mercoledì, 30 Settembre, 2020

COVID-party di una gioventù “ribelle senza causa”

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In America si sono sempre anticipati i tempi delle mode sociali. E’ dalla seconda metà del Novecento che, grazie all’esplosione del benessere, i giovani hanno potuto battere il tempo della contestazione. Le ragioni delle contestazioni giovanili sono state discusse più diffusamente subito dopo la seconda Guerra mondiale, che gli americani, nell’immaginario collettivo e non solo, vinsero per tutti noi.
Per certi versi riuscirono, come sempre, d’altronde, ad apparire protagonisti delle forze del bene che vincevano sulle forze del male. Una volta le “giacche blu” avevano la meglio sulle “giacche grigie” (dopo una Guerra Civile che non ebbe eguali nella storia del pianeta) e negli anni Quaranta portarono una rinnovata speranza nel mondo, annientando il Nazifascismo.
Siamo a metà degli anni Cinquanta (1955), quando le sale cinematografiche si affollano di persone che vanno ad assistere ad uno dei film più rappresentativi sul fenomeno della ribellione sociale: Gioventù bruciata.
Il protagonista, Jimmy Dean, diventa l’immagine di quel periodo e rimane nei cuori degli spettatori soprattutto perché poco dopo muore in un incidente stradale a bordo della sua Porsche 550 spider. Viene ricordato come un seguace della filosofa del carpe diem, la quintessenza della stessa gioventù statunitense. Tra gli ispiratori della pellicola “Sulla strada” di jack Kerouac, l’icona della Beat generation.
Oggi, nell’universo della rete, tutto diventa mito in pochi secondi e in pochi secondi quel mito muore. Ma in quel tempo infinitesimale il danno che arreca un determinato messaggio è numericamente sconvolgente rispetto ad un film o un libro di solo qualche anno fa. Poi, quando ci si accorge che è letale non c’è già più nessuno che lo racconta, perché in un baleno si è passati ad un altro messaggio.
Mi riferisco alla notizia di un gruppo di giovani, nello Stato dell’Alabama (in America), che pare abbia invitato scientemente persone infette da coronavirus, scommettendo su chi si ammala per primo. Un po’ come il “varicella party” degli antivaccinisti, ricordare? Ora si sta facendo di molto peggio negli Stati Uniti.
Infatti, alcuni studenti hanno organizzato una gara davvero originale: una festa apposita invitando persone ammalate di COVID-19, dove ognuno di loro ha messo una posta in danaro e chi si contagia per primo si aggiudica tutto il cucuzzaro.
Una cuccagna dove si vince solo la noia del benessere. Un po’ la stessa gara mortale dei protagonisti del film” Gioventù bruciata”, che si sfidavano correndo con l’auto verso il burrone dove vinceva chi si fermava più vicino al precipizio, fin quando qualcuno non morì sul serio. Col gioco del COVID-party, invece, i morti rischiano di diventare moltissimi.

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Riguardo l'Autore

Angelo Santoro

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