sabato, 16 Febbraio, 2019

Corbyn: “Aperture di Theresa May sono una finzione”

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Le aperture di Theresa May al dialogo sulla Brexit sono “una finzione” e la premier Tory continua a “negare la realtà”, mantenendo linee rosse sul suo accordo “completamente” bocciato in Parlamento. Così il leader laburista Jeremy Corbyn, insistendo sulla necessità che il governo tolga dal tavolo ogni ipotesi di no deal, come anche il suo cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, vuole. Corbyn ha anche ironizzato sull’impegno di May di cercare di nuovo “concessioni” dall’Ue sul backstop per l’Irlanda del Nord.

Corbyn continua ad attaccare il primo ministro, colpevole di aver portato il paese alla paralisi insistendo su una Brexit che non prevedeva un piano B. Ora il tentativo di mettere assieme la richiesta del Parlamento di evitare una hard Brexit e il mandato di garantire un’uscita della Gran Bretagna dalla Ue in modo da dare seguito al risultato del referendum del 2016 è sempre più complicato al punto che in base a quanto riporta Bloomberg la premier avrebbe rinunciato al giro di consultazione con i diversi partiti per trovare una soluzione condivisa.

D’altronde l’ipotesi di un trattato bilaterale con l’Irlanda per risolvere il nodo backstop non ha trovato sponda nel governo irlandese che continua a fare fronte comune con l’Unione Europea. A questo punto l’ipotesi che prende quota è quella di un rinvio, si apre, però, il dibattito di quanto si potranno allungare i tempi visto che incombono nel frattempo le elezioni europee di maggio.

Per altre fonti infatti il “piano B” che la premier Theresa May proporrà ai Comuni dopo la bocciatura del Parlamento sarebbe quello di riproporre il piano originario della Brexit con l’impegno di aggirare la questione del backstop

“Rimangono aperti ancora diversi scenari, tra cui quello di un secondo referendum, mentre si allontana l’ipotesi di no deal, come richiesto da più forze politiche”, affermano gli strategist di IG. Secondo il capo economista di Unicredit , Erik Nielsen, quanto sta emergendo dalla vicenda Brexit è che non esiste un’alternativa percorribile all’appartenenza all’Unione Europea.

“La Gran Bretagna è in un vicolo cieco senza una via d’uscita e senza una realistica via per restare”, dice Nielsen. Secondo l’economista tutti i possibili diversi scenari presentano non pochi problemi. La prima possibilità, ossia quella di un’uscita a marzo senza un deal, è stata rifiutata dalla maggioranza del parlamento.

La via del secondo referendum porrebbe un problema non da poco circa il quesito da porre, visto l’esito del primo referendum. I cittadini andrebbero consultati non solo sul remain o l’uscita, ma anche su quale tipo di uscita vogliono. C’è poi la possibilità che May si dimetta, ma non è chiaro chi nel suo partito potrebbe prendere il testimone. Infine alcuni osservatori valutano l’ipotesi elezioni anticipate che verrebbero di fatte presentate come un giudizio sul piano A proposto da May.

Si tratta di strade, comunque, difficili da percorrere per il partito e il Paese ed è quindi probabile che, ottenuto un rinvio all’uscita di marzo, l’incertezza politica nel Paese perduri. Da qui anche un ulteriore stallo per gli attivi britannici che in attesa di maggior chiarezza politica sembrano vivere in un limbo. La sterlina si è indebolita nei confronti del dollaro e dell’euro. Mentre la borsa di Londra sembra avere un andamento più legato alle notizie aziendali, a partire dalle ultime trimestrali del 2018, che non alle vicende politiche.

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