mercoledì, 5 Agosto, 2020

Coronavirus, compagnie aeree in ginocchio per la pandemia

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Le compagnie aeree sono in ginocchio a causa della crisi innescata dalla pandemia di coronavirus. La Iata ha stimato che per il 2020 il fatturato si dimezzerà e si registreranno perdite per 84,3 miliardi di dollari. La situazione finanziaria a fine anno sarà insostenibile.
Il direttore generale di Iata, Alexandre de Juniac, ha evidenziato: “Il debito globale delle compagnie supererà di 120 miliardi il livello di fine 2019, per un totale di 550 miliardi di dollari, pari a circa il 92% dei ricavi attesi l’anno prossimo”.
L’annuncio di tagli ed esuberi si ripete di giorno in giorno. Le compagnie aeree britanniche British Airways, Virgin Atlantic e EasyJet hanno già annunciato la perdita di quasi 20.000 posti di lavoro. United Airlines oggi ha annunciato che potrebbe licenziare fino a 36.000 dipendenti. Air France taglierà oltre 7.500 posti in tutto il gruppo. E Lufthansa prevede 22.000 esuberi nel secondo round di ristrutturazione. L’International Airlines Group, che possiede tra gli altri British Airways, Iberia e Vueling, ha annunciato una riduzione della sua capacità di almeno il 75% ad aprile e maggio rispetto al 2019 a causa della pandemia.
Più dettagliatamente, ecco la situazione delle principali compagnie:
La compagnia aerea statunitense United Airlines potrebbe licenziare fino a 36.000 dipendenti. I provvedimenti dovrebbero scattare il primo ottobre. L’aviolinea ha spiegato che non è detto che tutti i dipendenti che riceveranno la notifica saranno licenziati, ma ha sottolineato che è importante tagliare i costi a causa del forte calo della domanda.
Il Cda di Lufthansa ha approvato una seconda serie di misure nell’ambito del suo programma di ristrutturazione globale. Dopo aver previsto una riduzione della flotta di 100 aerei e lo stop alle operazioni di Germanwings, l’eccedenza di personale è calcolata in almeno 22.000 unità tra gli assunti a tempo pieno nelle compagnie del gruppo anche nel periodo successivo la crisi. Per evitare i licenziamenti Lufthansa chiede accordi su misure relative alla crisi con i sindacati e le parti sociali.
Il gruppo Air France ha annunciato di voler tagliare 7.580 posti di lavoro, sia nella società madre che nella controllata regionale Hop!, entro la fine del 2022 per affrontare la crisi di Covid-19. In Air France saranno tagliati 6.560 posti di lavoro su 41.000 (contratti permanenti a tempo pieno) mentre 1.020 posti di lavoro su 2.420 saranno tagliati in Hop!.
La holding Iag, che controlla British Airways, ma anche Iberia e Vueling prevede di tagliare fino a 12.000 posti di lavoro per la ristrutturazione della compagnia di bandiera britannica.  Attualmente, British Arways ha 42.000 dipendenti.
Easyjet, la compagnia aerea britannica low-cost, prevede di licenziare 700 piloti e di chiudere tre basi nel Regno Unito: Stansted, Southend e Newcastle. La compagnia ha 163 aerei parcheggiati in 11 basi del Regno Unito.
Ryanair sta pianificando di tagliare 3.000 posti di lavoro e di ridurre le retribuzioni del personale fino a un quinto in risposta alla crisi. La compagnia low-cost ha dichiarato che sta tagliando il 15% della sua forza lavoro che conta 20.000 dipendenti. Nell’ambito di un programma di drastici tagli dei costi, Ryanair ha dichiarato che potrebbe chiudere un certo numero di basi in tutta Europa fino alla ripresa del settore.
Virgin Atlantic taglierà oltre 3.000 posti di lavoro, circa un terzo del personale, a causa del coronavirus che ha messo le compagnie aeree sotto una pressione senza precedenti.
In questi giorni i Paesi stanno varando misure economiche di sostegno all’economia a seguito della crisi innescata dall’emergenza sanitaria globale da COVID-19. In particolare la Comminssione UE ha dato un primo via libera ai contributi a sostegno delle compagnie aeree, particolarmente penalizzate dallo stop dei voli.
Come ha spiegato la IATA (International Air Transport Association): “Un sostegno che potrebbe costare molto caro, con un conto che potrebbe salire fino a 200 miliardi di dollari”.
Il dibattito sul se e come salvare le compagnie aeree è ufficialmente aperto, ma vanno fatte alcune considerazioni. Noi tutti ricordiamo ed abbiamo assistito increduli, durante tutto il 2019, ai continui cambi di politica dei prezzi sui bagagli da parte dei vettori low cost, Ryanair e WizzAir in particolare. Viviamo ancora oggi il profondo disprezzo verso Alitalia che, nonostante continui regolarmente a volare, non assicura ai passeggeri i risarcimenti previsti in virtù di uno stato di insolvenza ormai perenne.
Tanti passeggeri vivono giornalmente l’ingiustizia di essere lasciati a piedi nei casi in cui per puri interessi economici le compagnie aeree decidono di minimizzare i costi e quindi cancellare le tratte aeree meno battute e che non portano ad un congruo guadagno. Infine, gli scioperi all’ultimo minuto per evidenti conflitti interni con piloti e assistenti di volo sono ormai una costante. Ebbene, la domanda che a questo punto tutti noi dobbiamo porci è: cosa hanno fatto fino ad oggi per noi le compagnie aeree per meritare il nostro aiuto?
Recentemente, il New York Times ha espresso i suoi dubbi sulle decisioni riguardo gli aiuti ai vettori americani. American Airlines è la più grande compagnia aerea degli Stati Uniti e dal 2010 ha vissuto un periodo di grande boom economico. Nel 2014, dopo aver ridotto la concorrenza attraverso le fusioni e raccolto miliardi di dollari di entrate con le nuove tasse sui bagagli, ha raggiunto il successo finanziario. Nel 2015 ha registrato un profitto di 7,6 miliardi di dollari rispetto ai 500 milioni di dollari del 2007, continuando a guadagnare miliardi di profitti ogni anno per il resto del decennio. Nel 2017, Doug Parker, l’amministratore delegato della società ha dichiarato: “Non credo che perderemo mai più denaro”.
Ci sono molte cose però che American Airlines avrebbe potuto fare con tutti quei soldi. Avrebbe potuto accumulare riserve di liquidità per una crisi futura, sapendo che le compagnie aeree attraversano regolarmente periodi di alti e bassi. Avrebbe potuto risolvere in modo decisivo le sue continue controversie contrattuali con i piloti, gli assistenti di volo e gli addetti a terra. Ancora, avrebbe potuto investire in una migliore qualità del servizio data la sua storica cattiva reputazione. Ebbene, niente di ciò è stato fatto. American Airlines ha investito la maggior parte dei suoi soldi in acquisto di azioni. Dal 2014 al 2020, nel tentativo di aumentare gli utili per azione, la compagnia ha speso più di 15 miliardi di dollari per riacquistare le proprie azioni, riducendo così tutte le riserve di cassa.
Allo stesso tempo, la compagnia aerea americana si indebitava pesantemente per finanziare l’acquisto di nuovi aerei. Già nel 2017 gli analisti avevano avvertito di un rischio di default in caso di deterioramento dell’economia, ma la compagnia aerea ha continuato a indebitarsi. Ora ha accumulato un debito di quasi 30 miliardi di dollari, quasi cinque volte l’attuale valore di mercato dell’azienda. Mai, durante i suoi anni più floridi, American Airlines ha pensato di migliorare l’esperienza di viaggio dei suoi passeggeri. Le commissioni previste per la modifica dei biglietti sono salite a 200 dollari per i voli nazionali e a 750 dollari per i voli internazionali.
Le tariffe per i bagagli, ampiamente contestate e disprezzate dai passeggeri, sono salite a 30 dollari e 40 dollari per il primo ed il secondo bagaglio. Ovviamente queste commissioni sempre più elevate hanno fruttato miliardi di dollari per il vettore non migliorando invece la puntualità dei voli sia in partenza che in arrivo. La compagnia aerea ha invece solo pensato ad innovazioni come la rimozione degli schermi dai suoi aerei, la riduzione delle dimensioni del bagno e dei sedili.
Quello di cui si lamentano i passeggeri è dunque un continuo finanziamento di opere dirette al solo incremento di fatturato senza tenere in considerazione le reali esigenze di chi viaggia tutti i giorni per lavoro o per svago. Sulla scia dell’epidemia di coronavirus, che sta portando il caos nel settore aereo, American Airlines non ha ancora chiesto un salvataggio o almeno non in questi termini. Eppure, Il segretario al Tesoro Steven Mnuchin ha dichiarato che tutte le compagnie aeree, inclusa American Airlaines, sono ai primi posti della lista per ottenere un prestito federale.
Dato che i governi, incluso il governo americano, stanno valutando cosa dovrebbe fare il pubblico per le compagnie aeree, dovremmo invece chiederci prima cosa hanno fatto le compagnie aeree per i viaggiatori.
Sarebbe ingiusto ricorrere agli aiuti di Stato per resistere alla grave crisi economica ingenerata dall’emergenza sanitaria da COVID-19 per poi tornare come prima? Prima di fornire sgravi, prestiti, agevolazioni fiscali o trasferimenti di denaro contante, dobbiamo richiedere ed assicurarci che le compagnie aeree modifichino il modo in cui trattano i loro clienti e dipendenti.
Le legittime osservazioni poste, sollevano una questione che andrebbe trattata politicamente. Bisognerebbe chiedersi se non sarebbe opportuno portare avanti la cogestione, o ancora meglio applicare le teorie economiche di James Meade che prevede la gestione delle imprese affidata pariteticamente ai rappresentanti del capitale, dei lavoratori e del territorio dove è presente l’azienda. La crisi delle compagnie aeree apre comunque la necessità di ripensare al futuro dell’economia mondiale in cui i bisogni dell’umanità vanno messi al primo posto.

Salvatore Rondello

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