mercoledì, 30 Settembre, 2020

Covid-19: ancora non è il tempo di fare bilanci

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E’ prematuro qualsiasi bilancio: sono ancora vive le emozioni dei due tremendi mesi di marzo e aprile mentre in ciascuno di noi si stanno sviluppando le rielaborazioni psicologiche e professionali della devastante tragedia. La scarica adrenalinica si è smorzata da poco e lentamente riemergono situazioni non completamente elaborate. Elenchiamo quindi per tre capitoli le sensazioni vissute in un reparto di Medicina Interna degli Spedali Civili nel corso della pandemia da COVID-19.

 

I Pazienti, i parenti.
Erano spesso terrorizzati, più spesso i maschi, e muti ti guardavano con un’espressione attonita, soprattutto i più giovani. Quelli che non siamo riusciti a salvare, sono morti con dignità: i parenti avvisati per via telefonica quotidianamente, ad onta di ogni regola delle “privacy”, accettavano disperati ma dignitosamente le comunicazioni negative. Si utilizzavano, spesso con imbarazzo, i “tablet” per farli parlare faccia a faccia in elettronico, ottenendo surrogati di colloqui resi difficili dalle interfacce per la somministrazione di ossigeno, senza contatto fisico e umano. E se ti telefonavano dopo la dimissione per comunicarti la negativizzazione del tampone, si scioglievano spesso in un pianto liberatorio.

 

L’elefantone/Civile e i suoi operai
Dal Civile i bresciani si aspettano sempre una mole di lavoro immane, la danno per scontata, e anche stavolta il Civile non ha deluso, qualcuno addirittura prefigura che è stato il più grande Ospedale del mondo per casistica di COVID-19. Peccato che i “media” locali e nazionali non se ne siano accorti, così come di Brescia e della nostra provincia si sia parlato poco. E’ stato detto che i bresciani sono una razza di “metalmeccanici” e quindi anche i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari del Civile sono dei lavoratori esemplari: schivi, sobri, concreti, si impegnano a testa bassa, si lamentano e parlano poco e hanno – nel caso specifico – compreso appieno la gravità della situazione. Commovente anche la presenza, senza saltare nessun giorno, di alcuni Direttori e Direttrici di reparto, concreti nell’affrontare e risolvere i problemi organizzativi, clinici e di terapia. Al Civile i dispositivi di protezione non sono mai mancati e ci bardavamo e ci bardavamo…
Le prime notti, verso le ore 22, si aprivano intere sezioni di Medicina Interna di 26 letti ciascuna per il COVID-19 (alla fine saranno sei sezioni su sette per un totale di circa 156 letti, senza contare un’altra sezione gestita in un reparto precedentemente chirurgico): e alla mattina erano entrati più di 20-25 pazienti COVID-19 in 8 ore. Dopo un turno con questi carichi eravamo esausti, doloranti alla schiena, ma consapevoli di aver fatto il nostro dovere. Il tutto si svolgeva insieme ai nostri infermieri, agli infermieri di reparti chirurgici che hanno inteso al volo il loro ruolo, così come tutti gli operatori; in certe notti son comparsi anche i Direttori Medici e il Direttore Generale a darci man forte e incoraggiarci. Qualche imboscato forse ci sarà anche stato, qualche collega forse ha indugiato nei “selfie” ma il clima di solidarietà e di un cruciale impegno lavorativo tra amici hanno largamente prevalso: sono migliorati decisamente l’intensità e la qualità dei rapporti umani.
Il grande elefantone ha retto, come sempre, svolgendo il suo ruolo di grande ospedale dei portoricani – consapevoli che i portoricani sono curati meglio della Brescia-bene – e ha compiuto il suo dovere, in silenzio e senza particolari riconoscimenti pubblici o ufficiali, di cui forse non ha nemmeno bisogno.
Il Civile, e ne eravamo perfettamente consapevoli anche prima della grande emergenza, ha dimostrato il valore superiore e l’indispensabilità del Sistema Sanitario Nazionale e degli ospedali pubblici grazie all’apporto di Pronto Soccorso, Medicine Interne, Malattie Infettive, Pneumologie, Unità di terapia intensiva, Università, Specializzandi commoventi ed entusiasti, infermieri e operatori consapevoli. Non si trovano in nessuna altra realtà così efficienti e motivati! Da alcune settimane al Civile due volte alla settimana si svolgono incontri di approfondimento e confronto tra i medici di numerosi reparti per affrontare tutti gli aspetti correlati all’epidemia, in un sereno clima di ritrovato affiatamento multidisciplinare. E ci accorgiamo, per esempio, che i cinesi avevano capito proprio poco, soprattutto per quanto riguarda la terapia anticoagulante e gli steroidi, e poi chissà cosa ci hanno voluto dire?

 

Andrà tutto bene
E’ difficile confermarlo, purtroppo non è andato tutto bene. Da tempo evidenziavamo l’inefficienza della medicina del territorio, l’intasamento del Pronto Soccorso, i ricoveri impropri dalle RSA, la massiccia prevalenza di ricoveri urgenti nella Medicina Interna (oltre il 95% de totale). Non eravamo né siamo in grado di comunicare in modo continuativo e utile coi Medici di Medicina Generale, salvo sporadiche eccezioni. L’eccesso di ospedalizzazione era già un enorme problema mai affrontato ai tempi dell’emergenza delle cronicità che si è acuito nel corso della pandemia. Le Medicine son viste ancora come surrogati di reparti di Terapia Palliativa, Geriatria, Riabilitazione o Assistenza socio-sanitaria tant’è che anche quest’anno saranno gli unici reparti che non usufruiranno di chiusure estive, fondamentali per utilizzare le ferie dei medici e soprattutto degli infermieri, al contrario delle altre specialità.
Non è andato tutto bene perché, dalla prospettiva di un grande ospedale pubblico di rilievo europeo, ci siamo resi conto che è stato del tutto negativo il confronto rispetto a Nazioni come la Germania e la Francia con cui crediamo di competere. I Tedeschi sin da gennaio si sono organizzati allertando tutte le terapie intensive, adeguatamente fornite di ventilatori, e approvvigionandosi di un numero enorme di tamponi e di reagenti: ignorando le Linee Guida dell’OMS, hanno impartito disposizioni di sistematica analisi della cittadinanza, in un territorio già organizzato con una Medina Generale adeguata. La Francia, dove ogni rianimazione aveva a disposizione un numero adeguato di ventilatori e di ECMO, ha distribuito i pazienti in tutto il territorio nazionale utilizzando anche treni attrezzati come delle ambulanze. E ha adeguatamente retribuito specializzandi e medici…
Siamo una Nazione povera, povera di risorse e povera di spirito. Ci siamo in parte salvati grazie alla nostra umanità, alle nostra creatività e alle nostre capacità di adattamento, ma non sarà sempre così.

 

Dr. Luciano Corda
(Internista, Medicina Respiratoria – Seconda Medicina Interna, Spedali Civili di Brescia)

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