mercoledì, 27 Gennaio, 2021

Covid, l’Onu fa il punto sulla pandemia

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Si sta svolgendo all’Onu il vertice virtuale sulla pandemia, con l’obiettivo di fare pressione per un’azione globale che affronti l’emergenza e le sue conseguenze senza precedenti su società, economia, lavoro e viaggi. Al summit, iniziato ieri e che si concluderà oggi, partecipano con video-registrati circa 100 capi di stato e di governo e ministri dei paesi membri. Per l’Italia ci sarà il messaggio del premier Giuseppe Conte.

Il presidente dell’Assemblea Generale, Volkan Bozkir, ha detto: “La sessione speciale di alto livello: un momento storico e un test per il multilateralismo che sarà definito dalla nostra azione collettiva su una delle questioni più critiche del nostro tempo”.
Nel suo recente appello per un cessate il fuoco globale, il Segretario Generale António Guterres ha sottolineato: “Donne, bambini, persone con disabilità, emarginati e rifugiati, oltre che a pagare il ​​prezzo più alto durante le guerre, sono tra quelli più a rischio durante la crisi scatenata dal COVID-19 che è un nemico comune che non fa distinzioni tra nazionalità, gruppi etnici, credo religiosi e fazioni. Li attacca tutti, indistintamente e senza tregua”.
La Relatrice Speciale dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità, Catalina Devandas Aguilar, ha sottolineato: “A oggi ben poco è stato fatto per informare le persone con disabilità, fornendo loro indicazioni utili su come affrontare la pandemia. Le persone con disabilità si sentono lasciate indietro. Le misure di contenimento, come l’allontanamento sociale e l’auto-isolamento, non sono praticabili da coloro che si affidano al sostegno degli altri per mangiare, vestirsi e fare il bagno. Questo sostegno è fondamentale per la loro sopravvivenza e gli stati devono adottare ulteriori misure di protezione sociale per garantire il sostegno, rispettando la sicurezza, durante la crisi”.

La Relatrice Speciale, ha aggiunto: “L’accesso ad aiuti finanziari è fondamentale anche per ridurre il rischio che queste persone e le loro famiglie si impoveriscano e aumenti ancor più la loro vulnerabilità”.
In una nota dell’UNICRI si legge: “Oggi in molti paesi si stanno adottando protocolli per decidere chi può accedere alla terapia intensiva. Oggi più che mai dobbiamo ricordare che anche durante una crisi di dimensioni così catastrofiche, nessuno deve essere lasciato indietro. Al personale sanitario, già allo stremo in molti paesi, viene chiesto di affrontare un dilemma morale così devastante. Oggi ricordiamoci più che mai che molti possono aiutare e che è il momento di dimostrare attraverso la cooperazione internazionale, la riconversione industriale e le nuove tecnologie, che la disponibilità di un respiratore non può azzerare la nostra umanità. Persone con patologie e disabili hanno una speranza di vita e devono poter essere aiutate come ogni altro cittadino della nostra comunità globale. La crisi globale alla quale stiamo assistendo metterà a dura prova i principi e i valori di convivenza e cooperazione che connotano una società avanzata. È fondamentale rispondere alla paura e all’incertezza attraverso la solidarietà, la trasparenza e la condivisione di un obiettivo comune: sconfiggere il virus uniti senza discriminare. Non lasciare che le conseguenze della pandemia erodano le basi del dialogo e della coesione sociale, che rappresentano le basi per la pace e lo sviluppo dei popoli”.
UNWOMEN, in un comunicato fa notare che le donne stanno dando un contributo essenziale per affrontare l’emergenza e sono colpite molto duramente per quanto riguarda la loro salute e gli aspetti economici e sociali dell’epidemia.

La Direttrice di UNWOMEN, Phumzile Mlambo-Ngcuka, ha dichiarato: “In tutto il mondo le donne rappresentano il 70% dei lavoratori che in questo momento sono in prima linea per fare fronte all’emergenza, sia nel settore sanitario che in quello sociale: medici, infermieri, assistenti domiciliari, addetti alle pulizie e personale delle lavanderie. Abbiamo bisogno di strategie per mitigare l’impatto sulla salute e quello economico dell’epidemia di COVID-19. Strategie che rafforzino la resilienza delle donne”.
UNWOMEN ha sviluppato un documento che prevede cinque azioni che i governi dovrebbero intraprendere per ridurre l’impatto della crisi ed elaborare risposte efficaci. Ha inoltre rimarcato l’importanza di proteggere coloro che sono a rischio di violenza domestica durante il periodo di quarantena, lodando il lavoro di quei paesi che già hanno messo a punto rifugi per le donne che possono subire abusi.
In una nota l’UNICRI manifesta preoccupazione: “Molte risorse indirizzate a far fronte a questa crisi globale saranno distolte dalla protezione dei segmenti della popolazione più vulnerabili. In questo periodo è fondamentale non abbassare la guardia rispetto al rischio di violenza domestica, sfruttamento di giovani e donne migranti e di coloro che sono più esposte a forme di abuso da parte della criminalità organizzata e dei gruppi terroristici”.

Secondo l’Unicef: “Le conseguenze negative della pandemia di COVID-19 colpiscono anche i più giovani. Maltrattamenti, violenza di genere, sfruttamento, ed esclusione sociale potrebbero aumentare nei prossimi mesi, mettendo a rischio la sicurezza e il benessere di centinaia di milioni di bambini in tutto il mondo”.
L’UNICEF sta chiedendo ai governi di garantire la sicurezza dei minori in questa fase critica. Insieme ai suoi partner dell’Alleanza per la Protezione dell’Infanzia, ha pubblicato una serie di linee guida per sostenere le autorità e le organizzazioni competenti nella protezione dei bambini a tutti i livelli. Inoltre, ha sottolineato: “L’emergenza dovuta alla carenza di medicine (in particolare vaccini) dovuta anche alla riduzione dei trasporti (soprattutto aerei) e alle restrizioni commerciali che maggiormente impattano sui paesi in via di sviluppo. Con il progredire della pandemia i servizi salvavita saranno sempre meno disponibili, specialmente in Africa, Asia e Medio Oriente. I più esposti saranno i bambini più poveri nei paesi colpiti dai conflitti e dai disastri naturali”.
Secondo l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU), le persone anziane sono tra quelle che maggiormente risentono dell’isolamento mentre il distanziamento sociale diventa rapidamente un obbligo in molti Stati. L’ITU suggerisce una serie di strumenti per evitare la solitudine degli anziani in questo periodo di emergenza.

In tal senso, l’ITU ha sviluppato un programma di inclusione digitale per ampliare la soglia di accesso alle nuove tecnologie da parte di segmenti della popolazione, diversi e con capacità informatiche differenti.
Anche su questo tema, in una nota dell’UNICRI, si legge: “Durante una crisi che vede la popolazione anziana più esposta ai rischi di complicazioni mediche, è fondamentale garantire servizi di assistenza e consultazione dedicati e gestiti a livello centrale, anche attraverso il prezioso sostegno delle ONG, per ridurre la possibilità di frodi e reati da parte di gruppi criminali”.
Il Network dell’ONU sulla Migrazione (United Nations Network on Migration) ha ribadito che il COVID-19 non discrimina nessuno ed ha richiesto che i migranti, indipendentemente dal loro stato giuridico, siano inclusi negli sforzi per ridurre gli effetti prodotti dal virus. I migranti devono essere visti come potenziali vittime ma anche come parte integrale della risposta pubblica alla pandemia. È di fondamentale importanza che tutte le autorità facciano gli sforzi necessari per affrontare e prevenire la discriminazione, la xenofobia e gli atti violenti verso persone ritenute erroneamente responsabili del contagio.
Emergono dalla riunione dell’Onu i diritti umanitari e la necessità della loro applicazione.

 

Salvatore Rondello

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