sabato, 5 Dicembre, 2020

Contro l’Isis, basi turche per le truppe Usa

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Isis-BaghdadSecondo fonti statunitensi, le trattative tra il governo di Ankara e Washington avrebbero portato a un accordo per l’utilizzo delle basi per gli attacchi contro l’Isis. L’aeronautica americana utilizza da tempo la base di Incirlik nella Turchia meridionale, e vi ha già inviato 1.500 uomini, ma fino a questo momento, per bombardare gli jihadisti, i caccia americani dovevano decollare dalle basi negli Emirati Arabi, in Kuwait e in Qatar. Da oggi invece il governo turco consentirà agli americani di utilizzare pienamente le sue basi, soprattutto quelle strategiche che si trovano ad appena 150 chilometri dal confine siriano. Questo dovrebbe finalmente consentire una più efficace azione di contenimento contro i guerriglieri jihadisti che si sono impossessati di Kobane, la città siriana sul confine turco e adesso puntano sulla capitale dell’Iraq, Bagdad.

La novità vera è che però gli Usa non escludono più pubblicamente un impegno diretto di forze di terra. Il gen. Martin E. Dempsey, alto consigliere militare del presidente Obama, nel corso di una conferenza stampa aveva spiegato domenica che non c’erano condizioni tali da raccomandare un uso limitato di truppe di terra come consulenti, ma successivamente durante un’intervista nella trasmissione ‘This week’, sulla rete televisiva ABC aveva aggiunto: “Ci potrebbero essere delle circostanze in cui la risposta a questa domanda sarebbe probabilmente sì”. Inoltre aveva spiegato che per esempio nel caso di un contrattacco per riprendere Mosul, nel nord dell’Iraq, ci potrebbe essere la necessità di “un diverso tipo di consulenza e assistenza”.

ISIS-cartina

Aree sotto il controllo dell’ISIs al 9 settembre scorso-Fonte: Caerus Associates; Jane’s Institute for the Study of War; Soufan Group

L’accordo è arrivato dopo complesse trattative, con gli inviti espliciti dell’amministrazione Obama al governo turco a svolgere un ruolo più significativo nella lotta contro gli estremisti che hanno conquistato gran parte dell’Iraq e della Siria e spingono la marea dei rifugiati verso la Turchia. L’Isis fa paura, ma c’è chi fino a oggi ha pensato, come il governo turco di Erdogan, di poter utilizzare strumentalmente il terrorismo waabita per regolare i conti con la minoranza curda che vuole uno Stato indipendente. Le pressioni internazionali, la rivolta della minoranza curda in Turchia, la pressione delle popolazioni in fuga sui confini, unitamente alla promessa americana di addestrare i ribelli siriani che vogliono far cadere Baschir al Assad, sembrano alle fine aver modificato la situazione anche se Erdogan continua a non voler impegnare il suo esercito, che pure è già schierato lungo il confine, per respingere l’Isis.

La spinta decisiva sarebbe arrivata dopo gli ultimi tre attentati suicidi in Iraq contro una sede del governo nella provincia di Diyala, a nord est di Baghdad, che ha provocato la morte di 60 persone e il ferimento di oltre 120. Molte delle vittime erano persone che avevano cercato rifugio per sfuggire alle violenze e si erano riuniti presso il centro governativo per avere gli aiuti destinati agli sfollati.

In un altro attentato è stato ucciso il capo della polizia della provincia di Anbar nell’Iraq occidentale, un colpo contro le forze di sicurezza irachene intente a strappare il pieno controllo della provincia dalla insurrezione jihadista dello Stato Islamico.

Redazione Avanti!

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