giovedì, 28 Maggio, 2020

Coronavirus: quando per tanti trovare il cibo diventa difficile

0

Non bastava questo virus che sta mandando all’aria la salute e la stabilità del Paese. Un altro nemico avanza, la fame. Sì, fame che attanaglia lo stomaco, non un’allusiva metafora culinaria, ma tragica mancanza di cibo. Nell’arco di poche settimane hanno preso le mosse ansie e paure, che fanno venire in mente i periodi più cupi attraversati dall’umanità. Sembra di assistere alla partita a scacchi tra il crociato Antonius e la Morte nel film il Settimo Sigillo di Ingmar Bergman – ambientato nell’Europa del Nord flagellata dalla peste. Ma quella, per l’appunto, era una produzione cinematografica – mentre ciò che abbiamo davanti agli occhi è la cruda realtà…

Crescono gli italiani che per colpa dell’epidemia di Covid-19 hanno perso il lavoro e la possibilità di ricavare anche cifre ridotte, nondimeno, importanti per mettere assieme pranzo e cena. Persone che sbarcano il lunario senza le garanzie e i benefici del posto fisso, in pratica, grazie a occupazioni sul filo della precarietà. In ogni caso, tutto ciò si è bloccato, mettendo in difficoltà parecchi connazionali. Da Nord a Sud, oltre alla preoccupazione del contagio, serpeggia la disperazione per i mancati introiti, e più di qualcuno si chiede quando finirà quest’incubo. Una disgrazia che evoca i tristi scenari innescati dalle pandemie descritte dalla storia. Il morbo – oltre a drammi e danni – causa una défaillance economica e a farne le spese sono le fasce sociali fragili. Insomma, un copione tristemente noto, e nonostante fossimo persuasi di vivere nel migliore dei mondi possibili, stiamo sperimentando gli stessi affanni assaporati dai nostri vetusti predecessori.

Nell’arco di poche settimane, la malattia ci ha riportato indietro nel tempo, sbattendoci in faccia immagini ed eventi da tempo messi sotto naftalina. Per inciso, virus e complicazioni riconducibili non risparmiano nessuno, comunque le categorie più vulnerabili restano i senzatetto, che già ante epidemia vivevano per strada affrontando tribolazioni quotidiane. Oltre a loro, un numero considerevole di anziani che tirano avanti con pensioni a dir poco modeste, poi i lavoratori stagionali e quanti campano alla giornata. Ma non basta, visto che la cifra di chi a breve non potrà acquistare manco una baguette è destinato a crescere in misura esponenziale, proprio come la curva pandemica. In quanto a solidarietà gli italiani non hanno rivali, tuttavia, è lo Stato che in questo contesto emergenziale deve farsi carico dei disagi economici della popolazione più debole. Se l’atteso aiuto, per qualche motivo, ritardasse o fosse insufficiente potrebbero nascere proteste e contestazioni. Serve un’overdose di liquidità direttamente nelle tasche delle famiglie, magari con i necessari distinguo, in base al reddito, a ciò che si ha nel conto corrente e via discorrendo, ma qualcosa si deve fare. Evitando, possibilmente, di perdersi nei tortuosi meandri della burocrazia.

La fame non è cosa che si possa mettere in attesa, serve tout court una “cura” economica e non soluzioni momentanee o stanziamenti inidonei, ma un’azione all’altezza del dramma, garantendo i prodotti alimentari necessari, in modo che quanti hanno le tasche vuote non debbano avere vuoto pure lo stomaco. È palese che siamo nel bel mezzo di una guerra senza precedenti, con un nemico invisibile, vigliacco e spietato. Da un lato c’è il problema sanitario, dall’altro quello finanziario con sempre più persone senza reddito, che giustamente chiedono una mano. In questa battaglia dobbiamo procedere assieme alle istituzioni offrendo tutta la collaborazione possibile, ad esempio, col rispetto delle restrizioni che ci vengono imposte unicamente a fin di bene. Ciò detto, da subito è fondamentale puntare i riflettori al domani, pianificando come pian piano ripartire, perché, a breve, rischiamo di uscire di casa bardati di mascherine e dispositivi di protezione, trovando però un mondo “spento” – in cui molte aziende non saranno più in grado di alzare la serranda, dando inizio a disoccupazione e povertà, e da questo infido capitombolo non sarà né semplice né rapido uscirne. Questa è la partita scacchi che dobbiamo vincere a tutti i costi, poiché non c’è possibilità di avere né rivincite né sconti di sorta. Andando avanti così la sorpresa che troveremo nell’uovo di Pasqua sarà alquanto deprimente.

 

Stefano Buso

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply