martedì, 7 Aprile, 2020

PROVA DI FORZA

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missilecoreanordProva di forza di Seul, che ha testato questa mattina i propri missili balistici simulando un attacco a un sito nucleare nordcoreano, in risposta al test atomico condotto ieri da Pyongyang. Nel test di questa mattina all’alba erano coinvolti i missili terra-terra Hyunmoo-2A e i caccia F-15K che hanno colpito bersagli nel Mar del Giappone in una simulazione di attacco del sito nucleare nord-coreano di Punggye-ri, ha spiegato il Comando Congiunto sud-coreano. Lo scopo dell’esercitazione, ha sottolineato il portavoce Roh Jae-cheon, “non è solo quello di distruggere l’origine della provocazione ma anche la leadership del nemico e di sostenere le nostre forze in caso di minaccia alla sicurezza del nostro popolo”. Il test è stato condotto dall’aeronautica sud-coreana, ma in fase di preparazione, ha spiegato il Ministero della Difesa di Seul, ci sono anche nuove esercitazioni congiunte con gli Stati Uniti per una prova di forza contro le provocazioni di Pyongyang. Il test di ieri, secondo la revisione delle stime di Seul citate oggi dall’agenzia di stampa Yonhap, ha sprigionato una carica esplosiva di cinquanta chilotoni, circa cinque volte la potenza del precedente test nucleare di Pyongyang, del 9 settembre 2016, e ha generato una scossa sismica di 5.7 gradi sulla scala Richter. Il test nucleare di Pyongyang avrebbe tra i suoi effetti anche quello di un primo sì allo spiegamento dello scudo anti-missile statunitense Thaad nel sud-est della Corea del Sud.

L’esercitazione di oggi segue di poche ore le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump sulla possibilità di un attacco alla Corea del Nord. “Vedremo”, aveva detto Trump, che aveva in seguito sottolineato, su Twitter, la possibilità di interrompere tutti i rapporti commerciali con i Paesi che fanno affari con la Corea del Nord “oltre ad altre opzioni”. Minaccia lanciata che non è piaciuta però alla Cina che la ha definita inaccettabile e ingiusta”. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, James Mattis, che ieri ha avuto un meeting con Trump e altri alti funzionari della Sicurezza Usa, aveva aperto alla possibilità di una “imponente risposta militare” nel caso di una diretta minaccia militare della Corea del Nord a territori statunitensi, tra cui la base militare di Guam, nell’Oceano Pacifico, già minacciata di attacco dal regime di Kim Jong-un il mese scorso. Gli Stati Uniti non vogliono “l’annullamento totale” della Corea del Nord, ma, ha aggiunto, “abbiamo molte opzioni per farlo”. In programma, per oggi, anche una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere di eventuali sanzioni nei confronti di Pyongyang dopo l’ultimo test nucleare.

La portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Federica Mogherini, ha definito le sanzioni addizionali dell’Unione Europea contro la Corea del Nord “un’opzione, ma ogni decisione viene presa dal Consiglio dei ministri degli Esteri Ue”. Catherine Ray, portavoce dell’alto rappresentante, ha spiegato che l’Ue si aspetta che il Consiglio di sicurezza dell’Onu prenda una “posizione ferma e efficace” sulla Corea del Nord. “Coordiniamo come sempre la nostra azione con il Consiglio di sicurezza e le sue decisioni”, ha detto la portavoce. “L’Ue oggi ha già in atto misure autonome estremamente estese”, ha ricordato Ray.

La questione nord-coreana sarà discussa in una riunione informale dei ministri degli Esteri a Tallinn questa settimana. Una condanna forte è arrivata anche dalla presidenza di turno del G7 che allo stesso tempo “esprime solidarietà ai paesi della regione per le conseguenze dell’irresponsabile comportamento di Pyongyang. La Corea del Nord è il solo paese che ha effettuato test nucleari nel XXI secolo, continua a sfidare la comunità internazionali con gravi, ripetute e ancora in corso violazioni del diritto internazionale. I test nucleari sono una provocazione intollerabile e rappresentano una sfida diretta alla comunità internazionale”. Il documento è firmato da Paolo Gentiloni, Justin Trudeau, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Shinzo Abe, Theresa May, Donald Trump, Jean-Claude Juncker e Donald Tusk. Il presidente del consiglio Gentiloni ha rilanciato in un tweet il comunicato aggiungendo che “i leader del G7 sono uniti contro le provocazioni nucleari della Nord Corea che minacciano la pace”.

Giappone e Corea del Sud chiedono “le più forti misure possibili” contro Pyongyang, “a un livello completamente nuovo”, dopo l’ultimo test nucleare di ieri condotto dal regime di Kim Jong-un. Nel corso di una conversazione telefonica avuta questa mattina, ora locale, il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, hanno discusso del coordinamento da tenere dopo il test nucleare nord-coreano di ieri. Moon ha sottolineato l’importanza di portare le pressioni e le sanzioni “al massimo livello, in modo da costringere la Corea del Nord a tornare al tavolo dei negoziati”.

Ieri, Abe aveva parlato al telefono con il presidente Usa, Donald Trump, e ha ribadito che “Giappone e Stati Uniti sono insieme al 100%”. Abe ha poi reso noto di avere parlato anche con il presidente russo, Vladimir Putin, sulla questione nord-coreana. Intensa attività di contatti anche da parte della Corea del Sud. Nella giornata di ieri, la ministro degli Esteri sud-coreana, Kang kyun-wha, aveva parlato al telefono anche con il segretario di Stato Usa, Rex Tilllerson, la responsabile per le Politiche Estere e di Sicurezza dell’Unione Europea, Federica Mogherini, il ministro degli Esteri di Tokyo, Taro Kono, e il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, per il coordinamento dopo l’ultimo test nucleare nord-coreano. Nei colloqui con Abe Trump ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti a utilizzare il proprio arsenale nucleare nel caso in cui la Corea del Nord continui a minacciare il paese e o i suoi alleati. Il presidente americano, riferisce una nota della Casa Bianca, ha ribadito al premier giapponese “l’impegno degli Stati Uniti nella difesa della patria e degli alleati mettendo in campo le potenzialità diplomatiche, convenzionali e nucleari oggi nella nostra disponibilità”.

Da parte sua da Mosca il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha affermato che la Russia “è pronta a partecipare a tutte le discussioni riguardanti la Corea del Nord all’interno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, come pure in altri formati”. Peskov, ha anche ricordato che “il presidente Vladimir Putin ha più volte sottolineato che l’unico modo per risolvere il problema è discuterne con tutte le parti interessate” e che le sanzioni “non hanno portato risultato positivo”.

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