mercoledì, 24 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Contratto dei raider, un precedente pericoloso

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Con l’entrata in vigore del contratto collettivo nazionale dei ‘rider’ sta per scoppiare uno scontro totale tra fattorini, società di food delivery e sindacati confederati.
Oggi entra in vigore l’accordo siglato a sorpresa il 15 settembre scorso tra Ugl e Assodelivery, l’associazione italiana che riunisce le principali aziende del settore. Un accordo contestato sia dai sindacati confederati che dai ‘rider’, pronti ad un nuovo sciopero in tutta Italia. L’applicazione del contratto riguarderebbe ventimila fattorini senza contare quelli che lavorano a nero.
L’aspetto più contestato dell’accordo tra Ugl e Assodelivery (alla quale appartengono Deliveroo, Glovo, Uber Eats, Just Eat e Social Food) è il riconoscimento del lavoro dei ‘rider’ come lavoro autonomo, da svolgere quindi con “la massima indipendenza e libertà”, proprio come richiesto dalle aziende. Nel contratto collettivo non c’è nessuna menzione alla possibilità che il loro lavoro venga considerato subordinato, escludendo, quindi, la possibilità dei diritti che competono ai lavoratori subordinati.

Da quanto emerso finora, nell’accordo è previsto un compenso minimo di 10 euro per ogni ora lavorata e un’indennità integrativa per il lavoro notturno, per le festività e per il lavoro svolto in condizioni meteo avverse. Per i rider non è abbastanza e attaccano quello che definiscono un ‘accordo pirata’. Stessa definizione usata oggi in una nota della Cgil, che torna a minacciare battaglie legali dinanzi alla magistratura del lavoro.
I confederati hanno bocciato da subito l’accordo, ma Ugl e Assodelivery sono andati avanti nel cercare l’intesa che ha spiazzato tutti. Cgil, Cisl e Uil hanno da subito contestato la firma del contratto collettivo, definendolo peggiorativo per una categoria già fortemente precaria e chiedendo al contempo la riconvocazione di un tavolo in sede istituzionale.
Sul fronte opposto, Ugl e imprese difendono la loro scelta che considerano una novità a livello europeo, tanto innovativa da poter diventare uno standard in tutto il Vecchio Continente. Della questione dei rider si è cominciato a parlare con più insistenza a settembre 2018, quando l’allora ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, annunciò alcune misure a tutela della categoria nel decreto Dignità. Il M5s al governo ne ha fatto da subito una battaglia politica, aprendo apparentemente alle ragioni dei fattorini.

Ma le aziende si sono sempre opposte a riconoscere i rider come lavoratori subordinati. Un anno fa, nel decreto Salva imprese, il governo si era impegnato a fornire un impianto normativo che comprendesse la presenza di lavoratori subordinati e saltuari, ma al contempo lasciava alle aziende e ai sindacati di entrare nel dettaglio e trovare un’intesa. La pandemia ha poi rallentato le trattative, fino alla firma del contratto tra Ugl e Assodelivery.

Un muro contro muro che al momento non vede crepe in nessuno dei due fronti. Il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, ha convocato per l’11 novembre un tavolo di confronto tra Assodelivery e sindacati. Anche se, col passare delle ore, le possibilità di trovare una soluzione ad una questione sempre più spinosa diventano sempre più lontane.

 

Infatti, la segretaria confederale della Uil, Tiziana Bocchi, ha detto: “Secondo Assodelivery con l’accordo firmato con l’UGL, che entra in vigore oggi, si è riusciti a salvare le imprese. Però non viene detto che si agisce a discapito delle lavoratrici e dei lavoratori, sacrificando i loro diritti e non prevedendo nessuna tutela né in termini economici né sotto il profilo della salute e della sicurezza.
Un accordo fasullo che inquadra queste lavoratrici e questi lavoratori nel solo ambito giuridico del lavoro autonomo, privandoli di qualsiasi possibilità di guardare al futuro: nessuna occupazione stabile, solo bassi salari e maggiore precarietà. Non è affatto un passo avanti, anzi, torniamo indietro di anni.
Facile fare impresa sulla pelle dei lavoratori. Noi siamo per la buona occupazione per ridare dignità al lavoro in questo Paese. Ed è proprio questo che andremo a rimarcare all’incontro con il Ministro del Lavoro il prossimo 11 novembre”.

Il problema potrebbe sembrare marginale, invece, rappresenta un precedente molto pericoloso alterando valori e contenuti a tutela dei lavoratori. Infatti, la formula usata del ‘contratto innovativo’ nasconde una logica perversa di sottrazione di diritti ai lavoratori senza alcun limite.
Per assurdo, se il contratto è espressione del decreto dignità, salta fuori che i due governi Conte, alterando il significato delle parole, mistificano la realtà producendo di fatto effetti erosivi dei diritti dei lavoratori e non di elargizione come potrebbe sembrare da affermazioni che somigliano al tipico atteggiamento rabbonitore degli impostori.

 

Salvatore Rondello

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