domenica, 5 Aprile, 2020

Craxi: un leader della sinistra riformista

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Domenica 19 gennaio ad Hammamet c’erano tante persone, ma è stata notata la mancanza di una delegazione ufficiale del più importante partito di sinistra, il PD. Il motivo è che sono passati 20 anni dalla morte di Bettino di Craxi e c’è oggi una nuova attenzione alla sua figura personale e politica, ma permane ancora un pesante ricordo: il ricordo di quella che Luciano Violante definisce – riferendosi alla operazione ‘Mani pulite’ degli anni ’90 – «un’ossessiva campagna dei mezzi di comunicazione che sosteneva le indagini, creando un consenso popolare vendicativo ed entusiasta che trasformava i magistrati da potere dello Stato in rappresentanti della società». Si noti che Violante è stato un influente magistrato e poi parlamentare di sinistra, ma meditando su quella stagione nel giugno 2019 ha steso parole schiette dichiarando che «nella magistratura cominciò a manifestarsi un sentimento di privatizzazione della funzione, una concezione proprietaria dei poteri, una amnesia delle responsabilità morali e sociali connesse a quel ruolo»: termini tanto impegnativi che seppelliscono sotto un discredito duraturo quell’operazione inquisitoria.

Sono considerazioni fatte da un personaggio di sinistra, eppure la sinistra ufficiale è ancora latitante sull’argomento, anche se avrebbe molti elementi per una revisione della sua ostilità verso Craxi, a partire dalla valorizzazione – finora invece assolutamente evitata – di quanto sostenuto da un insospettabile magistrato come Gerardo D’Ambrosio, viceprocuratore di Milano, che in una intervista del 23 febbraio 1996 dichiarò: «La molla di Craxi non era l’arricchimento personale, ma la politica». Invece si è preferito dipingerlo come un «ladro a fini personali», quando invece quei finanziamenti ricevuti da tanti partiti servivano principalmente a sostenere la competizione politica sempre più costosa, ed era una pratica seguita in tutte le democrazie, ad esclusione ovviamente dei Paesi autoritari dove è escluso il confronto fra forze diverse.

Ci sarebbe da fare un inciso sul fervore estremo attorno a quella che venne definita «la madre di tutte le tangenti»: 140 miliardi di vecchie lire riservate da Enimont ai partiti. Questa cifra, pur notevole, ci permette di fare una comparazione con quanto avviene in altri contesti democratici non solo europei: in America la campagna elettorale per una delle ultime elezioni presidenziali ammontò all’equivalente di circa 10.000 miliardi di vecchie lire, dunque ci sarebbe voluto l’importo di decine e decine di quella «madre di tutte le tangenti» per affrontare le spese di una sola elezione! Ma lì ci sono tantissime aziende private che sono pronte alla bisogna: la National Rifle Association, che si occupa delle armi, è considerata la lobby più influente e versa ‘regolarmente’ immani somme alla politica come Coca-Cola, Amazon, Google, Microsoft… Sarà dunque tutto ‘regolare’, solo perche quelle aziende «registrano» i versamenti? O non sarebbe meglio che vi fosse un più forte finanziamento pubblico all’attività politica, per evitare influenze di sorta? È un discorso vecchio e ampio: qui lo si accenna per provocare, forse, qualche stupore.

E ci sarebbe da fare un altro inciso sulla permanente demonizzazione del Craxi ‘latitante’: siamo in tanti ad essere digiuni di storia, soprattutto dei suoi dettagli. Eppure andrebbe ricordato che il latitante più illustre fu addirittura il padre della nostra lingua, Dante Alighieri, ai tempi priore di Firenze. «Fu giudicato colpevole di aver ricevuto denaro in cambio dell’elezione dei nuovi priori, di aver accettato percentuali indebite per l’emissione di ordini e licenze e di aver attinto dal tesoro di Firenze più di quanto correttamente dovuto», come testualmente riporta la ricerca di Carlo A. Brioschi «Breve storia della corruzione». Dante, ‘ghibellin fuggiasco’, non si presentò al processo – si difese dunque dal processo – e fu condannato in contumacia: se fosse entrato nel territorio fiorentino «sarebbe stato mandato al rogo; fu così che a 37 anni Dante intraprese la strada dell’esilio», anzi della ‘latitanza’ come direbbero gli odierni giustizieri. La storia non si è mai soffermata sulle ‘ladrerie’ di Dante, preferendo naturalmente dare spazio alle somme qualità letterarie del Poeta: è il problema ricorrente dello scarto tra verità giudiziale immediata – spesso influenzata da feroci rivalità – e verità storica: le sentenze risentono delle contese umorali del momento, poi ci vogliono storici imparziali e distaccati dai giudizi contingenti per scrivere la storia più vera. Storici che verranno anche per Craxi e per i socialisti – si parva licet – soprattutto per quelli solitari ma coerenti che ancor oggi militano nel Psi.

Tuttavia già in questi anni altre personalità insospettabili – al pari di D’Ambrosio e Violante – hanno parlato chiaro a favore di Craxi e addolora che il PD lasci alla destra la possibilità di incunearsi tra le memorie craxiane, quando dovrebbe essere ricordato – ma anche qui lo si dimentica volutamente – che le berlusconiane reti Mediaset tra il 1992-94 fecero un tifo sperticato contro i socialisti, tanto che Rete 4 trasmetteva ‘Mani pulite’ minuto per minuto; e poi per il primo governo Berlusconi venne addirittura contatto il magistrato Di Pietro per proporgli il ministero degli Interni! Invece sarebbe naturale ribadire il profilo riformista di sinistra di Craxi, e anche il PD potrebbe farlo sulla scia di quanto osservato da suoi singoli esponenti. È stato Piero Fassino nel suo libro del 2003 «Per passione» a definire Craxi «uomo profondamente di sinistra», aggiungendo in schietta autocritica che «il Pci negli anni ’80 non appare capace di affrontare il tema della modernizzazione dell’Italia, spingendo così ceti innovatori e produttivi verso chi, come Craxi, dimostra di comprenderli». Altro che criminale!

E tutt’altro che uomo pronto a porsi nella mani di una deriva di destra, secondo l’affermazione di taluni; un altro ex dirigente comunista come Claudio Petruccioli la considererà solo una malevola insinuazione: in una intervista alla rivista “Mondoperaio” del gennaio 2012 dichiarerà che «Craxi è sempre stato un uomo della sinistra». E anche tra i più capaci: il suo governo – asserirà un leader storico del PCI come Emanuele Macaluso in una intervista a “La Stampa” del 21 gennaio 2006 – va considerato «fra i migliori che abbia avuto l’Italia».

Aggiungiamo ora che il regista del celebrato film ‘Hammamet’ conferma, rispetto a chi per polemica o per satira vorrebbe piegare ‘a destra’ la figura di Craxi (notissimi gli stivaloni fascistoidi fattigli indossare da Forattini), di aver «sempre pensato che il partito di Craxi fosse un partito di sinistra»: non a caso vennero sostenuti in tante parti del mondo movimenti di resistenza e liberazione, dai quelli iberici e cileni sotto le dittature, ai palestinesi, ai dissidenti sovietici, a Solidarnosc, tanto che Craxi nel 1990 venne nominato rappresentante personale del Segretario ONU.
Quale promemoria trarre per il nostro futuro? La società civile e la politica democratica dovranno impedirne il ripetersi di operazioni inquisitorie squilibrate, se vorranno costruire un futuro migliore per tutti.

Nicola Zoller

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