venerdì, 21 Febbraio, 2020

Craxiani smemorati
e massimalisti impenitenti

9

Senza identità non c’è partito. L’identità è fatta di passioni condivise e di posizioni politiche che si assumono nel tempo. Quelle decisioni tracciano il profilo di una storia politica. Dal dopoguerra, la posizione socialista in merito alla ‘seconda Camera’ non è mai cambiata. Riassumo.
1946. Il progetto costituzionale elaborato dai giuristi socialisti guidati da Massimo S. Giannini è chiaro: Senato rappresentativo delle Regioni. La sottocommissione della Costituente fa sua la proposta. Colpiti dalla ‘sindrome del tiranno’, Dc e Pci si orienteranno poi sul bicameralismo perfetto. Nelle stesse ore Calamandrei presenta la proposta per conferire maggiore autorevolezza al capo dell’esecutivo e al governo. Bocciata.
Trent’anni dopo, nel progetto per l’alternativa socialista, Amato rilancia: superare il bicameralismo perfetto e rafforzare l’esecutivo. La Grande Riforma è dietro l’angolo.

1982. Conferenza di Rimini.Nella seduta ‘Rinnovare le istituzioni’, il relatore Federico Mancini sostiene: ‘…abbandonare il bicameralismo
perfetto, puntare a una seconda camera diversificata, designare il leader in sede pre-elettorale e obbligare il Capo dello Stato a nominare Presidente del Consiglio il leader dell’alleanza maggioritaria’. Efficace. E subissato dagli applausi. Enzo Cheli, un’ora dopo, parlerà di una ‘Camera legislativa’ e di una ‘Camera del controllo’ diversificata nella selezione (sic!) del personale politico con presenza anche di tecnici.

Nel 1985 la Commissione Bozzi chiude i suoi lavori proponendo bicameralismo differenziato di stampo regionale, limiti al voto segreto, rafforzamento del ruolo del capo del governo. Il Pci, contrario, non partecipa alla votazione finale. Passano una quindicina d’anni e Boselli sottoscrive il programma dell’Ulivo: Camera delle Regioni (nello schema attuale!). La verità è noiosa, ma questa è la storia.
Doppia sottolineatura: in questi anni si è solo rafforzata l’esigenza di un approdo al bicameralismo strabico (lo abbiamo riproposto proprio noi nel congresso di Fiuggi) – decisioni più rapide, stabilità del governo, continuità delle decisioni; la riforma attuale va migliorata non per togliere forza alla maggioranza ma per dare più voce all’opposizione – dunque al controllo – e per rappresentare meglio gli istituti regionali e locali. Il modello cui stiamo lavorando con i nostri emendamenti è il Bundesrat. Un autunno vivo, insomma. Senza foglie morte.

Craxi cercava di bilanciare l’autorità dell’esecutivo con l’onnipotenza delle Camere. Oggi il problema non è più questo, ma restano tre nodi.
La tendenza a un tripolarismo che rende ardua la vita parlamentare.
Lo spappolamento dei partiti e la loro scomposizione in gruppi e sottogruppi nelle assemblee.
I governi europei, e non solo, spesso a rimorchio di altre istituzioni e di altri poteri.
Hic Rhodus, hic salta.

Riccardo Nencini

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply