venerdì, 7 Agosto, 2020

I giovani non sono untori. Covid-19, le correlazioni con le relazioni sociali

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“Negli ultimi giorni sulla base dell’evidenza dei dati della Corea del Sud e di Vò Euganeo si ha la percezione che i Carrier dell’infezione siano i giovani compresi tra i 20 ed i 29 anni. Sono stato incuriosito ed ho elaborato questa analisi provando a tenere in considerazione la distribuzione per fasce di età della popolazione complessiva e le abitudini della stessa, ovvero le relazioni sociali che intercorrono tra le persone nelle varie fasce di età ed è venuto fuori un quadro totalmente differente”, spiega l’ingegnere ambientale Jacopo Eusepi, il quale ha ritenuto importante segnalare la inesattezza dei report anche al Professor Roberto Burioni. Eusepi dimostra come il diffondersi della malattia potrebbe essere semplicemente correlato ad una maggiore socialità.

Nel documento inviato a Burioni si legge “:
Prendendo a riferimento i dati della Corea del Sud, che attualmente presentano una solidità maggiore, possiamo effettuare diverse considerazioni. Nel primo grafico (Population Distribution and Cases Distribution) vengono rappresentate la distribuzione della popolazione per fasce di età e la distribuzione dei casi attestati di Covid-19 sempre suddivisi per fasce di età.
Balza subito all’occhio come gli andamenti siano pressoché analoghi, ad eccezione dei giovani al di sotto dei 19 anni. Le percentuali mostrate rappresentano il rapporto tra la popolazione presente in quella fascia di età e la popolazione totale (barre arancioni) ed il rapporto tra il numero di contagiati presente in quella fascia di età ed il numero di contagiati totale (barre celesti). Vedi tabella uno

 

Andando a studiare la correlazione tra popolazione per fascia di età e il numero totale di casi infetti (Relationship Between Population and Cases), sempre suddivisi per fasce di età, si nota una correlazione pressochè perfetta, se escludiamo la popolazione al di sotto dei 19 anni. Vedi tabella 2

 

Infine valutando il rapporto di contagio (Infected Fraction for Age Groups), ovvero la relazione tra la popolazione contagiata e la popolazione totale, si nota un andamento analogo a quello della distribuzione dei contagi, ma alquanto più smussata in relazione alla linearità mostrata nel grafico precedente. Si nota un rapporto medio di contagio pari a circa il 3%, con dei minimi tra i 30 ed i 50 anni ed oltre i 70 anni, associati, a mio avviso, alle abitudini delle persone ovvero alle relazioni interpersonali che intercorrono nelle diverse fasi della vita, ovvero alla maggior/minor esposizione all’agente infettante. Tra i 30 ed i 50 anni le relazioni si riducono in quanto generalmente si è più impegnati nella gestione dei figli e nel lavoro, mentre tra i 20-29 e tra i 50-69 si tende ad avere una vita sociale più intensa, che poi subisce un declino con l’avanzamento della vecchiaia. Vedi tabella 3

 

Risulta inoltre necessario valutare anche la distribuzione dei casi e della popolazione per sesso all’interno delle differenti fasce di età.
Non trovano invece una spiegazione, sulla base di queste logiche, i ridotti contagi nelle fasce di età comprese tra i 0 ed i 19 anni, probabilmente associati in parte alle abitudini di vita ed in parte alla forza del sistema immunitario, eventualmente stimolato dalle vaccinazioni in tenera età.
La distribuzione dei casi italiani invece mostra un andamento pressoché monotono crescente con il crescere dell’età. Questo può essere associato alle modalità con cui vengono effettuati i tamponi, ovvero solamente sulle persone che presentano con sintomi più gravi. Maggiore è l’età, minore la forza del sistema immunitario e conseguentemente maggiore il numero di casi che necessitano di ospedalizzazione.
Probabilmente andando ad eseguire tamponi a tappeto, così come effettuato in Corea, la distribuzione dei contagiati cambierebbe andando ad assumere un trend analogo a quello della suddivisione della popolazione per fasce di età, con delta sul valor medio del rapporto di contagio associato alle abitudini di vita delle diverse persone. Anche in questo caso permarrebbe tuttavia il ridotto numero di infetti nelle fasce infantili/adolescenziali”.

“I report etichettano i giovani come untori quando non corrisponde alla realtà, perché il tasso di contagio giovanile è uguale a quello delle altre fasce di età, a favorire la diffusione del coronavirus sono soprattutto i comportamenti!”, conclude il giovane ingegnere ambientale.

 

Maria Grazia Di Mario

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