martedì, 1 Dicembre, 2020

Coronavirus, nuovo studio sugli effetti sui polmoni

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Secondo la scienza medica, i polmoni possono raccontare molto sulla storia del Covid-19, essendo il bersaglio principale del virus. Se ne sono accorti alcuni ricercatori dell’Istituto Tumori di Milano, i quali hanno ben pensato di sfruttare uno screening che solitamente si fa su fumatori ed ex fumatori per raccogliere dati e prevenire il cancro, e diversi studiosi italiani divisi tra Londra e Trieste, che hanno eseguito decine di autopsie sul corpo di chi, purtroppo, ha perso la vita a causa del coronavirus.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Tumori Journal, è stato condotto dal professor Giovanni Apolone e da alcuni colleghi dell’Istituto Tumori di Milano in collaborazione con l’Università di Siena, ha confermato quanto sospettato da molti, e cioè che il Covid circolava in Italia già a settembre 2019.
Sfruttando i dati dello studio Smile, che coinvolge cittadini fumatori ed ex fumatori sottoposti a Tac ed esame del sangue, Apolone e gli altri ricercatori hanno fatto un’importante scoperta: su 959 partecipanti, 111 presentavano anticorpi anti-Sars-Cov2. E sei di questi avevano così tanti anticorpi che si sono rivelati capaci di uccidere il virus vivo.
Questi anticorpi sono stati trovati nel sangue di persone (soprattutto maschi fra i 55 e i 65 anni) a partire dal settembre scorso. Il che vuol dire che sono venute a contatto con il virus almeno tre settimane prima, perché questo è il tempo necessario al sistema immunitario dell’organismo per svilupparli. Il dato più curioso, emerso dallo studio, è che il 50% delle persone positive erano lombarde, mentre l’altro 50% proveniva da tredici regioni diverse. Il che significa che già esisteva una libera circolazione del virus nel nostro Paese.
Ma c’è di più. Un secondo studio, eseguito da un altro gruppo di ricercatori italiani (divisi tra il King’s College di Londra e l’Università di Trieste) guidato dal prof. Mauro Giacca, è andato oltre e ha voluto capire come il Covid-19 riesca a distruggere i polmoni e ad uccidere una persona. Come si legge nella ricerca pubblicata su Lancet eBioMedicine, il team di esperti ha eseguito diverse autopsie sul corpo di alcune vittime del virus.

Il professor Giacca ha spiegato: “Abbiamo analizzato 41 polmoni di persone decedute per Covid. Una prima informazione riguarda la coagulazione, peraltro già nota. Il virus provoca, all’interno dei vasi polmonari la formazione di coaguli di sangue che ostruiscono la circolazione sanguigna (e questo giustificherebbe l’uso dell’eparina che scioglie questi coaguli). Ma è la seconda osservazione che potrebbe rivelarsi utile allo sviluppo di nuove terapie anti-Covid. Secondo gli esperti, il virus provoca una fusione delle cellule polmonari che, in termini tecnici, si chiamano sincizi. E questo potrebbe spiegare perché il virus fa così tanti danni, anche a lungo termine. Ma potrebbe anche fornire qualche suggerimento per lo studio di nuovi farmaci, capaci di inibire la formazione di questi sincizi”.
Questo significa che ci possono essere altre vie, forse più immediate, per combattere e sconfiggere il coronavirus oltre al percorso ancora incerto e non immediato del vaccino.

Ma se il coronavirus ha circolato in Italia liberamente nei sei mesi antecedenti il ‘lockdown’, viene logico chiedersi quante persone sono state contagiate in quel periodo, e fra queste quante sono guarite e quante sono morte. Inoltre, i lettori si chiederanno come mai il sistema sanitario è entrato in crisi successivamente al lockdown e non prima? Bisognerà attendere che gli esperti diano una risposta anche a quest’ultima domanda posta ingenuamente.

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