mercoledì, 16 Ottobre, 2019

Corrado Bonfantini, autonomia socialista e libertà

1

Nacque a Novara il 22 febbraio del 1909 in una famiglia della borghesia delle professioni nella quale si respirava democrazia avanzata e libertà: il padre era un medico affermato, e godeva nella città di molte simpatie che lo portarono alla carica di sindaco, tenuta negli anni che precedettero l’avvento del fascismo per due mandati, sempre con gradimento dei cittadini, che ne apprezzavano le capacità di amministratore e la viva sensibilità per i problemi degli strati popolari.
Corrado aveva appena 16 anni quando aderì al Psu che aveva avuto come segretario Matteotti. Successivamente aderì al Pcd’I. Studente universitario nella facoltà di Medicina, si fece notare per la forte radicalizzazione delle sue idee, sicchè la polizia ne seguì “diligentemente” il comportamento e i contatti.

Non passò molto e venne deferito al Tribunale speciale con una accusa estremamente grave: “congiura contro lo Stato”. La condanna fu pesante. Bonfantini rimase in carcere per 18 mesi, dopo i quali venne inviato per tre volte al confino prima nell’isola di Ponza, poi a Vasto, infine nelle Tremiti. Nel ’33 manifestò un radicale dissenso dalle posizioni comuniste e se ne distaccò aderendo senz’altro al socialismo. Tornato in libertà nell’agosto del ’43, si impegnò nell’attività politica, rendendo più concreta la sua posizione, e il 10 novembre con Basso, Fabbri, Andreoni, Viotto, Valcarenghi e diversi altri partecipò alla costituzione del Mup – Movimento di Unità proletaria – , il cui proposito era la ricostituzione del Partito socialista, ma con criteri, strutture e prassi assolutamente rinnovati rispetto a quelli che l’avevano caratterizzato nel prefascismo. Occorreva superare le vecchie tattiche, i vecchi schemi ideologici, il riformismo, il massimalismo e lo stalinismo, e guardare alla realtà nuova approntando uno strumento politico adeguato.

Avviatasi in più luoghi l’attività politica, il Mup si fuse con gruppi romani facenti capo a Zagari, Vassalli, Vecchietti nel Partito Socialista, che a sintetizzarne le componenti si chiamò inizialmente Psiup (Partito socialista di unità proletaria).
Bonfantini era tra i più noti dirigenti e fece parte dell’organo direttivo del Comitato di Liberazione piemontese in rappresentanza del Psiup. Nel marzo del ’44 venne arrestato. Tentò allora di fuggire, ma venne ferito: ricoverato in ospedale, mentre era in sala operatoria ritentò con fortuna la fuga e si ricongiunse a Milano ai compagni di lotta. Fece allora parte dell’Esecutivo del Partito socialista per l’Alta Italia e fu al tempo stesso tra i dirigenti delle Brigate Matteotti, ai quali si unì nell’esperienza della famosa “repubblica dell’Ossola”, concreto esempio di autogoverno in un’area limitata, fondata su principi di democrazia effettiva e di antifascismo profondamente vissuto, che aveva tra i suoi principali esponenti il medico socialista Ettore Tibaldi, presidente. Sorta nel settembre del ’44, la repubblica venne sconfitta dai fascisti nel successivo ottobre, dopo 40 giorni di vita nei quali aveva saputo darsi una organizzazione con una Giunta di Governo, e con l’aiuto di illustri giuristi, tra cui Umberto Terracini, Gigino Battisti, Piero Malvestiti, Ezio Vigorelli, aveva redatto una Carta nella quale si prevedevano riforme democratiche avanzate, specchio delle più autentiche aspirazioni del popolo. Bonfantini condivise allora un tentativo di accordo coi “repubblichini” di Salò, finalizzato a evitare ulteriore spargimento di sangue accettando la resa dei repubblichini. Il tentativo però non venne approvato dal Cln, e presto rientrò. Il giovane combattente mantenne comunque il suo posto di lotta e con le “Brigate Matteotti” il 25 aprile del ‘45 partecipò all’insurrezione e alla successiva liberazione di Milano: fu lui che dalla radio di Porta Vigentina annunziò la resa dei fascisti. Bonfantini partecipò poi alla ripresa della vita politica e alla riorganizzazione del Partito socialista. Tra i dirigenti egli si collocò tra quanti auspicavano una politica atta a fare del Psi uno strumento autonomo nella classe, senza contaminazioni e senza rinunce, dinamico, guida principale dei lavoratori nella lotta per una democrazia autenticamente socialista e una Italia profondamente rinnovata.

Così fu tra i promotori della corrente di “Iniziativa socialista” , che ebbe come strumento di dibattito e di espressione il settimanale “Iniziativa socialista”, pubblicato a Milano sotto la direzione di Bonfantini.

Eletto nel giugno del ’46 alla Costituente, mostrò subito quali fossero i suoi principali interessi: la sanità, i lavori pubblici, l’istruzione popolare.
In polemica con quanti avversavano la politica di incipiente frontismo col forte legame del Psi al Pci, partito del quale respingeva la dipendenza dal Pcus e da Mosca, condivise ancora la posizione di coloro i quali si battevano per una politica più avanzata, che non legasse il partito al governo con forze moderate e al tempo stesso non lo imprigionasse legandolo al Pci, posizione che dal novembre del ’46 venne espressa sul quindicinale “Iniziativa socialista” , uscito in collegamento con la francese “Pensee socialiste”, sul quale scrivevano Zagari, M. Matteotti, Dagnino, Valcarenghi, Congedo, Russo, Battara, Perticone e altri. Nel gennaio del ’47 fu con gli autonomisti di “Critica sociale” e di “Iniziativa socialista” tra i promotori della nascita del Psli, che vide però nonn come termine, ma come espressione di una fase del cammino socialista. Con Mondolfo, Zagari, Matteotti e altri fece parte della Direzione nazionale e condiresse il quotidiano del partito “L’Umanità”. Quale parlamentare continuò la sua opera in difesa di un lavoro più sicuro, di una sanità più estesa e moderna, di una istruzione che elevasse gli strati sociali più poveri e indifesi.

Nell’aprile del ’48 venne rieletto alla Camera, dove tornò nel ’53 e nel ’59. Sempre più scontento e critico della politica che il Psli (poi Psdi) conduceva e del “governativismo”, che si esprimeva nel rapporto troppo stretto che il partito stringeva con la Dc impedendo la realizzazione di una politica di riforme, si collocò su posizioni fortemente critiche: come era stato avverso allo stretto legame col Pci e al “frontismo”, lo era ora che il nuovo partito collaborava al governo con la Dc accettandone passivamente le scelte e finendo per vivere alla sua ombra, lontano dalla sua ispirazione iniziale.
Nel 1959 con Caleffi, Vigorelli e altri costituì il MUP, col quale successivamente aderì al Psu. Nel 1969, rottosi il Psu, nel quale si era realizzata una precaria unità di Psi e Psdi, e ricostituitisi i due partiti, scelse di rimanere nel Psi. Da allora militò nel vecchio partito fino alla morte, che avvenne ad Oneglia il 9 agosto del 1989.

Giuseppe Miccichè

Condividi.

Riguardo l'Autore

1 commento

  1. Mauro Del Bue
    Mauro Del Bue on

    Bonfantini compi storicamente le scelte piu giuste. Fu sicialista riformista, aderî e poi usci dal Pdci e fu antifascista e promotore della Resistenza socialista, fu con Saragat nek 1947 e non coi frontisti. Rimase nel Psi fino alla morte. Grazie per averlo ricordato.

Leave A Reply