domenica, 28 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Coronavirus, ristoratori sul piede di guerra

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Coronavirus, la rivolta dei ristoratori: “Anno fiscale sabbatico o via a battaglie legali”.
In prossimità degli ultimi provvedimenti contro la pandemia. Le proteste dei ristoratori si sono già manifestate in diverse città italiane (Napoli in primis). Il malcontento si è andato gonfiando via internet e adesso sta per esplodere.
Ieri, le parole più dure sono arrivate da Floriana Tremiterra, titolare di tre locali, due ristoranti e un bar con musica, tra i circa 200  imprenditori che hanno partecipato a un presidio di protesta davanti alla sede della Regione Lombarda: “Come loro ci stanno uccidendo, noi bloccheremo Milano”.
Paolo Polli, uno dei presenti alla manifestazione che ha diffuso cifre da paura, ha spiegato: “Chiediamo o le riaperture a norma oppure ristori adeguati alle nostre esigenze. Stiamo fallendo tutti, già il 20% ha chiuso, entro un mese arriveremo al 50% delle chiusure delle partita Iva  in città. E’ una situazione inconcepibile e se le cose non cambiano penseremo a forme di protesta ancora più decise”.
Mentre i manifestanti gridano ‘Libertà, libertà’, la Tremiterra aggiunge: “Siamo allo stremo, paghiamo gli affitti e nessuno ci aiuta, tranne il ridicolo credito d’imposta che poi sono tasse. Non vogliamo fallire per colpa dello Stato. Se vogliamo copiare la Germania, allora ci devono dare l’80% di quello che abbiamo perso perché i danni economici sono incalcolabili. Abbiamo dipendenti che ancora non hanno ricevuto la cassa integrazione. L’asporto? Ridicolo perché il 35% finisce alle multinazionali che fanno le consegne. Avrei aderito molto volentieri all’iniziativa ‘Io apro’ ma non ha senso in zona rossa perché i clienti hanno paura e non vengono, cosa che farebbero in zona arancione”.
Sul palco, si sono alternati al microfono diversi imprenditori. Uno dei leader della protesta ha urlato: “I dpcm illegittimi hanno massacrato le nostre attività costruite con fatica e con sudore. La Regione che aveva garantito sostegno alle partite Iva si è dimenticata di inserirli nelle finestre di aiuto”.
A Palermo hanno scelto la battaglia legale: “Mettere in mora il Governo e costringerlo ad un cambiamento di rotta radicale nei confronti del settore ristorazione e turismo, ridotto al lastrico dagli effetti nefasti di tutta una serie di provvedimenti che, muovendo dalla contingenza di bloccare una pandemia terribile, si stanno rivelando un boomerang per l’economia italiana. Garantire, dunque, e tutelare la salute pubblica senza forzare la Costituzione privando i cittadini del sacrosanto diritto al lavoro e alla famiglia”.
Muove da queste considerazioni il documento redatto da Giuseppe Emanuele Greco, avvocato di Palermo che ha assunto la tutela di cuochi e operatori della ristorazione e non solo, aderenti a Ristoworld Italy, l’associazione di cucina, turismo e valorizzazione del Made in Italy.
Inoltrato al Presidente della Repubblica, al capo del Governo, a diversi Ministri e al presidente della Regione Sicilia, nel documento spicca la richiesta di dichiarazione del 2020 e 2021, fino alla fine della pandemia, anni fiscali sabbatici per gli imprenditori gestori di pubblici esercizi con azzeramento e non soltanto sospensione, di tutte le scadenze fiscali specialmente di tasse e contributi non legate al reddito conseguito (Imu, Tari, diritti camerali, e altro); l’erogazione di indennizzi pari al 40% del fatturato mensile 2019 da corrispondersi mensilmente nel 2021; la proroga della sospensione del pagamento delle rate di mutuo fino a sei mesi dopo l’attribuzione del colore bianco alla regione della sede legale dell’impresa.
La nota Ristoworld prosegue spiegando: “Qualora queste richieste resteranno inascoltate, non vi saranno ulteriori indugi a dar seguito ad una azione legale ad ampio raggio per chiedere ed ottenere il risarcimento di tutti i danni patiti e quelli che verranno e, comunque in ogni caso, riflessi e diretta conseguenza della contestata responsabilità del Governo”.
Ristoworld ha aggiunto che “Eserciterà ogni azione popolare, ogni forma di protesta organizzata utile e idonea per far comprendere a chi dimostra di essere sordo e confuso, che la Costituzione non distingue categorie diverse di lavoratori da tutelare, anzi, con diversi articoli, tra cui si ricordano gli artt.1,3, e 4 interviene in senso contrario garantendo tali diritti a tutti. La legge va rispettata da tutti!”.
In tutta Italia le proteste rischiano di scoppiare senza il controllo delle associazioni di categoria che finora sono rimaste inascoltate dal governo. Poi, se qualche autorevole uomo politico sostiene che ‘la politica la decide il virus’, allora si può pensare che questa non è più democrazia: è ‘dittatura del virus’, o incapacità a governare.

 

Salvatore Rondello

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