giovedì, 28 Maggio, 2020

Ok in Senato a CuraItalia. Nencini, ora una visione sul ‘domani’

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Il testo del decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, cosiddetto “Cura Italia”, è stato approvato con voto di fiducia posto dal Governo mediante il quale è stato tranciato di netto il sensibile numero di emendamento che avrebbero stravolto gli indici di bilancio proposti dall’esecutivo. Anche gli emendamenti “salva datori di lavoro” nel settore della Sanità, ritirati o meno, sono stati tolti di mezzo con la fiducia posta dal Governo. L’aula del Senato ha quindi approvato il “Cura Italia” ed anche il Governo con un voto che ha visto esprimersi in modo contrario le opposizioni di Palazzo Madama. Il risultato è stato di un’approvazione della conversione in legge del decreto con 142 voti a favore. I voti contrari nell’aula del Senato sono stati 99 e soltanto 4 gli astenuti.
Il coronavirus, con il suo arrivo improvviso, ha trasformato in un attimo la vita degli italiani, cancellando certezze e abitudini consolidate. L’isolamento per evitare il contagio è stato il modo più immediato per contenere il virus ed evitare danni, misurati in vite umane, ancora peggiori. Ma oltre all’immediato la politica deve pensare anche al dopo o quanto meno a una fase successiva che sia un primo passo verso la normalità. I danni economici e sociali sono e saranno pesanti. È meglio mettere in campo da subito una strategia per affrontare il dopo. Quella che è stata chiamata la fase due. Se ne è discusso oggi in Senato durante i lavori di conversione del decreto legge per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese. “Serve – ha detto il senatore socialista Riccardo Nencini – oltre al decreto-legge, una visione legata ad un cronoprogramma, per una fase che, più che fase 2, è la fase che riguarda il futuro e il domani dell’Italia”.

“L’emergenza epidemiologica – ha aggiunto Nencini – è lunga e dal punto di vista temporale non è fissabile in un calendario. Tutti gli esperti e gli scienziati presumono che abbia una lunghezza temporale non indifferente. Se è così, bisogna cominciare ad immaginare quale sia la strategia per uscire da un dramma straordinario, che non ha eguali”.

“Quello che sappiamo fin da oggi – ha aggiunto Nencini – ha due teste: la prima è che vincerà chi ha una visione larga. Il presentismo va gettato in un canto e magari va lasciato macerare e imputridire lì dentro, senza risollevarlo. La seconda è che ci sarà bisogno di più Stato, di uno Stato che definisco umanizzato, per far fronte a tensioni sociali probabilissime e per far fronte ad una depressione altrettanto probabile. Quindi bisogna cominciare a chiederci, dentro la prossima fase, che sarà quella decisiva, come il Governo, il Parlamento e i poteri di questa straordinaria Italia intenderanno muoversi”.

Infine uno sguardo all’Europa: “L’Europa non c’è. La Storia – ha aggiunto il presidente del Psi – insegna una cosa sempre, con una fissità decisiva ed allarmante: quando si fanno dei salti e quando si è nelle fasi di passaggio storiche importanti, i processi accelerano. O la politica manifesta una sua presenza radicata e forte, quindi o la politica si impone in questi passaggi, oppure le baronie delle lobby finanziarie e quant’altro predominano. Ed è un predominio da cui poi, se riescono a costruire questa fase di passaggio rendendola stabile e definitiva, non vengono più scalzate”.

                                                                                                                                               Paolo D’Aleo

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