sabato, 22 Febbraio, 2020

Così l’alieno Renzi,
si iscrisse al PSE …

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Poco più di quindici anni fa, la ‘‘Cosa’ 2’ – e cioè la ricomposizione socialdemocratica della sinistra italiana – abortiva sul nascere per il sopravvenuto disinteresse dei padrini dell’operazione, D’Alema e Amato e per la congenita timidezza politica del suo partner minore, Boselli.

Dopo di che, alla ‘Cosa’ si è sostituita la Parola. E cioè il lungo tormentone sul Pd e sul suo rifiuto e della ‘Cosa’ e della Parola; rifiuto simboleggiato dalla mancata adesione al Pse. Un esercizio retorico cui noi socialisti abbiamo partecipato tutti (compreso chi scrive…) ma che ha interessato, nell’insieme, pochi intimi: appunto l’area Psi che vedeva nella mancata adesione l’occasione per una polemica a buon mercato; l’area cultural-politica rappresentata da Macaluso impegnata a contestare in toto le scelte e le omissioni che avevano segnato la nascita del Pd; e infine gli ex popolari, come la Bindi e Fioroni, in nome di quella cancellazione delle culture d’origine che, a loro modo di vedere, rappresentava l’implicita garanzia per la coesistenza reciproca all’interno del nuovo partito.

Una polemica, per inciso, del tutto autoreferenziale. E, ancora, una polemica nominalistica, in cui si chiedeva conto al Pd dei suoi collegamenti internazionali e non dei suoi comportamenti italiani. Quasi che il dichiararsi socialisti in Europa fosse più importante dell’esserlo concretamente nel nostro Paese.

Sia come sia il nostro tormentone può, da oggi, considerarsi archiviato. Nel senso che il nuovo segretario Pd ha ripreso in mano la pratica. Così da chiuderla entro breve tempo. E, in ogni caso, prima del prossimo congresso Pse, indetto guarda caso a Roma.

Ora, quella di Renzi non è solo una scelta corretta. È anche dal suo punto di vista una scelta perfettamente razionale.

Il sindaco di Firenze sa benissimo di essere, per gran parte degli iscritti al partito e anche per un’area non piccola degli elettori di sinistra, una sorta di alieno. Diciamo “uno diverso da noi” e perciò potenzialmente “capace di tutto” almeno sul piano delle scelte politico-culturali. E, allora, sa di non potersi assolutamente permettere di essere, anche, pregiudizialmente eretico. Ecco, dunque, l’apertura a Civati e Cuperlo; ecco il dialogo con Landini e con l’ala modernizzatrice del sindacato; ecco, soprattutto, l’ancoraggio al socialismo europeo e del Pd e, per la proprietà transitiva, dello stesso Renzi.

Fatto apparentemente singolare, il nuovo leader Pd consegue, così, nell’arco di poche settimane, un obbiettivo che i suoi predecessori non si erano mai sognato di raggiungere; di più che non si erano mai proposti di realizzare e, oltretutto, senza nemmeno suscitare, almeno per ora, le isteriche polemiche interne del passato (ricordate il “non voglio morire socialdemocratico/a”di bindian-fioroniana memoria, con annesse minacce di scissione?).

In realtà l’arma a disposizione degli oppositori è oggi scarica. Forse perché un conto è agitarla contro i vari Bersani e D’Alema, rappresentanti dell’“altra storia” mentre è tutt’altra ‘Cosa’ spianarla contro un “papa esterno”che, per inciso, con la cultura ex Pci non ha proprio nulla a che fare. O magari perché la cultura “cattolico-democratica”, che questi stessi oppositori intenderebbero rappresentare, non ha da tempo una consistenza unitaria.

E noi socialisti? Noi socialisti non saremo più i soli rappresentanti ufficiali in Italia (per quello che vale…) del socialismo europeo. Per diventarne in linea di principio quello che già siamo da tempo in linea di fatto: una componente del tutto marginale. E allora, delle tre l’una: o riterremo chiuso definitivamente il nostro ruolo di testimoni confluendo dignitosamente nel Pd. O cambieremo luogo e collocazione politica verso lidi di centro liberale. O, infine, dichiareremo riaperta la partita vera, quella della rinascita di una sinistra socialista/socialdemocratica non solo e non tanto in Europa, quanto nel nostro stesso Paese; assumendoci le nostre responsabilità nel contribuire a crearla.

Alberto Benzoni

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