domenica, 27 Settembre, 2020

CONTRORDINE

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Sono state depositate in Cassazione le firme di 71 senatori, superando ampiamente il numero minimo di 64 firme, che consentiranno lo svolgimento della consultazione referendaria sul taglio del numero dei parlamentari.
In mattinata, sempre presso la Corte di Cassazione, in Piazza Cavour a Roma, si è svolta la consegna delle firme dei cittadini raccolte dai radicali di Maurizio Turco per chiedere lo stesso referendum.
Tuttavia, era necessario raccogliere 500mila firme ma il risultato finale è stato piuttosto magro, fermandosi a sole 669 firme. Il segretario del Partito Radicale, Turco ha spiegato: “Abbiamo voluto verbalizzare la violenta censura attuata dai media e dal servizio pubblico ai quali si era rivolto per la prima volta nel discorso di fine anno il Presidente della Repubblica. Il Partito radicale è contrario alla riforma che prevede la cessione di rappresentanza da parte dei cittadini”.

“C’è chi toglie la firma dalla richiesta di referendum sul taglio dei parlamentari – scrive Riccardo Nencini sulla sua pagina Facebook – e chi la mantiene per far sì che gli italiani si esprimano. Ecco, io l’ho mantenuta”.

Tornando alla raccolta di firme dei parlamentari, che permetterà comunque lo svolgimento del referendum, si annoverano sottoscrizioni da tutti i gruppi politici, tra cui il sen. Riccardo Nencini in rappresentanza del Psi e alcuni spostamenti dell’ultima ora.
Tra i firmatari risultavano i senatori del Pd, Francesco Verducci e Vincenzo D’Arienzo che hanno ritirato le firme a seguito del primo accordo nella maggioranza di governo su una riforma elettorale d’impianto proporzionale: “Consideriamo un risultato politico importante, per niente scontato – spiegano in una nota i due senatori democratici – aver raggiunto un accordo che impegna le forze di governo ad approvare una nuova legge elettorale proporzionale e il deposito del conseguente disegno di legge. Introdurre il proporzionale- continuano Verducci e D’Arienzo – è l’unico modo per salvaguardare la rappresentanza politica e sociale che è alla base della nostra democrazia rappresentativa e per evitare il rischio di pesanti distorsioni dovuto al taglio dei parlamentari”.

Di contro, tra i nuovi firmatari risultano sei senatori leghisti e, sempre tra i nuovi arrivi, i forzisti Roberta Toffanin e Dario Damiani, vicini a Silvio Berlusconi, irritato per l’iniziativa di Carfagna e sollecitato da Salvini perché richiamasse all’ordine i suoi parlamentari.
La Carfagna, negli scorsi giorni sempre più critica nei confronti della gestione di Forza Italia, considerata subalterna ai movimenti sovranisti, aveva polemizzato rispetto alle firme apposte dei senatori della destra, paventando il rischio di elezioni anticipate in un quadro di avventurismo. “Quello sul taglio dei parlamentari è un referendum salvapoltrone – dichiara Mara Carfagna – È un vero e proprio trucchetto, che ha come unico obiettivo quello di costringere gli italiani a eleggere nuovamente mille parlamentari, anziché seicento. Per questo ai colleghi senatori che mi hanno chiesto un parere, ho detto non prestatevi a un giochino di Palazzo che screditerà la politica, squalificherà Forza Italia, resusciterà il populismo”.

Intanto, si è messo in movimento il Comitato per il no, sarà gestito dalla Fondazione Luigi Einaudi che ha anche promosso la raccolta delle firme tra i parlamentari.
Il coordinamento nazionale dei comitati noiNO, contrari alla riforma approvata dal Parlamento, sarà presentato in una conferenza martedì prossimo nella sala stampa della Camera dei Deputati, con la presenza dei parlamentari e dei costituzionalisti che aderiscono all’iniziativa referendaria.
Dal Movimento 5 stelle arrivano bordate nei confronti della Lega di Salvini, stigmatizzando il comportamento dei senatori leghisti che hanno firmato la richiesta referendaria. Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, il grillino Federico D’Incà ha scritto su Twitter: “Se si farà il referendum sulla legge per il taglio dei parlamentari sono convinto che i cittadini saranno dalla nostra parte. Certo è curioso che a volerlo adesso siano quelli che l’hanno approvata. In situazioni normali sarebbe contraddizione, per certa politica è consuetudine”.

La battaglia referendaria si preannuncia infuocata. Il comitato per il No stigmatizza l’argomento principale dei fautori della lotta alla casta puntando sui risparmi irrisori prodotti dalla riduzione dei parlamentari. Si tratterebbe di un risparmio di soli 64 milioni di euro. Se si fosse deciso di dimezzare le indennità parlamentari si sarebbe registrato un risparmio più significativo.
Con la mera riduzione del numero dei parlamentari, il rapporto tra eletti e popolazione italiana diviene tra i più bassi d’Europa, creando un preoccupante vulnus alla rappresentanza delle diverse sensibilità politiche presenti nel nostro paese.
Di fronte ad una modifica così rilevante del numero dei componenti delle Camere, occorre un disegno riformatore complessivo che tenga insieme numero dei parlamentari, ridefinizione dei collegi elettorali e nuovo formato elettorale. Se così non fosse, c’è il rischio che s’indeboliscano gli elementi essenziali della rappresentanza della sovranità popolare nelle aule parlamentari. Tuttavia, per salvaguardare la rappresentanza democratica messa a rischio dalla riduzione dei membri del parlamento, l’unica via è l’approvazione di una legge elettorale d’impianto proporzionale,

Nella direzione di una riforma della legge elettorale proporzionale sembra muoversi la maggioranza, anche se il percorso è ancora lungo e irto di ostacoli, per nulla scontato. Sembra invece scontata la schiacciante maggioranza dei cittadini italiani, stando ai sondaggi, favorevole alla legge costituzionale che ridurrà il numero dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200.

Paolo D’Aleo

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