giovedì, 28 Maggio, 2020

Coronavirus, piena tutela dell’Inail, come per gli altri infortuni o malattie

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Covid-19
PIENA TUTELA INAIL PER TUTTI I CASI DI INFEZIONE SUL LAVORO
“Tutti i casi accertati di infezione sul lavoro da Covid-19 faranno scattare la piena tutela dell’Inail, come per gli altri infortuni o malattie, già a partire dal periodo di quarantena”. A dirlo di recente è stato direttamente il presidente dell’Istituto, Franco Bettoni, nel giorno della pubblicazione di una nuova circolare che fornisce indicazioni in merito alle prestazioni garantite agli assicurati Inail contagiati nell’ambiente di lavoro o a causa dello svolgimento dell’attività lavorativa.
“Molti lavoratori sono più esposti alla minaccia del virus”. “Per una corretta rilevazione dei casi a fini statistico-epidemiologici, ci siamo già attivati per codificare il Covid-19 come nuova malattia-infortunio”, ha affermato il numero uno dellInail, che ha sottolineato anche come l’emergenza Coronavirus abbia “riportato in primo piano la necessità di garantire le stesse tutele ai milioni di lavoratori che non sono assicurati con l’Istituto e non possono quindi accedere a rendite e indennizzi in caso di contagio”. Per il presidente dell’Inail, infatti, “la recente estensione ai rider è solo il primo passo di un ampliamento della platea dei nostri assicurati, che dovrà includere le professioni che si collocano a metà strada tra subordinazione e autonomia, che oggi sono molto più vulnerabili di fronte alla minaccia del virus”.
Rischio amplificato per operatori sanitari e particolari categorie. Come chiarito dalla predetta circolare, l’ambito della tutela Inail riguarda innanzitutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio, aggravato fino a diventare specifico, considerata l’alta probabilità che questi lavoratori vengano a contatto con il virus. Lo stesso principio si applica anche ad altre categorie che operano in costante contatto con l’utenza, come i lavoratori impiegati in front-office e alla cassa, gli addetti alle vendite/banconisti, il personale non sanitario degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, e gli operatori del trasporto infermi.
L’assicurazione estesa anche ai casi in cui l’identificazione delle cause è più difficoltosa. La tutela assicurativa si espande anche ai casi in cui l’identificazione delle precise cause e modalità lavorative del contagio si presenti più difficoltosa. In tali ipotesi la circolare appena emanata spiega che, al fine di garantire la piena tutela, si dovrà fare ricorso agli elementi epidemiologici, clinici, anamnestici e circostanziali.
Per il datore di lavoro è confermato l’obbligo di denuncia/comunicazione. Il termine iniziale della tutela decorre dal primo giorno di astensione dal lavoro, attestato dalla certificazione medica per avvenuto contagio, ovvero dal primo giorno di astensione dal lavoro coincidente con l’inizio della quarantena, sempre per contagio da nuovo Coronavirus. Il medico certificatore deve predisporre e trasmettere telematicamente all’Inail il certificato medico d’infortunio. Permane altresì l’obbligo di denuncia/comunicazione di infortunio per il datore di lavoro, quando viene a conoscenza del contagio occorso al lavoratore. In caso di decesso, ai familiari spetta anche la prestazione economica una tantum del Fondo delle vittime di gravi infortuni sul lavoro, prevista anche per i lavoratori non assicurati con l’Inail.
L’infortunio in itinere può essere riconosciuto. Sono tutelati dall’Istituto, inoltre, anche gli eventi di contagio da nuovo Coronavirus avvenuti nel percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro, che si configurano come infortuni in itinere. Poiché il rischio di contagio è molto più probabile a bordo di mezzi pubblici affollati, per tutti i lavoratori addetti allo svolgimento di prestazioni da rendere in presenza è considerato necessitato l’uso del mezzo privato, in deroga alla normativa vigente e fino al termine dell’emergenza epidemiologica.
Forniti chiarimenti sulla sospensione dei termini di prescrizione e decadenza. La circolare fornisce infine opportuni chiarimenti pure sulla sospensione dei termini di prescrizione e decadenza per le richieste delle prestazioni Inail nel periodo compreso tra il 23 febbraio e il primo giugno 2020, disposta dal decreto Cura Italia dello scorso 17 marzo. La sospensione si applica anche alle richieste di rendita in caso di morte in conseguenza di infortunio e alle domande di revisione delle rendite per inabilità permanente, per infortunio e/o malattia professionale.


Brevissime Inps – Emergenza Covid-19

60 GIORNI IN PIU’ PER NASPI DIS-COLL E DISOCCUPAZIONE AGRICOLA
Il nuovo decreto del governo prevede 60 giorni di tempo in più per presentare le domande di indennità Naspi e Dis-Coll: il termine, dalla data di cessazione involontaria del rapporto di lavoro diventa così di 128 giorni. L’Inps ha fatto anche sapere che verranno riesaminate le domande respinte perché presentate fuori termine.
Proroga a 60 giorni del termine anche per l’inoltro delle istanze di erogazione della prestazione Naspi in forma anticipata, e per l’adempimento connesso all’obbligo di comunicazione del reddito annuo presunto da parte di chi percepisce i trattamenti economici Naspi e Dis-Coll nelle ipotesi di contestuale svolgimento di attività lavorativa autonoma, subordinata parasubordinata. Infine, per le richieste di disoccupazione agricola in competenza 2019 da inviarsi nell’anno 2020, il termine di presentazione è differito al 1 giugno 2020.
Stop versamenti contributi anche per quote lavoratori
L’istituto ha chiarito che la sospensione degli adempimenti e dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali riguarda anche le quote a carico dei lavoratori.
La cassa integrazione estesa
Lungo l’elenco delle imprese che potranno far domanda, dall’industria all’artigianato. La domanda può essere presentata, con le consuete modalità, per periodi dal 23 febbraio 2020 al 31 agosto 2020 e per una durata massima di 9 settimane, utilizzando la nuova causale “Covid-19 nazionale”. Le aziende – sottolinea Inps – “non devono fornire alcuna prova in ordine alla transitorietà dell’evento e alla ripresa dell’attività lavorativa né, tantomeno, dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità dell’evento stesso all’imprenditore o ai lavoratori. Conseguentemente, l’azienda dovrà presentare in allegato alla domanda solo l’elenco dei lavoratori beneficiari”. Le aziende inoltre “possono chiedere l’integrazione salariale per ‘Emergenza Covid-19 nazionale’ anche se hanno già inoltrato una analoga istanza o hanno in corso un’autorizzazione con un’altra causale.


Decreto Cura Italia

COMUNICATO CONGIUNTO INPS – ABI
L’Inps e l’Abi comunicano che sono state introdotte semplificazioni e nuove misure volte a ridurre i tempi per l’accredito dei trattamenti di integrazione al reddito (assegni cassa integrazione ordinaria, cassa in deroga, assegni del fondo integrazione salariale e dei fondi bilaterali) previsti dal decreto-legge “cura Italia” .In particolare, le procedure Inps, per l’accredito della prestazione, non richiedono più l’invio dei modelli cartacei validati presso gli sportelli bancari e postali. La verifica sulla validità dei conti correnti indicati per il pagamento delle prestazioni è ora effettuata con applicativi che comunicano direttamente con le banche (Data base condiviso). Allo stesso tempo, è stato semplificato il modulo telematico con cui le aziende comunicano i dati dei lavoratori per il pagamento dei trattamenti di integrazione del reddito. Nel modulo sono, tra l’altro, indicati il codice fiscale e l’Iban, cioè l’identificativo del conto corrente sul quale avviene l’accredito della prestazione del lavoratore. Abi ha definito la convenzione nazionale che consente ai lavoratori sospesi dal lavoro a causa dell’emergenza Covid-19 di ricevere dalle banche un’anticipazione dei trattamenti ordinari di integrazione al reddito e di cassa integrazione in deroga previsti nel decreto-legge “cura-Italia” rispetto al momento di pagamento dell’Inps. In particolare, dopo la presentazione all’Inps della domanda per il trattamento di integrazione salariale, il lavoratore può rivolgersi alla banca per ottenere un’anticipazione del trattamento per un importo massimo di 1.400 euro. L’utilizzo delle recenti innovazioni, anche tecnologiche, contribuisce a semplificare il processo di erogazione dell’anticipo dei trattamenti di integrazione al reddito da parte delle banche. La convenzione favorisce anche la gestione delle pratiche in “remoto”, così da limitare l’accesso in filiale alle esigenze indifferibili, in coerenza con quanto concordato tra Abi e i sindacati dei bancari Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin lo scorso 24 marzo 2020. Per questa ragione si raccomanda che i lavoratori interessati si rivolgano per telefono alla propria banca in modo che non sia necessario recarsi in banca per ricevere l’importo sul conto corrente.


Serviva stress test

LOY (CIV INPS): FRETTA CATTIVA CONSIGLIERA
“Esprimo forte preoccupazione per una serie di interventi nobilissimi per l’emergenza coronavirus ma che hanno sovraccaricato l’Istituto. Senza dargli il tempo ad esempio di procedere a degli stress test per capire se è in grado di sostenere un flusso di domande così alto”. Così si è recentemente espresso, con Adnkronos/Labitalia, il presidente del Civ dell’Inps, Guglielmo Loy, commentando gli avvenuti disservizi del sito dell’Inps in occasione del via alle domande per il bonus da 600 euro per gli autonomi.
“Purtroppo la fretta, comprensibile in questi casi, è cattiva consigliera. C’è preoccupazione e l’invito a risolvere per l’avvenire i problemi occorsi”, ha sottolineato Loy.
E per Loy “è stato un errore indicare sul sito in un documento che le domande sarebbero state accettate cronologicamente ed è stato un errore scrivere nel decreto che quando finiranno i soldi l’Inps sospenderà l’erogazione”.
Secondo Loy “in origine l’Istituto avrebbe potuto, se fosse stato nelle condizioni, sottolineare al legislatore la necessità di dare copertura integrale a tutti i potenziali beneficiari delle prestazioni nel decreto per evitare che ci fosse la corsa”.
“Se io so che 3 milioni di lavoratori autonomi comunque con la copertura finanziaria avranno la prestazione, probabilmente l’ansia della fretta non avrebbe portato centinaia di migliaia di persone a presentare la domanda alla mezzanotte del 1° aprile”, ha concluso.


Carlo Pareto

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