domenica, 31 Maggio, 2020

COVID, IL PRESTITO È GARANTITO

0

Pubblicato in Gazzetta il decreto Rilancio, le novità più rilevanti sono arrivate ieri da un altro decreto, quello sulla liquidità. Con una serie di emendamenti approvati in commissione alla Camera, la durata del rimborso dei prestiti con garanzia al 100% è stata portata da 6 a 10 anni, e l’importo massimo finanziabile da 25 mila a 30 mila euro. Con un altro emendamento del Pd, i prestiti fino a 800 mila euro, ma garantiti solo fino all’80% dallo Stato, potranno essere rimborsati in 30 anni.

 

Con l’approvazione, da parte delle Commissioni Finanze e Attività produttive della Camera, di un pacchetto di emendamenti al decreto Liquidità, è arrivato il via libera a numerose novità per i prestiti garantiti dal Fondo PMI. Per i mini prestiti, l’importo massimo è stato aumentato da 25.000 a 30.000 euro e la durata è passata da 6 a 10 anni. I ritocchi interessano anche i tassi di interesse applicabili: non potranno essere superiori al tasso di Rendistato con durata analoga al finanziamento aumentato dello 0,2%. Per i finanziamenti fino a 800.000 euro, invece, con le modifiche approvate la restituzione si allunga fino a 30 anni.

È quanto previsto da alcuni emendamenti relativi all’art. 13 del decreto Liquidità (D.L. 23/2020), approvati nella seduta del 20 maggio 2020 dalle Commissioni riunite Finanze e Attività produttive della Camera dei deputati.
Per i prestiti bancari a garanzia delle operazioni di finanziamento con l’Eurosistema sono arrivate le misure adottate dalla Banca d’Italia in risposta all’emergenza coronavirus. In un comunicato di Via Nazionale, si legge: “In seguito alle misure di allentamento dei criteri di idoneità delle garanzie adottate il 7 aprile in risposta alla crisi economica e finanziaria causata dalla pandemia, il consiglio direttivo della Bce ha approvato la prima serie di misure di ampliamento dello schema temporaneo della Banca d’Italia relativo ai prestiti bancari aggiuntivi (Additional credit claims, Acc). Le misure introdotte mirano a supportare il credito alle piccole e medie imprese e a favorire l’accesso delle banche italiane alla liquidità offerta dall’Eurosistema. Potranno essere conferiti in garanzia i prestiti assistiti dalle garanzie introdotte dal decreto liquidità per far fronte all’emergenza Covid-19 rilasciate da Sace e dal Fondo per le Pmi. Lo scarto di garanzia applicato a ciascun prestito terrà conto sia del rating del garante, per la percentuale di copertura della garanzia sull’importo complessivo del prestito, sia del rating del debitore (se idoneo e disponibile) per la parte non garantita”.

La Banca d’Italia fa anche presente: “Via libera anche per i prestiti erogati alle imprese per i cui debitori è disponibile solo la valutazione statistica, priva cioè dell’analisi qualitativa, prodotta dal sistema interno della Banca d’Italia di valutazione della qualità creditizia (Icas), anche se singolarmente conferiti in garanzia (finora queste valutazioni erano usate solo per i prestiti conferiti all’interno dei portafogli di crediti alle imprese)”.
L’Istituto di Via Nazionale continua: “Potranno essere conferiti poi i prestiti all’interno dei portafogli di crediti alle imprese, a prescindere dalla probabilità di insolvenza (Pd) attribuita al debitore (viene, pertanto, eliminato il limite di Pd massima, attualmente pari al 10%) e i prestiti erogati sotto forma di factoring pro solvendo, e non solo di factoring pro soluto come finora possibile, sia nello schema ordinario sia in quello temporaneo degli Acc”.

Infine Bankitalia avverte: “Resta fermo che possono essere conferiti in garanzia solo i prestiti performing sia all’atto del conferimento che durante tutta la durata dello stesso”.
Le nuove disposizioni entreranno in vigore il 25 maggio e saranno applicate fino a settembre 2021. Entro questa data, il consiglio direttivo della Bce valuterà la loro proroga per assicurare un’adeguata disponibilità di garanzie per le controparti, anche considerando che è attualmente previsto che gli schemi Acc nazionali restino in vigore fino a marzo 2024.
Per quanto riguarda i mini prestiti, si applica la lettera m), comma 1, dell’art. 13 del decreto Liquidità (D.L. n. 23/2020).

Secondo la disciplina attualmente in vigore, il Fondo garanzia PMI rilascia una copertura pari al 100%, sia in garanzia diretta che in riassicurazione, sui nuovi finanziamenti concessi in favore di piccole e medie imprese e di persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni la cui attività d’impresa è stata danneggiata dall’emergenza Covid-19.
Il numero di domande di garanzia sui prestiti al Fondo per le Pmi è in aumento. Intanto, i clienti delle banche stanno segnalando alla Commissione bicamerale d’inchiesta e Bankitalia i punti deboli della procedura riservata ai tagli sotto i 25 mila euro: lungaggini, istruttorie ordinarie sul merito creditizio in luogo dell’approvazione quasi-automatica, una extra-documentazione richiesta.
Secondo i dati aggiornati dal Mediocredito centrale, le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia dal 17 marzo al 20 maggio, sono già 303.714 per un importo di oltre 13,8 miliardi. Di queste domande, 301.240 sono quelle che riguardano le misure d’emergenza attivate dai decreti Cura Italia e Liquidità, per un importo di oltre 13,5 miliardi.

In dettaglio, i finanziamenti fino a 25 mila euro garantiti integralmente dallo Stato rappresentano 271.314 operazioni per un importo di quasi 5,7 miliardi di euro per i quali l’intervento del Fondo è concesso automaticamente e possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore.
L’Abi ha segnalato che la crescita è in progressione (lunedì scorso le domande erano 268 mila per 12 miliardi) e ha ringraziato i lavoratori per l’impegno svolto anche nei giorni festivi.
Per valutare quanti siano nel complesso le domande di garanzia, in attesa di dati puntuali sulle erogazioni effettive e sulle richieste di credito giacenti, si può fare un richiamo a quella che era la stima dell’Ufficio parlamentare di bilancio del complesso delle persone fisiche e delle società di capitali interessate. L’Upb indicò in audizione sul testo che si sarebbero potuti attivare attraverso il Fondo fino a un massimo di 502 miliardi di garanzie, di cui quasi 46 miliardi (per oltre 4,4 milioni di beneficiari) sarebbero relative ai prestiti di importo fino a 25.000 euro. Alla base di questi numeri si avanzava “l’ipotesi poco plausibile che tutte le imprese e i lavoratori autonomi facciano richiesta di prestiti garantiti per l’importo massimo consentito e che le banche accordino tali prestiti a tutti i soggetti, con l’eccezione di quelli con basso merito di credito. Nella realtà la situazione sarà diversa. Da un lato, non tutti i soggetti coinvolti saranno interessati a ricevere i prestiti garantiti per l’importo massimo consentito in considerazione anche del fatto che poi questi prestiti dovranno essere ripagati in sei anni. Dall’altro lato, le banche concederanno prestiti, sebbene garantiti ampiamente o totalmente dallo Stato, soltanto dopo adeguate istruttorie ai soli prenditori con un adeguato merito di credito. Tali considerazioni portano a ridimensionare il livello massimo di garanzie che potrebbe essere richiesto e il conseguente impegno finanziario a carico del bilancio dello Stato nei prossimi anni”.

Insomma, la platea sarebbe stata sovrastimata in misura eccessivamente distante dai numeri delle domande arrivate e processate dal Mcc, a partire dal 17 aprile quando si iniziò con le procedure.
Il Prof. Andrea Boitani, docente alla Cattolica, su ‘lavoce.info’, ha fatto qualche considerazione sul tema. Ha parlato di una platea potenziale di 2-2,5 milioni di imprese. Perché allora questa differenza considerando che il fattore temporale è stato da tutti rilevato come importantissimo? Andrea Boitani ha ribadito il problema della farraginosità delle regole, in particolare per quel che riguarda la responsabilità che resta in capo ai bancari per l’erogazione di credito, qualora questo poi si trasformi in insolvenze con strascichi penali.
Possibile che sia una misura che non ha appeal per le imprese? Secondo Boitani sarebbe difficile stabilirlo: “O c’erano tasche profonde, e piene, di cui non sospettavamo nulla. Oppure non si capisce perché le imprese, che storicamente in Italia dipendono dal credito bancario, abbiano scelto di precludersi quel canale proprio in un momento di difficoltà, soprattutto le più piccole che non hanno alternative di finanziamento”.
Sembrerebbe, dunque, che se il cavallo non beve non sia per assenza di sete, ma per la difficoltà ad arrivare all’acqua.

Il tema della responsabilità agli sportelli è stato più volte sottolineato anche da Abi e Bankitalia. Su di esso si stanno studiando interventi, invocati ancora oggi dalla Fabi che chiede lo scudo penale per i direttori delle filiali. Mentre le banche e il Mcc proseguono il lavoro per sbrigare le pratiche, infatti, alle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera si sta mettendo mano agli emendamenti sul dl ‘Imprese’ che introduceva i prestiti garantiti.
Il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta, ha spiegato: “Nella serata di mercoledì il Parlamento ha approvato una riformulazione del Governo a diversi emendamenti, che prevede di innalzare da 25 a 30.000 euro i prestiti per le Pmi, garantiti al 100% dallo Stato, e di aumentare il periodo di rimborso da 6 a 10 anni. Il testo dell’emendamento prevede che alla misura potranno accedere, con una semplice richiesta, anche coloro che hanno già ottenuto in questi giorni un prestito garantito. La durata è stata allungata fino a 30 anni per i prestiti fino a 800 mila euro con la garanzia statale dell’80% che può diventare 100% con il contributo dei Confidi”.

All’indomani è stato dato il via libera alla ‘dichiarazione sostitutiva per le richieste di nuovi finanziamenti’, limitata a sei informazioni rese sotto la propria responsabilità da chi richiede il prestito. Dovrebbe essere un modo per tagliare i tempi e sgravare di responsabilità di controllo gli istituti che tuttavia non sono esentati dall’osservanza del Testo Unico della Legge bancaria in merito agli adempimenti dovuti preventivamente alla concessione di un fido bancario ed all’erogazione di mutui e prestiti. Tramite la dichiarazione sostitutiva il titolare dell’impresa dichiara che l’attività è stata interrotta per l’emergenza Covid-19, che i dati forniti sono veritieri e completi, che il finanziamento coperto dalla garanzia è richiesto per sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che sono localizzati in Italia, che non sia oggetto di provvedimenti cautelari; che non abbia una condanna definitiva per evasione fiscale. Tra le novità emerge che il titolare o il rappresentante dell’impresa deve dichiarare di essere consapevole che i finanziamenti saranno accreditati esclusivamente sul conto corrente dedicato. Per la prevenzione dei tentativi di infiltrazioni criminali, l’emendamento rinvia i controlli a un protocollo d’intesa tra ministero dell’Interno, ministero dell’Economia e Sace. Si confermano gli obblighi dettati dalla normativa antiriciclaggio e il testo chiarisce quanto segue: “Per la verifica degli elementi attestati dalla dichiarazione sostitutiva il soggetto che eroga il finanziamento non è tenuto a svolgere accertamenti ulteriori rispetto alla verifica formale di quanto dichiarato. Norma che si intende estesa anche ai finanziamenti erogati dal Fondo”.

Tra le altre modifiche: anche gli agenti di assicurazione, i subagenti e i broker potranno accedere ai prestiti garantiti dal Fondo di garanzia centrale per le Pmi.
Gli enti del Terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, esercenti attività d’impresa o commerciale anche in via non esclusiva o prevalente o finalizzata all’autofinanziamento, rientrano tra i destinatari del Fondo di Garanzia per le Pmi, con una quota a loro dedicata di 100 milioni di euro. Sarebbero finanziabili anche le operazioni di factoring (le fatture si emettono se si svolge la fornitura di prodotti o servizi. Se ciò non è avvenuto per la temporanea chiusura delle attività, mancherebbe la materia prima per l’accesso a tale forma di credito).
Se i meccanismi procedurali sono così farraginosi come rimarcato dal Boitani, per primi se ne accorgono i clienti.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha detto: “Il sistema bancario, che pure sta offrendo la sua collaborazione, può e deve fare di più”. Sui tempi di erogazione dei crediti secondo le misure previste dai dl sulla liquidità, per prestiti rapidi Conte ha riferito: “Mi giungono molte segnalazioni che nella maggior parte dei casi questo non sta avvenendo”.
La sollecitazione di Conte attualmente non può avere gli effetti sperati perché non si possono ignorare le norme procedurali esistenti in materia di credito che non sono stati derogati con i provvedimenti di emergenza da Covid-19. Segnalazioni che sono state collezionate anche da Bankitalia, tramite l’helpdesk dedicato, e dalla Commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario, presieduta da Carla Ruocco, che ne ha trasmesse 1.500 alla Vigilanza. Trattando questi casi, via Nazionale ha creato una specie di cahier de doléances delle persone che hanno richiesto alle banche i finanziamenti fino a 25 mila euro. Si sono lamentate nell’ordine: per l’apertura di un’istruttoria ordinaria e non semplificata sul merito creditizio (26%), per le lungaggini procedurali (24%), per la richiesta di documentazione aggiuntiva (21%) e per le policy aziendali che precludono l’erogazione di finanziamenti (21%). Tutte lamentele dovute agli adempimenti da applicare per i quali non ci sarebbero deroghe chiare e circostanziate.
C’è poi tutto il capitolo delle lamentele fatte dalle famiglie ed iniziate prima, dopo il varo a marzo del decreto ‘Cura Italia’ per le moratorie. Le famiglie, nella stragrande maggioranza dei casi (70%), si sono lamentate per la mancata sospensione del mutuo prima casa e in particolare per l’addebito della rata successiva alla richiesta. La tendenza delle lamentele è tuttavia in calo nelle ultime settimane e Bankitalia segnala che c’è un’ampia porzione di reclami non attribuibili all’insoddisfazione per i servizi resi dalle banche quanto dal fatto che la legge non abbia ricompreso nelle moratorie il credito al consumo e i mutui per la ristrutturazione delle seconde case.

Nel frattempo, chi è rimasto fermo per più di due mesi sta cercando di recuperare gli utili venuti meno in quel periodo. Così stanno aumentando i prezzi dei servizi svolti e di quelli delle merci in vendita nei negozi. Di conseguenza, i mancati utili e gli oneri d’impresa vengono traslati sui consumatori determinando una spinta all’inflazione. Poi, se pensiamo che sono previsti aiuti a fondo perduto, che pure graveranno sulla collettività, appare evidente che il costo finale dell’emergenza per il Covid-19 graverà doppiamente sui consumatori determinando un nuovo trasferimento di ricchezza dalle famiglie ai commercianti, imprenditori e lavoratori autonomi.

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply