 50 per cento più uno della media del dato associativo e del dato elettorale. La stessa maggioranza sarà necessaria per la cosiddetta “consultazione certificata” dei lavoratori che saranno chiamati a esprimersi sugli stessi accordi. Garante del processo di certificazione sarà un comitato ad hoc, composto da esponenti delle organizzazioni sindacali e datoriali, presieduto da un rappresentante del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Per il Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, l’obiettivo che Inps, Inl e parti sociali si propongono è quello di contrastare l’insorgenza di fenomeni di dumping (ovvero la proliferazione di contratti siglati da organizzazioni prive di effettiva rappresentanza). Il Cnel, su 868 contratti collettivi depositati aveva valutato in circa 2/3 l’incidenza di “contratti pirata”. Questo fenomeno finisce per danneggiare i lavoratori e quella parte preponderante di imprese sane e rispettose dei diritti dei propri dipendenti.
Anche per il ministro Catalfo, La firma della Convenzione rappresenta, un’occasione unica per inaugurare una nuova stagione di relazioni industriali che possa garantire, superando particolarismi e visioni legate solamente al breve periodo, una crescita inclusiva e rispettosa dei diritti dei lavoratori.

Inps
IN 7 MESI CONTRATTI STABILI +148%
Sono stati pubblicati i dati di luglio 2019 dell’Osservatorio sul precariato. Nei primi sette mesi del 2019, nel comparto privato complessivamente le assunzioni sono state 4.488.304. Rispetto all’analogo lasso di tempo dell’anno precedente, la crescita ha riguardato i contratti a tempo indeterminato, di apprendistato, stagionali e intermittenti. Risultano invece in fase calante i contratti a tempo determinato e quelli in somministrazione.
La dinamica dei flussi
Nel periodo gennaio-luglio si conferma, in confronto al 2018, l’incremento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, che passano da 278.873 a 439.123. In ascesa si evidenziano anche le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo (+20,1%).
Le cessazioni sono state 3.497.020, in diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2018: la riduzione ha interessato le cessazioni di contratti in somministrazione e i rapporti a termine. In progresso si configurano invece le cessazioni di rapporti con contratto intermittente, stagionale, in apprendistato e a tempo indeterminato.
Il lavoro occasionale
I lavoratori impiegati con Contratto di prestazione occasionale (Cpo) a luglio 2019 sono stati 19.414 (numero di poco inferiore in confronto al medesimo mese del 2018), con un importo lordo medio di 267 euro.
I lavoratori pagati con i titoli del Libretto famiglia (Lf) sono stati 6.599 (pressoché uguali a luglio 2018), con un importo mensile lordo medio di 199 euro.
Sempre dall’Inps, è stato inoltre pubblicato anche l’Osservatorio sulla Cassa integrazione guadagni con i dati di agosto 2019. Il numero di ore complessivamente autorizzate per trattamenti di integrazione salariale è stato pari a 6.411.039, in flessione del 42,3% rispetto al corrispondente mese del 2018 (11.117.019). Nel dettaglio, le ore autorizzate per gli interventi di:
Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo) sono state 3.891.704, in discesa del 1,9% in confronto ad agosto 2018;
Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria ( Cigs) sono state 2.510.074, in calo del 64,9% rispetto ad agosto 2018;
Cassa Integrazione Guadagni in Deroga (Cigd) sono state 9.261, in aumento del 19,6% in confronto ad agosto 2018.
A luglio 2019 sono state infine presentate 293.711 richieste di Naspi, 3.960 di Dis-Coll e 228 di mobilità, per un totale di 297.899 domande, segnando un incremento del 6,4% rispetto a luglio 2018.

Trovati dei clandestini
LAVORO: INDAGINE SUI RIDER
L’indagine recentemente aperta dalla Procura di Milano sul fenomeno dei rider, i ciclofattorini che consegnano il cibo a domicilio, oltre alla violazione delle norme antinfortunistiche e di sicurezza stradale, intende far luce anche sull’aspetto di sfruttamento dei lavoratori e tra i lavoratori, come il caporalato, e sulla presenza di clandestini. Infatti, ad agosto, dai controlli di 30 rider sono stati trovati 3 lavoratori clandestini, senza documenti in regola.
La Procura di Milano proprio a questo proposito ha avviato un’indagine conoscitiva sul fenomeno dei rider in particolare per verificare, appunto, se sussistano violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro, a loro tutela, l’aspetto della sicurezza pubblica sulle strade e i profili igienico-sanitari riguardanti i contenitori che i lavoratori utilizzano.
L’indagine, che sta anche monitorando gli incidenti stradali, è coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Maura Ripamonti e condotta dalla squadra specializzata di Polizia giudiziaria e dalla Polizia locale.

Itinerari previdenziali
MIGLIORARE IL REDDITO NETTO SENZA PENALIZZARE IL WELFARE
Trovare soluzioni pratiche, che sappiano migliorare il reddito netto dei lavoratori e delle famiglie senza penalizzare il welfare, come il ‘contrasto di interessi’ tra chi compra la prestazione e chi la fornisce. Questa la proposta del Centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali, alla luce dell’Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate presentato recentemente a Roma, nel corso di un convegno promosso in collaborazione con Cida – Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità.
“Una delle principali criticità italiane – spiega – è forse un sistema che, lungi dal far emergere i redditi, sembra piuttosto incentivare a dichiarare il meno possibile, così da poter usufruire delle agevolazioni fiscali e dei benefici collegati al reddito, che Stato, Regioni ed enti locali erogano sulla base di quanto si denuncia, spesso tramite un Isee facilmente aggirabile, e oltretutto in assenza di una banca dati nazionale dell’assistenza; una seconda nota dolente sta invece nella somma di alte aliquote fiscali sui redditi con doppia progressività che, abbinate ad alte imposte indirette, in primis l’Iva, incentivano a pagare in modo irregolare”.
Ecco perché, secondo Itinerari Previdenziali, “una buona contromisura potrebbe essere un periodo di sperimentazione triennale nel corso del quale le famiglie possano portare in detrazione, entro un dato limite, il 50% delle piccole spese effettuate per la casa, per i figli o per la manutenzione di auto o moto, purché supportate da regolare fattura elettronica (incrocio codici fiscali prestatore-fruitore): con vantaggi ovvi per la famiglia stessa che, grazie alla detraibilità, ne trarrebbe un beneficio in termini di potere d’acquisto a prescindere dal proprio reddito di partenza, ma anche e soprattutto per lo Stato, che potrebbe rientrare, almeno in parte, di Iva e contributi sociali evasi, segnando un punto importante nel contrasto al lavoro nero e al sommerso”.

Carlo Pareto

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